Henry Moore, Raclining figure – sassi di arte

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Henry Moore, Raclining figure (1953)

Henry Spencer Moore (Castleford, 30 luglio 1898 – Much Hadham, 31 agosto 1986) è stato uno scultore britannico autore della Raclining figure, realizzata nel 1953, distesa come una di quelle stupende matrone dei sarcofaghi etruschi che, in un sotterraneo scarsamente illuminato , Henry Moore racconta di aver ammirato da ragazzo al British Museum.

cod_96_unnamed-1Quest’opera scultorea immette lo spettatore nel cuore dell’arte del maestro inglese, dove al centro di una forma compatta eppure permeabile, il tempo e la luce – come nel dettaglio qui a sinistra – penetrano tra i fori (scolpire l’aria è possibile per Moore), scavando una forma umana simile alle dive marmoree che il tempo evoca come un deja vu legato all’arte classica antica. Nel vederla risaltano subito agli occhi la modernità e  bellezza dell’opera e il confronto immediato con quegli archetipi affioranti alla nostra mente, come ad esempio proprio quei sarcofaghi etruschi da cui l’artista ha tratto spunto, che ritraggono le matrone distese nell’atto della libagione, in quella loro particolare postura usata per mangiare (nella foto qui a destra, un sarcofago etrusco a Tuscania, chiesa di San Pietro -ph.G.Chiantini).Tuscania - Chiesa di S. Pietro

Temi ricorrenti delle creazioni di Henry Moore sono le grandi figure distese, con precedenti illustri nella tradizione etrusca, classica e rinascimentale; immagini femminili tondeggianti e rassicuranti, forme organiche vicine ai modelli naturali. Questa Raclining figure è degli anni cinquanta, anni in cui il maestro realizza alcune delle opere più famose, sviluppando i temi e i rapporti a lui cari, come pieno – vuoto, madre – figlio, corpo – anima, uomo – mondo. L’artista con l’Italia ha mantenuto un legame molto speciale, fin dal suo primo viaggio grazie a una borsa di studio nel ’25: trascorse tre mesi e mezzo fra Firenze, Roma, Pisa, Siena, Assisi, Padova, Ravenna, Venezia, vedendo Giotto e i giotteschi, Masaccio e Donatello, Michelangelo, rimanendone folgorato. A colpirlo fu anche Giovanni Pisano, perché,  come spiegherà nel 1969, Giovanni “si liberò dall’influenza del padre Nicola”, rispetto al quale “andò più avanti”.

“Henry Moore”, semplicemente, s’intitola la mostra aperta fino al 10 gennaio 2016 a Roma, alle Terme di Diocleziano (catalogo Electa). Un’esposizione da non perdere, che ripercorre l’intero percorso creativo di Moore dagli anni Venti agli anni Ottanta. A dare il benvenuto nell’aula X, uno degli ingressi del corpo centrale delle Terme, dove si trova il cosiddetto sepolcro dei Platorini, è proprio l’opera di cui in questo articolo, “Figura distesa”, un bronzo della Galleria Nazionale d’Arte Moderna che venne esposta con grande rilievo alla personale di Moore a Roma nel ’61. Una di quelle creazioni che sembrano divenire tutt’uno col paesaggio, con la linea dell’orizzonte.

[Giorgio Chiantini]

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