Angela Greco, un inedito

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Abbiamo un Amleto in comune

a cui affidare una trama e svelare una follia.

Al termine della scena si spegnerà la luce

e si riempirà la stanza senza palcoscenico.

.

Entra per la stessa porta che subito chiude;

togli pure la maschera, posala sul comodino, non servirà.

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Racconta la vicissitudine della notte che hai ascoltato

di là da dietro il giorno, oltre la tenda, l’inganno:

hai visto quei volti bianchi di menzogna e hai riso

di inatteso stupore.

.

(sulla torre, intanto, si fa sacra la notte al canto della civetta

e gli occhi conoscono bene il corridoio da percorrere)

.

Questa rappresentazione ha sortito gli applausi più scroscianti

e preciso il tuo indice ha indicato il punto e il motivo

dove guardare, su cui scrivere, da cui fuggire.

Stupito lo spettatore più accorto e la dama più licenziosa.

Quel dire non ha capacitato la platea

che riottosa ha lasciato il teatro nella nebbia.

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(sulla torre, intanto, si fa sacra la notte e la civetta è una lira

e la mano conosce bene il luogo da raggiungere)

.

Entra, l’attesa è conclusa. Il Novecento sta finendo

e con esso abbiamo finalmente una deriva

da accusare.

:

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Angela Greco © all rights reserved (novembre 2015)

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16 thoughts on “Angela Greco, un inedito

  1. Sono stato uno dei lettori “in anteprima” del tuo testo. Ne avevo previsto un forte impatto con chi l’avrebbe poi “ascoltato”. Credo di non essermi sbagliato. Intensamente irrelato nella vicenda di un novecentismo che permane nella poetica contemporanea, che necessita tuttavia di un superamento e un addio, esso appare qui, attraverso le tue forti metafore dell’eterno dubbio e della non-presenza umana, come fantasmagoria che finalmente ci lascia, ed era ora che lo facesse. In pace col passato, immersi nel nostro turbinoso presente, ma volti a un futuro che attende di essere “fatto” e proprio da noi, attraverso una poesia che a questo tempo appartiene.

  2. Nino, grazie per il commento attento e prezioso al mio testo, di cui già parlammo a Mantova qualche settimana fa. Credo che, al di là del terapeutico cambiamento di direzione che auspichiamo in molti per la poesia odierna, ci siano momenti fisiologici di chi ne scrive – di Poesia – che inevitabilmente portano la scrittura in direzione verticale, tentando di oltrepassare il famigerato limite del sé e sempre con la meravigliosa incognita che accompagna i nuovi tentativi tanto diversi dai precedenti, che pure ci hanno conferito una certa riconoscibilità. La poesia per me è instabilità tra due punti, quella differenza di potenziale che di fatto genera un cambiamento…

    1. oppure lo segnala, cara Angela… a volte il passo avanti compiuto, “l’oltrepassare” ci appare come inesistente se la voce non lo pronuncia, se non “si fanno i nomi”… la Poesia nella mia visione è questo dare nome aperto e pronunciabile al movimento intrapersonale e interpersonale, nome mai definitivo, mai esaustivo, ma certo testimoniale, a volte dolorosamente testimoniale, di una tensione onesta e diffusa,profusa inesauribile, verso la comprensione, in un chiudere e riaprire di braccia per com-prendere e donare, restituire un po’ meno amorfa la realtà… grazie per questa opportunità di riflessione Angela, e ancora complimenti

      1. Grazie ancora a te, Patrizia per questa condivisione del tuo pensiero. La poesia è a disposizione di chi la scrive e di chi la legge per raccontare di sé, di quanto accade intorno o, addirittura, per parlare di se stessa – della Poesia intendo – a chi verrà. Penso che ognuno chieda ad essa qualcosa di specifico e da qui, di conseguenza, nasce la meravigliosa pluralità che ci comprende tutti senza misura.

  3. Non è affatto male, anche se ti sei messa in un imbuto abbastanza complicato. L’imbuto è la terzultima strofa, secondo me da rivedere perché troppo frammentata, tentando di inserire troppo cose insieme dalla reazione della parte elitaria a quella indifferenza tipica della platea (o del loggione?), non so mi lascia molto perplesso. Il resto scorre bene.

