Manet, Ritratto di Stéphane Mallarmé (sassi di arte)

Manet - Ritratto di Stéphane Mallarmé

Manet, Ritratto di Stéphane Mallarmé, 1876

olio su tela, cm 27 x 36 – Parigi, Musée d’Orsay

Il connubio umano e artistico con gli scrittori più progressisti della sua epoca fu caratteristico della vita di Manet. Amico prima di Baudelaire e poi di Zola, nel 1873 conobbe il giovane poeta Stéphane Mallarmé, il quale, come già avevano fatto i colleghi, impugnò prontamente la penna per difendere e celebrare colui che considerava “il solo uomo che abbia tentato di aprire alla pittura una via nuova”, come scrisse in un articolo pubblicato a meno di un anno dal loro primo incontro. Tra i due nacque ben presto, sollecitata da Mallarmé, di dieci anni più giovane del pittore, un’intesa personale e professionale, tanto che Manet eseguì le illustrazioni per diverse opere e traduzioni del poeta.

Il ritratto che gli fece è, per la sua straordinaria naturalezza, uno dei risultati più alti e moderni del’intero percorso manetiano e la piccola tela acquista una forza espressiva e un carisma straordinari. Lo scrittore è colto in un momento quotidiano, nello studio che Manet aveva nei presi della Gare Saint-Lazare […] e Manet stesso rinunciò in questo caso alle sue famigerate quanto estenuanti sedute di posa, circostanza che gli permise di raggiungere un effetto di grande immediatezza. La pennellata rapida e riassuntiva e la posizione sbilenca del poeta assorto trasmettono all’opera un’intensità comunicativa rara rispetto all’atmosfera generalemnte fredda prediletta dall’artista parigino. (tratto da Manet, I grandi maestri dell’arte, Skira)

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particolari dell’opera:

part. 1 par.2

 part.3

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da Divagations, 1898, di S.Mallarmé:

“Quest’occhio – Manet – d’un’infanzia di vecchio lignaggio cittadino, nuovo, posato su un oggetto, sulle persone, vergine e astratto, conservava poc’anzi l’mmediata freschezza dell’incontro, negli artigli di un riso dello sguardo, sì da sfidare nella posa, in seguito, le fatiche della ventesima seduta. La sua mano, di cui avvertivi la pressione chiara e pronta, enunciava in chissà quale mistero la limpidezza della vista e vi scendeva, per ordinare, vivace, lavato, profondo, acuto e ossessionato da certo nero, il capolavoro nuovo e francese.”

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