Three Stills In the Frame – Selected poems (1986 – 2014) di Giorgio Linguaglossa letto da Angela Greco

ph.AnGre

Incontrare la poesia di Giorgio Linguaglossa, partendo da questa antologia suddivisa in tante sezioni, quanti sono i libri di poesia composti dall’autore – edita a metà 2015 da Chelsea Editions e tradotta in inglese da Steven Grieco – che racchiude una scelta dei suoi migliori componimenti, è senza dubbio arduo e non temo di dire spaventevole, poiché ci si ritrova dinnanzi ad un lavoro lungo trent’anni in cui l’autore ha – senza sconti per se stesso, né per il lettore – affrontato una ricerca precisa inerente la sua poetica, ma anche il destino della stessa Poesia sulla scena della contemporaneità. Completamente distaccato dal tipo di poesia consueta – e desueta, non si abbia timore a dirlo – alla quale il lettore italiano è felicemente abituato, Giorgio Linguaglossa tratta la materia “poesia” con un duplice fare: da una parte carezzevole, anche se soltanto nei toni e nell’espressività in apparenza, e dall’altro impietoso, freddo, distaccato tanto da farsi detestare e al contempo ammirare per la lucida razionalità del discorso che fluisce tra i versi e che lega intorno all’argomento filosofia, letteratura, scienza, musica e arte, in un universo preciso costruito, descritto e circoscritto dal suo autore, nel quale egli stesso esiste, ma soltanto per dimostrare che in realtà l’importante in Poesia è che il poeta si dissolva nello spiegarsi dei suoi versi e delle pagine che crea per lasciare in vista soltanto la materia di cui tratta e darle, così, la giusta valenza.

Linguaglossa_2Un atteggiamento che esula dal comportamento non solo poetico a cui spesso assistiamo in questi tempi di facili consensi estranei, se consideriamo i mezzi di diffusione di massa che pure Giorgio Linguaglossa utilizza, ma soltanto per meglio spiegare le sue tesi, il suo pensiero, anche la sua poesia, ma che mai vedono coinvolto il suo Ego, in una gratuità e disponibilità al dialogo e all’accettazione del pensiero altrui, davvero notevoli.

Le quasi cento poesie del testo scorrono, avvincendo come in una narrazione di cui ancor prima di terminare una pagina, si è ansiosi di conoscere la successiva, attraversando in una magnifica capacità immaginativa ricordi e accadimenti, che il tempo ha trasformato in parti, meglio in scene, di quadri, opere teatrali, città d’arte, componimenti di musica a cui si uniscono strade, piazze, ambientazioni e fatti storici, dove protagonisti limati ad arte dall’autore, agiscono per realizzarne il pensiero.

Occorrono competenze notevoli per stare dentro l’opera di Giorgio Linguaglossa e per questo motivo lascio ad altri l’incombenza di penetrarvi dal punto di vista filosofico, storico, critico e letterario; in altro modo servirò il re di Danimarca, mutuando un verso dello stesso autore (dalla sezione Atirev (1986-1988) che, insieme a quella tratta da Paradiso (2000), sono quelle che mi hanno maggiormente affascinato), la mia lettura si limita a presentare una poesia particolare, finalmente moderna per l’Italia, colma di rimandi ad altri grandi Autori stranieri, i quali – come ben ha evidenziato Steven Grieco a Roma, alla presentazione del libro, nello scorso fine ottobre – rivivono in questa poesia e già per questo solo motivo andrebbe letto questo pregevole lavoro bilingue.

Chi è uso cercare nel testo l’autore che lo ha scritto, in questo caso rimarrà abbastanza deluso, poiché tra i versi egli è presente, ma in quello che lui vede o pensa di se stesso, mascherato possiamo dire senza allontanarci dal suo pensiero, visibile, ma ancor meglio invisibile, di cui è rimasta la voce pensante e di cui non vuole che al lettore giunga nulla di più del suo lavoro sulla cosa poetica, quella da consegnare al domani, quella che per lui è importante oggi. Lo si sente ridere tra le pagine, l’autore, per poi essere completamente altrove, in un altro mondo, come mi è sembrato essere accaduto anche alla presentazione di questo libro: dopo l’esposizione del convenuto, ecco che il pensiero prendeva il sopravvento e Giorgio Linguaglossa elaborava il sentito, cambiando l’espressione del volto ed estraniandosi, lasciandomi abbastanza perplessa su come si potesse essere lì ed altrove al contempo.

