Angelo Maria Ripellino, due poesie da Sinfonietta

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Angelo Maria Ripellino, due poesie da Sinfonietta

61.

Ogni metafora, appena scritta, si dissolve
come una bolla di sapone. Ma che importa?
Mentre parlo di cielo, la mia stessa pagina
diventa una cala di nuvole con mongolfiere.
Basta la fiamma giallognola di una candela,
perché nella stanza fiorisca un immenso ghiacciaio,
e una risata, perché dalla porta che dà sulle dune
entri uno squamoso pagliaccio in bombetta
con un fascio di èrica.

 

63.

Ho gli occhi pieni del bianco delle vele,
confitte nella còncava conca del mare,
le dita intrise del verde miele
delle metafore, i capelli blu come nuvole.
Carri fioriti sfilano sul litorale, e in ciascuno
è una ragazza impettita come un sovrano,
che abbia ridotto l’imposta sulla birra.
Nel cielo di carta azzurrina
si va ritagliando un gabbiano.
Vecchie caracche cariche dei miei mali,
rullando sui crisantemi di lacera fiamma dei flutti,
salpano da Zeebrugge verso lidi lontani,
portandosi via la mia zavorra, la mia ruggine.
E un’esile gioia vacillante, pinguina,
la mia gioia contumace, assopita dai morbi e dai lutti,
si sveglia, sorride, si inebria, si adombra, si strugge,
la mia goffa gioia dignitosa in bombetta e marsina.

 

.

da A.M.Ripellino, Notizie dal Diluvio Sinfonietta Lo splendido violino verde (Giulio Einaudi Editore) — immagine: opera di Christian Schloe

dello stesso Autore in questo blog

*

pubblichiamo – ringraziando per questo gentile contributo – anche due immagini fornite da Antonio Sagredo: Teatro Abaco 1971 e Politecnico Teatro 1974 in cui compaiono Ripellino e il suo allievo Sagredo.

teatro abaco1971 skomorochi (4)

Politecnico Teatro1974-skomorochi (2)

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2 thoughts on “Angelo Maria Ripellino, due poesie da Sinfonietta

  1. Queste due poesie sono sufficienti a farci capire come e perché Ripellino sia stato per la poesia italiana un corpo indigesto ed estraneo, c’era troppa originalità nelle sue poesie, troppe metafore, troppi alambicchi e una varietà di oggetti tale da renderla indigeribile alla cd poesia degli oggetti come del resto anche alla poesia sperimentale e a quella di matrice cd orfica. Insomma, Ripellino è ancora oggi un oggetto strano ed estraneo. Ma è dalla sua poesia che dobbiamo ripartire se vogliamo fare poesia veramente moderna e non epigonismo debole e fiacco. E capisco il fervore di un poeta come Antonio Sagredo (che è stato allievo di Ripellino) quando ci parla della poesia e della personalità di Ripellino.

    1. In effetti, caro Giorgio, inoltrarsi tra le pagine della raccolta edita da Einaudi (da cui sono tratte queste da Sinfonietta) è letteralmente uscire dalla poesia “più gettonata”, come la chiamo io; è approdare ad un linguaggio originale, che a volte sembra addirittura quasi prendere in giro il lettore, e decisamente utile anche per scrivere quella che tu chiami poesia moderna (e di cui Sagredo è degno rappresentante a parer mio)

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