Raymond Queneau, una poesia: L’instant fatal

Böcklin -The-Island-of-the-Dead
Arnold Böcklin, L’isola dei morti (prima versione)

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Raymond Queneau, una poesia: L’instant fatal 

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Traduzione di M.Fresa. Tratta dal blog L’Ombra delle Parole al quale si rimanda per la versione in lingua originale e per gli approfondimenti

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L’ora fatale

Quando noi riluttanti penetreremo a forza
entro il regno dei morti

e ci avremo le verruche e i pidocchi e i nostri cancri
proprio come ce l’hanno i morti

quando noi scenderemo sotterra con il naso turato
a raggiungerli i morti

gustate che avremo le funebri onoranze
delizie rinfrescanti per i morti

quando coi denti molli morderemo la polvere
sbriciolata dalle ossa dei morti

e ci avremo le orecchie tappate e il muso intinto nella birra
nel “Bar delle bare”- ritrovo dei morti

quando il corpo sarà sfiancato dagli sforzi midollari
che slombano i morti

col cervello poverello bucherellato come ’na groviera
specialità della casa dei morti

quando il coso sarà moscio e tutti i pezzi fuori uso
non si scopa tra i morti

e la schiena sarà gibbosa e la carcassa deforme
mica gli piace lo sport ai morti

andremo a trovare i vermoni e gli insetti
che si mangiano i morti

trascinandoci la bara fino alla nostra ultima stazione
là dove bofonchiano i morti

quando le bizzoche avranno recitato le dieci avemaria
che rassicurano i morti

e quando avremo rimesso le nostre cause alle carte notarili
che li escludono i morti

legando i nostri beni come i nostri inventari
eccoli qua i bagagli dei morti

ai sopravvissuti che infreddoliti come noi già fanno eccì
ma il naso gli cola molto di più, ai morti

Quando noi riluttanti penetreremo a forza
entro il regno dei morti

insomma ci toccherà come lugubri lumiere
spegnerci proprio come fanno i morti

d’improvviso chiuderemo di scatto il circuito della vita
e allora così ci aggregheremo ai morti

e le nostre famose ultime volontà noi le faremo
abbrustolire sopra il fuoco dei morti

e tu ti rivedi bimbetto e sorridi alla terra
che fa da coperchio ai morti

e sorridi al cielo tutto azzurro tutto luci
dimenticato dai morti

e sorridi agli spazi increspati del mare
che inghiotte in un boccone i morti

e sorridi alla fiamma la dolcissima incendiaria
si sbriciolano in cenere i morti

ti sorride la mamma ti sorride papà
eccoli qua già morti

e i cuginetti e i micetti e i nonni e le nonne
non dirmi che non lo sai che sono tutti morti

e il buon cagnetto Empy e il cagnolino Dudù
i morti fanno Bubù e Bubù

e non sono meno morti i suonati professori
della tua giovinezza sono da tempo belli che morti

e amen per il beccaio amen per la tabaccaia
è una città di morti

e poi eccoti là ragazzo e allora vai alla guerra
dove trovi un esercito di morti

e poi ti sposi e metti al mondo
chissà quanti futuri morti

con lo stipendio mica male tu vivi e già prosperi adesso
sulla pelle dei morti

ed eccoti canuto e allargato e panciuto
tu che detesti i morti

e ti prendono i malanni e gli acciacchi miserabili
ti preoccupano i morti

tossendo e tremolando a poco a poco tu degeneri
già ti avvicini ai morti

fino al dì che poi sarai fottuto e senza scampo e allora
con riluttanza giù ti ficcheranno poi tra i morti

intento a percepire la prima sensazione
che non è per i morti

alla fine ti piacerebbe recuperare la memoria di tutto
perché ti possa separare dai morti

lodevole proposito! giusto lavorìo! coscienza esemplare
di cui sorridono i morti però

perché sempre l’ora fatale ci distrarrà verrà

*

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9 thoughts on “Raymond Queneau, una poesia: L’instant fatal

  1. Mi ha attratto la particolare scelta del traduttore di rendere questi versi così vicini, così pratici da lasciare un sorriso sulle labbra, come forse sarebbe giusto, nel caso dell’argomento trattato. In fondo si vive sempre col pensiero di quella fatale ora – dimenticando però che, quando essa sarà in atto noi non ci saremo più – e, dunque, perdendo di vista il momento presente, quello della vita…

    grazie a Giorgio Linguaglossa che mi dà la possibilità di condividere dal suo blog e di imparare ogni volta qualcosa in più con le sue note a commento degli articoli.

  2. Dire Quessy non è dire Queneau / Però Queneau / fa no nel dire sì… E potrei continuare, sì, ma no. Vi rassicuro che non lo farò.

    A parte i giochini e gli scherzi, che proprio Queneau finisce sempre per suggerirmi, sono lietissimo di leggere qui, in una traduzione che mi pare “felice”, questa poesia che non ricordavo quasi più. Andrò a cercarla fra i miei disordinatissimi libri, ma intanto dico un grazie amplissimo ad Angela e al suo Sasso.

    P.S.: mi par di ricordare che la versione III de “L’isola dei morti” fosse il quadro preferito di Adolf Hitler. E se questo è vero, non è certo colpa di Böcklin né di quanti ne ammirano l’opera.

    1. Grazie Nino, per la partecipazione! Ovviamente il merito di questa poesia non è mio, per cui felicemente lo estendo all’autore originario dell’articolo.
      Non so quale versione fosse quella preferita dal Grande Dittatore, ma sta di fatto che pare avesse buon gusto in fatto di arte….

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