The Pink Floyd, Wish You Were Here “40th Anniversary” – sassi sonori a cura di Giorgio Chiantini

71m0ofUWYXL._SL1300_

Pink Floyd, Wish You Were Here (1975) – copertina del disco

*

Wish You Were Here (in italiano: “Vorrei che tu fossi qui”) è il nono album dei Pink Floyd ed il secondo ad usare una tematica concettuale scritta interamente da Roger Waters, il quale evoca il suo sentimento nell’attimo in cui l’unione tra i membri della band, un tempo molto forte, era venuta a mancare, creando uno stato di vuoto e di assenza pressoché totale di comunicazione.

L’album è racchiuso tra le due lunghe sezioni della suite Shine On You Crazy Diamond, tributo all’ex membro della band Syd Barrett – il cui crollo psico-emotivo lo costrinse a lasciare la band alcuni anni prima – ricordato con affetto in frasi come: «Remember when you were young, you shone like the sun» (“Ricorda quando eri giovane, splendevi come il sole”) e «You reached for the secret too soon, you cried for the moon» (“Hai raggiunto il segreto troppo presto, hai chiesto l’impossibile”). La genesi della suite avviene in uno studio a King’s Cross a Londra, dove David Gilmour durante una prova suonò la famosa sequenza di quattro note di Shine On, una sequenza così malinconica ed evocativa che ispirò immediatamente Waters nella stesura di temi e liriche.

Oltre a parlare di relazioni umane, l’album contiene una ferocissima critica all’industria musicale: Shine On dissolve in Welcome to the Machine, ballata al confine tra psichedelia ed elettronica, che descrive con immagini vivide i meccanismi perversi e spietati dell’industria dello spettacolo. Welcome to the Machine è introdotta dall’apertura di una porta automatica (“simbolo di scoperta musicale e di progresso tradito dal mondo dello show-business, avido ed esclusivamente interessato al successo”, spiega Waters) e termina con i rumori di una festa per rappresentare la mancanza di contatti e sentimenti reali tra le persone. Have a Cigar (cantanta dall’ospite Roy Harper) mostra, invece, il disprezzo verso i leader dell’industria musicale; il testo è pieno di stereotipi legati alla superficialità e all’attaccamento al denaro senza prestare alcuna attenzione all’arte e ai valori umani. Una curiosità nel testo: «Oh, by the way, which one’s Pink?» (“Ah, a proposito, chi di voi è Pink?”) è una domanda realmente posta alla band in più di un’occasione agli inizi di carriera. Infine, Wish you were here, il brano che dà il titolo all’album, amplia lo spettro concettuale, con versi che non fanno riferimento solo alla condizione di Barrett, ma anche alla bipartizione del carattere di Waters, come idealista, così come personalità dominante.

Le ultime note che si ascoltano nell’album sono quelle del sintetizzatore di Richard Wright che accennano “See Emily Play”, uno dei singoli dei primi Floyd. Proprio quelli di Syd Barrett.

[Giorgio Chiantini]

Annunci

One thought on “The Pink Floyd, Wish You Were Here “40th Anniversary” – sassi sonori a cura di Giorgio Chiantini

  1. miglior inizio di giornata non potevo sperare!
    soprattutto rivolto a questo cielo, ormai grigio e piovoso da giorni…
    “ricorda quando […] splendevi come il sole”

    a parte l’ironia, oggi siamo a livelli sublimi con la musica! Grazie Giorgio.

    N.B. per l’occasione Il sasso nello stagno ha modificato il carattere della scrittura, rendendolo più grande e, dunque, più facilmente leggibile 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...