Ecco, la sua poesia è simile: verso dopo verso pare portare il lettore verso un punto, che poi si apre in un’altra scena e poi in un’altra e, senza mai perdere di vista il momento e il movimento iniziale, porta dopo porta dal centro evade fino al tutto, fino all’oltre, fino ad estenuarti di domande e a regalarti un gran bel mal di testa anche se proficuo, prolifero, utile, impensato ed impensabile. Giorgio Linguaglossa nella sua poesia è presente, ma occorre saperlo vedere soprattutto nelle sue sparizioni, dietro i suoi personaggi, nel futuro, nel ‘non adesso’, perché consapevole che il presente non è già più tale solo a nominarlo, perché già altrove, come nella bella fotografia della copertina, dove compaiono due persone (i genitori) e lui è il terzo elemento del titolo che ancora deve venire.

Three Stills In the Frame – Selected poems (1986 – 2014), traduzione di Tre fotogrammi nella cornice – poesie scelte (1986 – 2014), è uno scrigno di domande, di spunti di riflessione, di percorsi, di incontri, di scontri, di cielo e terra, magistralmente racchiusi nella cornice Giorgio Linguaglossa, abile maestro di pensiero e poesia sul quale diventa difficile anche smettere di scrivere a riguardo… (Angela Greco)

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due poesie da Three Stills In the Frame – Selected poems (1986 – 2014) di Giorgio Linguaglossa

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da Atirev (ovvero, l’anagramma della verità) (1986-1988)

…. narro la storia di Amleto che vive
una vita propria, fuori del dramma, di
come la lethargia lo colpì nel rigoglio
del magma e della follia simulata:
trama inscritta in uno specchio convesso
che deforma un dramma più antico:
l’assassinio di Gonzago che riproduce
con esattezza le circostanze del delitto,
del pescivendolo che copula con la baldracca
e dell’adulterio della mia regina,
del giusto Laerte, ignaro strumento
nelle mani del destino e del teschio
di Yorick il buffone del re.
Assistere alla commedia assorti, a guisa
di erranti in un bosco al chiaro di luna
nell’oscuro fogliame, fuggevoli
come ombre nel sonno.
Kindernacht. Spavento di bambini.
Ah, il teschio di Yorick e il cadavere del re
preamboli del dramma… oh, azzurri anni spirituali!,
il diletto del delitto, ordigno attillato al mio abito, e l’inferno
è sicuro… E l’ossequio dei cortigiani
blasfemi al guinzaglio di un cane vestito da re,
il pallore del mio volto sul quale affiorano nuvole,
il battimani di capestri…
Tutto è regolare, un ingranaggio infantile,
ruote dentate che mordono Issione il figlio del sole!
In fin dei conti, proveniamo tutti da un grande delitto,
teschio di Yorick buffone del re!,
tutti irretiti in un medesimo delitto,
teschio di Yorick buffone del re!

(pag.24)

 .

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da Paradiso (2000)

Città assediata. Un ariete percuote la porta di ferro.
Soldati crollano in nere armature. Un vento gelido.
Un’onda percorre a ritroso la Storia.
Un angelo gobbo appare sulla soglia. Piange.
«Sei tu l’angelo eletto, sei venuto ad annunciare la discordia?
Guarda, la tomba è vuota, la resurrezione non è avvenuta».
…………………………………………………………………………..
Fruscio di imposte. Le tende scosse dal vento del Nord.
Il Tempo si muove. All’indietro è più chiaro lo svolgimento,
gli snodi.
Le navi sono partite. Siracusa è presa.
Una colomba porta la buona novella.
Un palazzo in una città del ventunesimo secolo.
Lampadario illumina, telefono squilla,
una bambina piange. Ali crescono sulle spalle della bambina.
Interno domestico. Una donna nuda davanti allo specchio
si spalma il rossetto sulle labbra, sorride
e guarda il suo bambino.
…………………………………………………………………………..
Fruscio di palpebre. Due mele di sonno
ha il secolo sovrano. Due funamboli, Bim e Bom
si scambiano il testimone.
Fascio di scintille di trolley di tram in corsa.
Città lituana. Dal buio esce l’angelo gobbo
che annuncia il male e si inginocchia.

(pag.118)

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da Three Stills In the Frame 

dello stesso autore in questo blog: qui  e qui

ph.AnGre - Trastevere 23 ottobre 2015 -Steven Grieco Giorgio Linguaglossa Giulia Perroni
ph.AnGre – Trastevere, 23 ottobre 2015, da sinistra: Steven Grieco, Giorgio Linguaglossa, Giulia Perroni.
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