  4. Flavio parliamo di questi versi?

    “Questa rappresentazione ha sortito gli applausi più scroscianti
    e preciso il tuo indice ha indicato il punto e il motivo
    dove guardare, su cui scrivere, da cui fuggire.
    Stupito lo spettatore più accorto e la dama più licenziosa.
    Quel dire non ha capacitato la platea
    che riottosa ha lasciato il teatro nella nebbia.”

    In questi versi compare tutta la scena in cui si muove la Poesia in entrambe le due forme di cui parlo, quella usata ed abusata e quella per così dire “nuova”. Di fatto è lo snodo di tutta la composizione. Vi ho inserito tutto il possibile pubblico dalle prime file ai posti meno in vista, indicando il fatto che la nuova poesia ha stupito alcuni e ha sortito effetti negativi nella massa che, di fatto è uscita dal teatro.

    Spero innanzitutto di aver compreso quello che volevi dire…

    1. Sì, hai compreso, secondo me questa parte non funziona perché non ha il senso della ripresa secca su più facce o su più aspetti, ma sono singoli frammenti troppo slegati tra loro

  5. cara Angela,
    la poesia dimostra quale salto hai fatto tra le poesie dell’ultimo tuo libro e questi inediti, e questo pubblicato. Un salto di qualità che è dovuto alla presa d’atto che fare poesia non equivale a trascrivere le impressioni dell’io o altra cosa che ha a che fare direttamente con l’io; fare poesia è mettere in scena un allestimento teatrale, introdurre degli attori, dare loro un copione, meglio se non compiuto e con dei vuoti da riempire, sistemare alla bell’e meglio le luci di scena… Insomma, mettere in scena una Finzione. La domanda iniziale è: “Quale dramma si rappresenta?”; Risposta: “Non si sa, forse lo si saprà una volta che il sipario si chiuderà. Ma non è detto”. Complimenti.

  6. Giorgio, innanzitutto benvenuto tra coloro che ogni tanto commentano quanto accade sul Sasso. Grazie per i complimenti, ma lo sia quanto ho ancora da “lavorare” sull’argomento “Poesia” e quindi li considero un incentivo e non già un premio. La poesia messa in scena è fondamentalmente il reale che tanto cerchiamo in poesia, poiché di fatto siamo su una scena e interpretiamo ruoli precisi. La Finzione, come la scrivi tu con la maiuscola, non impedisce al poeta di essere presente nei suoi scritti, ma a parer mio fornisce un mezzo per andare più a fondo, grazie al fatto che può “usare” più “attori” che interpretano con la loro parte il suo pensiero, la sua visione, la sua esperienza e, così, esternare più sfaccettature di quelle che si realizzerebbero con lui – il poeta – soltanto.
    Anche nella mia precedente poesia,in maniera del tutto istintiva, usavo un mezzo scenico, quello del sogno, ma ancora non ero approdata a quanto, invece, compare nei miei ultimi inediti…

  7. I versi cara Angela sono bellissimi e meritano sicuramente tutto il plauso che stanno riscuotendo. Come già qualcuno qui ha affermato prima di me, hai fatto molta strada da quando le nostre strade si sono incontrate la prima volta. La tua grande qualità è quella di riuscire sempre e comunque a stupirmi. Certamente, dai commenti che leggo di addetti ai lavori, la tua poesia si sta evolvendo positivamente, eppure……l’emozione che mi prendeva nel leggerti prima di questi era maggiore e coinvolgente.
    Io penso che il compito più importante del Poeta sia quello di raggiungere i propri lettori sapendo come emozionarli e solo così sarà riuscito nel suo compito. Il resto per me resta retorica fine a se stessa.
    Sono sicuro che saprai trovare la giusta strada che ha inizio sempre dal cuore per poi dipanarsi nei meandri infiniti della ragione e oltre…..
    Complimenti poetessa 🙂

  8. Mio caro Giorgio, Chiantini, a te che sei uno se non il sostenitore per eccellenza (oltre mio marito) della mia poesia, rispondo con il cuore, perché mi conosci bene e posso permettermelo: questa nuova fase della mia poesia non esclude quella parte della stessa di cui tu parli. Sono sempre io, questo è fuori dubbio. Ma in questo momento avevo necessità di confrontarmi con altro, di andare oltre quello che avevo già scritto, perché per mia natura non amo fermarmi, adagiarmi, accomodarmi. Quello che siamo e di cui siamo capaci non muta, anzi, credo solo che possa migliorare.
    L’Eden non ha chiuso nessuna porta…

    Grazie, di cuore.

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