La battaglia di Anghiari: il fascino di un’opera controversa – sassi di arte

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Copia di Paul Rubens della parte centrale del dipinto – clicca sull’immagine per ingrandirla

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Nell’aprile del 1503 i due grandi genii del Rinascimento, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, si trovarono faccia a faccia sul terreno della pittura, uniti dalla commissione affidata loro dal gonfaloniere a vita di Firenze, tale Pier Soderini, di affrescare due grandi pareti attigue nel salone del consiglio comunale a Palazzo Vecchio. Sui due muri affiancati, entrambi i maestri dovevano rappresentare due vittorie fiorentine dalle ragguardevoli dimensioni di sette metri in altezza e ben diciassette in larghezza: Leonardo, sulla parete di destra, doveva dar vita alla battaglia di Anghiari, mentre Michelangelo, su quella di destra, doveva riportare le gesta della battaglia di Càscina di cui, però, realizzò soltanto il cartone preparatorio andato poi perduto, anche se una copia dello stesso è giunta sino a noi grazie ad un suo discepolo, Aristotele da Sangallo.

La Battaglia di Anghiari, dunque, era una pittura murale di Leonardo da Vinci già situata nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, lasciato incompiuto e mutilo per varie ragioni; circa sessant’anni dopo la decorazione del salone venne rifatta da Giorgio Vasari, ma non si sa, se distruggendo i frammenti leonardiani o nascondendoli sotto un nuovo intonaco o una nuova parete; mistero che a tutt’oggi rimane insoluto nonostante gli studi ancora in atto.

In realtà, nonostante gli inconvenienti, l’opera era stata in gran parte completata: Leonardo ci aveva lavorato per ben un anno con sei assistenti e, malgrado i danni nella parte alta, la sua Battaglia di Anghiari rimase esposta a Palazzo Vecchio per diversi anni a beneficio dei molti che riuscirono a vederla. Alcuni la riprodussero e, tra questi, Rubens interpretò la parte centrale da una copia o forse dal cartone (sicuramente non dai resti del dipinto, essendo nato nel 1577, quando la profonda ristrutturazione di Giorgio Vasari era già stata messa in opera), che offre un’idea abbastanza chiara di cosa fosse l’affresco di Leonardo (fonti varie).

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la Tavola Doria, attribuita a Leonardo, ripropone una scena della Battaglia di Anghiari
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da Il giornale dell’Arte.Com: Accordo internazionale per la «Tavola Doria» – Esposto per 26 anni a rotazione (Tokyo e Uffizi) 

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“[…] Dal 1621 nella collezione Doria di Genova (indicato come opera leonardesca), il dipinto passò ai Doria d’Angri che nel 1939 lo vendettero all’asta, dove fu comprato dal marchese genovese Giovanni Niccolò De Ferrari, che, nonostante fosse notificato, lo portò con sé in Svizzera. Passò poi in Germania, finché nel 1992 non venne acquistato in Giappone dal Tokyo Fuji Art Museum presso un collezionista locale che l’aveva a sua volta comprato in Germania. Dal 1983 la «Tavola Doria» era ricercata a livello internazionale dalla polizia italiana. Nel 2008 era stata individuata in un caveau svizzero: da allora sono iniziate le trattative intercontinentali.

La sua donazione allo Stato italiano nasce da una cooperazione internazionale tra il Tokyo Fuji Art Museum e il Mibac, dopo l’individuazione dell’opera, proprio nel museo giapponese, da parte dei Carabinieri del Nucleo di Tutela patrimonio culturale. E’ stato firmato un accordo tra le parti che prevede un prestito a rotazione dell’opera dal 2014 e per 26 anni: per quattro anni sarà esposta nel museo giapponese e per due agli Uffizi. Il museo giapponese avrà inoltre l’esclusiva per i diritti economici su quanto è correlato all’immagine del dipinto e potrà ottenere altri prestiti (non è chiaro quanti e quali) per progetti espositivi in Giappone e all’estero. Infine il dipinto dovrà sempre essere esposto con la dicitura «Dono del Tokyo Fuji Art Museum».”

