due poesie di Göran Tunström

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due poesie di Göran Tunström (1937-2000) 

.

DESIDERIO ULTIMO

Ciò che in fondo desidero
da una poesia
è
che possa essere letta
lentamente
che si possa invecchiare
tra una parola e l’altra;
che quella giallo farfalla, cinese
sugli enigmi mai risolti dello spazio
ascolti spensierata
sull’estremità del ramo lucente.

.

PER TE CHE RICHIEDI UNA POESIA

Stanotte mi sono chinato sul tuo letto
Abbracciavi l’aria con le mani
E la vita volgeva occhi grandi verso te

Lo so: il nostro giorno era stato la scogliera
da cui sei uscita con violenza

Ma come l’acqua dalla scogliera
venisti verso la mia bocca,
e tutto fu luna e profumo d’acero
Proprio fra il sonno e la veglia
Ora lo sai: la poesia è possibile
per questa cosa che manca a metà.

.

(per queste poesie si ringrazia L’Ombra delle Parole
immagine: illustrazione di Christian Schloe)

.

tunstromGöran Tunström: scrittore svedese (Karlstad 1937 – Stoccolma, 2000) è considerato  uno degli scrittori più innovativi della letteratura del suo paese. Tema di fondo della sua poetica è quello della separazione e dell’unità, all’interno di realtà e suggestioni quanto mai differenziate. Tra le opere: De heliga geograferna (“I santi geografi”, 1973) e Juloratoriet (1983; trad. it. L’oratorio di Natale, 1988).Trascorse l’infanzia a Sunne, un villaggio della Svezia occidentale, dove il padre, un pastore protestante, esercitava il proprio ministero. La precoce perdita del padre così come il paesaggio e la gente di Sunne sono le esperienze da cui trasse alimento la sua opera, ammiratore di S. Lagerlöf, nativa come lui del Värmland, della quale seguì le orme, coltivando una scrittura in bilico tra fantasia e realtà, tra mondo epico e mondo reale. La giovinezza passata all’estero, i lunghi viaggi nelle regioni più diverse della terra, soprattutto in India (Indien – en vinterresa “India – un viaggio d’inverno”, 1984), acuirono la sua percezione del mondo, consentendogli di maturare ed elaborare il tema fondante della sua ispirazione. Esordì nella lirica (Inringning “Accerchiamento”,1958), genere che continuò con Svartsjukans sänger (“Canti della gelosia”, 1975) e Sandro Botticellis dikter (“Le poesie di Sandro Botticelli”, 1976), cui seguì Dikter till Lena (“Poesie per Lena”, 1978). Ma la sua affermazione avvenne nella narrativa con De heliga geograferna, romanzo ambientato a Sunne, come i successivi Guddöttrarna (“Le figliocce”, 1975) e Prästungen (“Il figlio del pastore”, 1976). Dopo Ökenbrevet (“La lettera del deserto”, 1978), narrazione in prima persona dell’adolescenza di Gesù, completò il ciclo dei romanzi di Sunne con Juloratoriet, che gli valse il premio del Consiglio Nordico (1984) e il successo internazionale. Successo non inferiore conobbe Tjuven (“Il ladro”, 1986), cui seguì un periodo di silenzio durante il quale maturarono i racconti di Det sanna livet (1991; trad. it. La vita vera, 1998). Fece ritorno al romanzo con Skimmer (1996; trad. it. Chiarori, 1999) e tratteggiò uno scherzoso autoritratto nel fantasioso e sofisticato En prosaist i New York (1996; trad. it. Un prosatore a New York, 2000). Nel successivo romanzo Bëromda män som varit i Sunne (1998; trad. it. Il libro degli ospiti di Sunne) ha celebrato ancora il luogo emblematico della sua ispirazione attraverso la figura di un astronauta che torna dallo spazio per riportare a Sunne le ceneri della madre. (da Enciclopedia Treccani)
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One thought on “due poesie di Göran Tunström

  1. “che si possa invecchiare
    tra una parola e l’altra”:

    ebbene è proprio così: questo verso avrei voluto scriverlo io…
    in questo spazio o tempo fra due parole, senza essere certi che si tratti di spazio o di tempo il poeta si gioca la propria esistenza, e con questa sfida
    inizia a vivere o a morire.
    a. s.

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