Giorgio De Chirico, i Divini cavalli di Achille – sassi di arte

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Giorgio De Chirico, Divini cavalli (1963)

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Insieme con Achille, a Troia, giunsero anche i cavalli immortali Balìo e Xanto (cioè “Baio” e “Pezzato”), dono di Zeus per le nozze di suo padre Peleo.
Figli del primaverile vento occidentale Zefiro e dell’arpia Podarghe – amata in forma di puledra, mentre pascolava lungo le rive d’Oceano, dove i puledri videro in seguito la luce –  condussero Patroclo in battaglia e “in terra appoggiando le teste, immobili, come immota stele” lo piansero, versando calde lacrime, quando morì per mano di Ettore. Di loro ebbe pietà il Cronide – che rimpianse d’averli donati ad un mortale e di averli così coinvolti nell’umano dolore – e diede loro forza gagliarda per sfuggire ad Ettore e ricondurre al campo acheo il loro auriga Automedonte. Li condusse poi Achille in battaglia, dopo che depose la sua ira contro Agamennone.
Ad Achille, che li rimproverava per non avergli ricondotto vivo Patroclo – il compagno che sopra tutti onorava – Xanto ricordò che la morte del figlio di Menezio era stata voluta da Apollo per dar gloria ad Ettore e gli predisse imminente anche la sua morte e per questo fu  ammutolito per sempre dalle Erinni.

Vi è un legame particolare tra l’uomo ed il luogo dove nasce e cresce e il ricordo di ciò rimane dentro insieme a tutto quello che lo ha circondato durante i primi anni di vita. Giorgio De Chirico nasce a Volos, in Grecia, il 10 luglio 1888; cresce in Tessaglia e da piccolo gioca sulle rive di quel mare da dove gli Argonauti intrapresero il loro viaggio; trascorre la sua infanzia alle pendici del monte Pelio, terra d’origine dei Centauri, nonché dimora estiva degli Dei dell’Olimpo. Ipnotizzato dalla presenza dei centauri  nella sua infanzia, De Chirico fece dei cavalli un tema molto ricorrente nelle suo opere pittoriche e dipinti come “Le rive della Tessaglia” , “Divini cavalli di Achille”, “Cavallo bucefalo”sono alcuni esempi di questo amore dell’artista per gli equini. Ma le radici dell’arte di De Chirico affondano anche in altri terreni tanto da continuare a giocare con la mitologia, riempiendo i suoi quadri di colonne in frantumi, figure plastiche con personaggi mitologici, dei, statue e luce.

De Chirico è circondato dalla bellezza e cerca di scegliere la forma più adatta ai suoi sogni artistici. Tornato ancora una volta al monte Pelion, immaginerà di guardare Zeus allestire un banchetto per la celebrazione del matrimonio di Peleo e Teti, futuri genitori di Achille, osservando da un angolo Eris, la dea della discordia, irrittata per il mancato invito. Eris raggiungerà allora il luogo del banchetto e getterà una mela d’oro con l’iscrizione “alla più bella”. De Chirico continuerà a guardare quella mela d’oro e le tre dee che la pretesero, scatenando litigi furibondi, Era, Atena e Afrodite, e il loro parlare con Zeus per convincerlo a scegliere la più bella tra loro. Ma il padre degli dei, non sapendo a chi consegnarla, stabilì che a decidere chi fosse la più bella fosse il più bello dei mortali, cioè Paride, principe di Troia.

De Chirico ammira la mela d’oro tra le mani di Afrodite; sa che proprio quella mela sarà la causa della più grande guerra della letteratura antica; sa che le persone si nutrono di storie e miti e sa, anche, che l’unico modo per trovare la bellezza è attraverso gli occhi di un bambino. Allora fece proprio questo: utilizzò la sua arte per portare di nuovo in vita le immagini, i sogni e le storie della sua infanzia, tramandando tutta la sua memoria piena di colori, miti e bellezza. (fonti varie)

[a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco]

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6 thoughts on “Giorgio De Chirico, i Divini cavalli di Achille – sassi di arte

  1. Spesso ho letto l’espressione “figli del vento” ed anche di una qualche divinità riferito ai cavalli; ed in effetti, guardando questi splendidi esempi di evoluzione animale, non mi meraviglia l’attribuzione così elevata della loro origine. Considero un dono questa proposta artistica che Giorgio Chiantini ha voluto fare al blog e anche a me (sapendo la mia passione per i cavalli, appunto) e di questo lo ringrazio, tanto.
    Questo De Chirico, scevro dalla matrice metafisica che pure caratterizza il suo lavoro, mi piace molto; forse per quelle radici greche di cui può fregiarsi anche la mia terra o, forse, per quella ‘mediterraneità’ che condivido con solare gioia, anche quando si tratta di opere, come in questo caso, che richiamano un conflitto o un momento di dolore.
    Adesso, fieri e liberi da tutto e tutti, i divini cavalli possono procedere sulla loro riva, tra le rovine di una umanità sempre più propensa alla non comprensione…

    1. In effetti si cara Angela, la proposta artistica-culturale odierna, visto anche la data imminente del 6 gennaio, è da considerarsi a tutti gli effetti una vera e propria epifania rivolta ai lettori del sasso.
      L’immagine colpisce immediatamente per la sua bellezza e potenza, evocando momenti intensi di gloria umana dimenticata tra rovine sparse di colonne, architravi e capitelli a testimoniare la grandezza raggiunta e perduta.
      I cavalli a questo punto sono l’immagine di ciò che ancora rimane e al contempo l’opportunità di poter ricominciare. Non sembrano stanchi, anzi, sembrano solo attendere la guida di chi li sappia riportare sulla strada maestra a percorrere tutto il terreno perso nel tempo dell’attesa augurandoci soltanto che riprendano la loro avventurosa corsa gagliarda con il coraggio e con la determinazione di scoprire nuove vie nel nome dell’umanità migliore.
      In attesa di nuovi eroi……….

    1. Nidia, carissima, grazie di questo tuo buongiorno, che ci colma di voglia di continuare con la stessa passione, questo particolarissimo “lavoro” di divulgazione artistica e poetico-letteraria!
      Quest’opera di De Chirico è davvero uno spiraglio di bellezza e sogno in questo nostro quotidiano (quasi) agli antipodi…

  2. stesso genere, ma realizzato in precedenza, “Cavalli con un tempio” del 1949, dove i due protagonisti sono ancora ritratti secondo gli schemi maggiormente usati nei monumenti equestri; invece nei Divini cavalli di Achille, i cavalli sono ritratti in maniera originale, in una posa quasi intima che riterremmo forse più vicina agli uomini.
    AnGre

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