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[articolo a cura di A.Greco & G.Chiantini]

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10 thoughts on “La battaglia di Anghiari: il fascino di un’opera controversa – sassi di arte

  1. I muscoli allo spasmo di quei grandi cavalli da guerra – erano così gli animali utilizzati per le battaglie – sono già una vittoria, al di là della data e del luogo, Anghiari come altrove: la vittoria di una mano che è riuscita a fermare su un supporto la forma, le linee, le impressioni, l’attimo preciso in cui il cavallo – materia a me nota e da me amata – compie e realizza l’intento del suo cavaliere.

    La precisione anatomica di questo magnifico prodotto dell’evoluzione naturale e della sapienza umana nell’allevarlo, il cavallo, è tipica di Leonardo, che compì importanti studi a riguardo del movimento, disegnandolo per la prima volta in pose e prospettive non ordinarie per la rappresentazione equina ed equestre, ovvero inerente il solo animale o inerente cavallo e cavaliere. Le tavole-studi preparatori della Battaglia di Anghiari, ritraggono con un innegabile fascino l’evoluzione del movimento che il genio di Vinci volle riportare nella sua opera ed ecco allora, che la battaglia è intesa come un unicum di uomini e animali verso lo stesso scopo del quale ci sentiamo parte anche noi che semplicemente guardiamo…

    Le controversie inerenti quest’opera, a mio avviso, non intaccano l’attrazione che si può provare nei riguardi della stessa e, anzi, dimostrano quanto può essere viva un’opera d’arte nel tempo…

  2. Grazie ad Angela per questa straordinaria lettura sui cavalli di Leonardo.
    Mi piace condividere un’altra testimonianza sul fascino di quest’opera dall’incantevole descrizione che ne fa lo scrittore Louis Godart nel libro “La Tavola Doria”:
    “…..Il 14 giugno 2012 fui invitato a Trastevere per andare finalmente a vedere la Tavola Doria. Ricordo la mia emozione quando Antoci e Morando installarono il dipinto su un cavalletto. Il mio sguardo si focalizzò sul berretto rosso di Niccolò Piccinino e sul suo volto che con tanta veemenza grida il suo odio nei confronti dei nemici fiorentini. Mi colpirono gli occhi terrorizzati dei cavalli trascinati dalla follia degli uomini in uno scontro implacabile. Francesco Piccinino in fuga che, con un estremo disperato sforzo, cerca di spezzare l’asta dello stendardo; il contrasto tra la serenità del volto del guerriero con la testa ricciuta caduto tra le gambe del cavallo di Francesco e i due civili disarmati, rabbiosamente impegnati in un corpo a corpoi all’ultimo sangue; i colori, dal rosso del copricapo di Piccinino e delle calze del combattente che sta soccombendo al bianco grigio luminoso dei cavalli, ai bruni delle corazze e degli elmi, tutto in questo dipinto affascina e porta il marchio sublime di un grande Maestro.”

  3. Secondo il professore Mario Alinei la Gioconda sarebbe il ritratto di una donna morta raffigurata con gli occhi aperti. Alinei avrebbe visto la medesima espressione sul volto di sua madre appena morta. Così Leonardo riprenderebbe il tema della sua prima opera perduta, che aveva come soggetto la Medusa mitologica. La Sindone di Torino invece sarebbe l’autoritratto o il ritratto di un uomo vivo rappresentato come morto. Ma i geni tendono ad agire in modo simile ed ad avere un volto somigliante nella maturità. L’autoritratto di Leonardo, il ritratto di Michelangelo anziano eseguito dai Daniele di Volterra ricordano l’immagine del volto sindonico. Gesù modello e volto archetipo del genio. La ferita al costato della Sindone guardata ingrandita ricorda l’immagine di un volto umano o una sua caricatura. Con una certa assonanza con il volto del guerriero centrale urlante della perduta (o forse no) Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci a Firenze in palazzo Vecchio, Cfr. ebook/kindle. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie

