Ivan Pozzoni, due poesie

ViktorOlivaAbsintheDrinker
Viktor Oliva, Bevitore di assenzio, 1901

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Ivan Pozzoni, due poesie

da Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni (Limina Mentis, 2015) 

L’atto di insubordinazione per un autore avvertito ed acuto come Ivan Pozzoni consiste in questo, nell’essere, o meglio nell’apparire, «miope e astigmatico», nello scrivere «hyperversi», nel rendersi irriconoscibile, camuffarsi, assumere maschere, giocare con la sua condizione di orfano, di ibrido, di parricida della poesia educata e forbita che ha fatto anticamera nelle sale d’aspetto del gusto corretto del conformismo. Per Pozzoni si tratta di una questione di sopravvivenza, di fare dell’autenticità una inautenticità, e di quest’ultima una dis-autenticità, secondo una strategia del funambolo, del buffone, dell’ibrido, dell’escreto, del saltimbanco di palazzeschiana memoria. Questo istinto del parricida (parricida delle istituzioni stilistiche), costituisce una invariante che attraversa tutti gli atti poetici finora attuati dall’autore dai suoi esordi fino a quest’ultima opera. Il parricida, l’escreto, il ribelle assoluto, colui che rifiuta la tradizione e la contemporaneità, colui che rifiuta la forma-poesia, che si vuole porre nella terra di nessuno, nel limen, nella chora […] per non riconoscere ad altri la legittimazione ad occupare il campo della «poesia» ormai diventata una merce satura di «bon ton», di «morale» e di «onestà» […] Per Pozzoni la poesia non può essere se non attraverso l’esperienza dell’impossibilità ad esser poesia (G. Linguaglossa).

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QUI GLI AUSTRIACI SONO PIÙ SEVERI DEI BORBONI
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L’austriaco, di vera stirpe ariana, è molto severo, non si incanta,
achtung kaputt kameraden, pretende massima flessibilità
in modo da rimettere l’Europa intera a quota Novanta,
bombarda le borse di Milano assolutamente gratis,
meglio di quanto fecero Radetzky o Bava Beccaris.
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Potremmo tentare ancora con uno sciopero del tabacco,
mischiando hashish a marijuana con distacco,
anche se non credo che funzionerebbe lo sciopero del lotto,
siamo troppo lontani dai moti del 1848,
ora l’intera nazione tira a arrivare alla mattina,
sognando di incassare un ambo o una cinquina.
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Sperando in un ritorno della dinastia Borbone
i milanesi non sono avvezzi alla rivoluzione,
scalpitano, reclamano, ti mandano a cagare,
tornando il giorno dopo in ufficio a lavorare,
non avendo l’energia dei siciliani buontemponi,
l’unica regione a statuto speciale a protestare coi forconi.
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Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni,
la Merkel tuona da Bruxelles minacciando risoluzioni
del Consiglio Europeo, in cui siedono retribuiti in modo sovrannazionale
i vari prestanome dell’una o dell’altra multinazionale,
indecisi, con rigorosità scientifica tutta teutonica,
se far fallir la Grecia o un’azienda agricola della Valcamonica.

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SCACCO ALLA SCACCHIERA
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L’intellettuale moderno non è un intelle(a)ttuale,
non acquista i volumi a cui collabora,
disprezza ogni forma di auto-finanziamento,
maneggia denaro scontento (se non sia un versamento);
tra il dire e il fare c’è di mezzo un finanziatore,
tutti intellettuali del dire, niente da fare,
nessun intellettuale del fare, niente da dire,
tutti intellettuali a giocare ai ricchioni
col buco del culo di accaniti anfitrioni.
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La casa editrice non è casa di proprietà,
è casa in affitto, in cui all’inquietante inquilino
conviene rubar le finestre e bucare il soffitto
in base al diritto d’autore, si crede umanista integrale,
mantenuto come un cane, sotto il tavolo, a tentar di arraffare,
come se due testi del cazzo scritti in cinque minuti
fossero onesto cambio a ogni rischio editoriale.
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Presto avverrà il saldo di fine stagione,
l’importante è non fare saldi nel burrone,
in un’Italia stramazzata dalla T.a.r.e.s,
finta repubblica, senz’ombra di res,
col pubblico attaccato alla canna del gas,
autori imbecilli, che vi sentite Dumas,
fallita ogni forma di microeditoria sotto i colpi dell’Imu,
inquilini di case fallite, come co-intestatari,
vi divertirete a subire la T.a.r.i,
e saran cazzi amari.

Ivan Pozzoni - Qui gli austrici sono più severi dei Borboni

Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha diffuso molti articoli dedicati a filosofi italiani dell’Ottocento e del Novecento, e diversi contributi su etica e teoria del diritto del mondo antico; collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2015 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Androgini, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino e Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni; tra 2009 e 2015 ha curato una trentina di antologie di versi. Tra 2008 e 2015 ha curato cinquanta volumi collettivi di materia storiografico filosofica e letteraria; tra il 2009 e il 2015 sono usciti i suoi: Il pragmatismo analitico italiano di Mario Calderoni (IF Press), L’ontologia civica di Eraclito d’Efeso (Limina Mentis), Grecità marginale e suggestioni etico/giuridiche: i Presocratici (IF Press), Libertà in frammenti. La svolta di Benedetto Croce in Etica e politica (deComporre) e Il pragmatismo analitico italiano di Giovanni Vailati (Limina Mentis). È con-direttore, insieme ad Ambra Simeone, de Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti; è direttore de L’Arrivista; è direttore esecutivo della rivista internazionale Información Filosófica; è, o è stato, direttore delle collane Esprit (Limina Mentis), Nidaba (Gilgamesh Edizioni) e Fuzzy (deComporre Edizioni).
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2 thoughts on “Ivan Pozzoni, due poesie

  1. Un autore dall’arguta lingua e dalla grande – immensa direbbe lui – cultura, capace di tenere banco con il più preparato e loquace dei nemici senza tacere fino a sviscerare l’ultima virgola e magari ricominciare anche!

    Mi permetto di scherzare con un amico che stimo, una persona onesta e sempre capace di dire quello che pensa e che sono contenta di ospitare qui.

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