ARABIA SAUDITA. IL POETA PALESTINESE ASHRAF FAYADH DI 35 ANNI È STATO CONDANNATO A MORTE: “HA DUBITATO DELL’ESISTENZA DI DIO” CON ALCUNE POESIE TRADOTTE DALL’INGLESE.

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

Ashraf Fayadh 2 Ashraf Fayadh

La denuncia di Human Rights Watch. Il poeta, Ashraf Fayadh, nato da genitori palestinesi ma cresciuto in Arabia Saudita, è stato arrestato nel 2013. In primo grado era stato condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate. Ora la sentenza di appello

Arabia Saudita, poeta palestinese Fayadh condannato a morte: “Ha dubitato dell’esistenza di Dio”.

Un tribunale saudita ha condannato a morte il poeta palestinese Ashraf Fayadh per aver rinunciato alla sua religione. Lo denuncia Human Rights Watch, che afferma di aver preso visione della sentenza. Il pronunciamento del giudice risale a martedì scorso e conferma il reato contestato dall’accusa, vale a dire: aver “dubitato dell’esistenza di Dio”.

Nato da genitori palestinesi, ma cresciuto in Arabia Saudita, Fayadh è stato arrestato dalla polizia religiosa nel 2013, dopo che un suo lettore lo aveva accusato di incitamento a rinunciare all’Islam, a causa del contenuto di una sua…

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8 thoughts on “ARABIA SAUDITA. IL POETA PALESTINESE ASHRAF FAYADH DI 35 ANNI È STATO CONDANNATO A MORTE: “HA DUBITATO DELL’ESISTENZA DI DIO” CON ALCUNE POESIE TRADOTTE DALL’INGLESE.

  1. https://lombradelleparole.wordpress.com/2015/11/23/arabia-saudita-il-poeta-palestinese-ashraf-fayadh-di-35-anni-e-stato-condannato-a-morte-ha-dubitato-dellesistenza-di-dio-con-alcune-poesie-tradotte-dallinglese/comment-page-1/#comment-10223 :

    giorgio linguaglossa
    23 novembre 2015 alle 16:13
    “A nome della redazione del blog [L’Ombra delle Parole n.d.r.] comunico che abbiamo inoltrato all’Alto Rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione Europea, Federica Mogherini, per il tramite del Ministero degli Esteri Italiano, un Invito acché si facciano, a nome della Unione Europea, dei passi diplomatici per la liberazione del poeta palestinese Ashraf Fayadh condannato a morte da una sentenza di un tribunale dell’Arabia Saudita e, se del caso, venga ospitato in un paese della Unione Europea, a scelta dello stesso poeta, con diritto di asilo in quanto perseguitato politico e in nome della libertà di coscienza, di espressione e di pubblicizzazione del libero pensiero.”

  2. io penso che dietro quel dubitare dell’esistenza di Dio a cui si stanno appellando per mettere a morte un poeta ci sia il terrore da parte araba di uno sgretolamento della loro cultura, del loro potere basato sulla difesa estrema della religione, che potrebbe derivare dal lasciare in vita quel poeta, vittima sacrificale oramai. Vi leggo, nella motivazione della sentenza, la paura di “occidentalizzarsi” (come la leggo in altri gesti di queste popolazioni e penso alle donne); vi leggo la mancata accettazione del pensiero che si è sviluppato nei nostri territori occidentali e che negli ultimi secoli ha portato via via ad una visione laica dell’esistenza. Non voglio dubitare che sia reale il loro voler interagire con l’Occidente, come la nomina della carica ONU lascerebbe pensare, ma al contempo da quanto sta accadendo, è lecito anche pensare che una certa parte miri a soppiantare quanto vi è in questo stesso Occidente, per realizzare quel piano da sempre storicamente architettato di espansione dell’Islam. Si tratta, secondo me, di un monito – ripeto, per me quel poeta è una vittima sacrificale – per quell’Occidente – ahimé, sempre lui! – che comunque ha bisogno del loro petrolio e, per questo, stringe accordi politici, passando sopra anche a questa, di morte. Il nostro Occidente, loro lo sanno benissimo, ormai vive solo in funzione del dio denaro sul quale nessuno ha dubbi.

  3. lodevole iniziativa ma credo che non serva a nulla, ormai quel poeta è già morto, figuriamoci se ascolterebbero una simile richiesta da parte di una Unione Europea che più disunita non si può. Unione che esiste solo sulla carta, basta vedere in campo politico, sociale e ultimamente anche militare. Ogni paese fa un po quello che gli pare o quello che reputa più opportuno ai propri interessi. Non credo in queste petizioni anche se riconosco e apprezzo la passione e la civiltà che le sospinge. L’unica speranza sono gli americani che in quanto a peso politico e militare sono ben più equipaggiati e forse perchè sarebbero gli unici ad essere ascoltati dai loro amici sauditi.

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