  4. Il legame più sorprendente, ma non l’unico, che collega la Sindone di Torino con le opere pittoriche di Leonardo da Vinci è nella somiglianza del volto contenuto nell’immagine della ferita al costato della Sindone, con il volto urlante del guerriero centrale della Battaglia di Anghiari di Leonardo realizzata a Firenze a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento. Capolavoro conosciuto tramite riproduzioni e copie. Sebbene l’immagine della ferita al costato sembri sempre leggermente differente nelle varie riproduzioni fotografiche, un po’ come l’Autoritratto di Leonardo. Riprodotta includendo anche parte dello spazio alla sua destra e sinistra, mostra caratteristiche comuni con il guerriero centrale con il berretto rosso ripreso ad esempio dalla Tavola Doria che riproduce della Battaglia di Leonardo, la Lotta per lo stendardo. Naso pronunciato, bocca spalancata, il labbro superiore quasi attaccato al naso. Fa quasi più paura il volto contenuto nella ferita al costato della Sindone, che il guerriero con il copricapo rosso, come appare nelle varie copie della Battaglia. Il legame non sarebbe solo di tipo figurativo, (la somiglianza dei due volti), ma anche di tipo funzionale. Giacché la ferita al costato a Gesù fu procurata da una lancia da parte di un soldato (Vangelo di Giovanni 10,34). Mentre nella Battaglia di Anghiari, la Lotta per lo stendardo verte attorno al possesso di una lancia. Inoltre mentre nel violento furore parossistico della Battaglia di Leonardo assistiamo al mutarsi degli uomini in cavalli e viceversa. La guerra rende l’uomo una bestia. La Sindone invece indicherebbe la trasfigurazione gloriosa di Gesù.
    L’immagine della ferita al costato è la “prova” della presenza attuale della Battaglia di Anghiari, dietro gli affreschi del Vasari a Firenze, nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Cfr. ebook/kindle: La Sindone di Torino e le opere di Leonardo da Vinci. Analisi iconografica comparata. Grazie

    1. gentilissimo Massimo, non so come ringraziarti per gli approfondimenti che doni al Sasso, sempre puntuali e molto, molto interessanti! Questo blog nei suoi intenti ha il reciproco scambio e la collaborazione, per cui siate benvenuti tu e la tua appassionata competenza in materia!

      Grazie!

  5. Invece per Michelangelo Buonarroti l’esecuzione dei lavori della volta e della parete d’altare della Cappella Sistina a Roma è sicura e accertata. Non univoca è invece la genesi e l’interpretazione iconografica dei suoi Capolavori. Michelangelo potrebbe aver descritto la Passione del Signore, pur non esplicitamente rappresentata nei suoi affreschi della Volta e nel successivo Giudizio Universale, tramite l’identità del supplizio e nella somiglianza fisica tra Aman crocifisso dipinto sulla Volta e il Gesù Giudice del Giudizio Universale. Michelangelo avrebbe così indicato tramite la somiglianza fisica, che allude a una somiglianza funzionale, e il medesimo supplizio, che Gesù sarebbe morto durante un carnevale ebraico, almeno per quanto riguarda la prima parte della Passione.
    Nel libro biblico di Ester, Aman primo ministro persiano scoperto che il suo rivale Mardocheo è ebreo, cerca di ucciderlo insieme con tutti i connazionali. Alla fine però sarà Mardocheo a far uccidere Aman sulla forca che preparò per lui. Gli ebrei nella festa religiosa carnevalesca di Purim ricordavano e ricordano tuttora, la salvezza degli ebrei e la morte del loro persecutore. L’identità del supplizio e la somiglianza fisica alludono a una somiglianza funzionale: Gesù sarebbe morto sulla croce interpretando (anche) il ruolo di Aman. Michelangelo, in tal modo anticipò di quattro secoli l’ipotesi dell’antropologo e storico delle religioni scozzese Sir James George Frazer (1854-1941) che con il suo lavoro: La crocifissione di Cristo del 1900 espresse per primo in modo formale e più approfondito tale ipotesi. Cfr. ebook/kindle: La Passione di Gesù secondo Michelangelo negli affreschi della Cappella Sistina.

  6. Per Leonardo da Vinci la Gioconda, vista annualmente da milioni di visitatori al Louvre, potrebbe essere un’ultima Madonna che apparirà in tempi apocalittici, senza il Bambino con sé, contrariamente alle molte Madonne da lui precedentemente dipinte. Monna Lisa è la Madonna che precede il Giudizio Universale, di Michelangelo e quello finale ad opera del Figlio. Michelangelo Buonarroti, nella somiglianza tra il Cristo Giudice del Giudizio Universale e la figura di Aman della volta nella Cappella Sistina, persecutore biblico degli ebrei, avrebbe indicato la futura somiglianza apparente tra Gesù è l’Anticristo, come aveva scritto nei primi secoli il Padre della Chiesa Sant’Ippolito di Roma. Cfr. ebook/kindle L’Apocalisse secondo Leonardo e Michelangelo.

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