Due antiche bellezze a Roma: Venere Capitolina e Afrodite Cnidia – sassi di arte

venere capitolina ph.Giorgio Chiantini
Venere Capitolina, Musei Capitolini

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La statua della Venere Capitolina è una scultura in marmo alta circa cm 193 ricavata dal venere capitolinamodello greco originale di Prassitele (IV secolo a.C., primo nudo dell’arte greca) conservata a Roma, nei Musei Capitolini. Posta al centro del cosiddetto Gabinetto di Venere, la dea della Bellezza è raffigurata in tutta la sua sensualità, mentre con le mani tenta di coprire la sua nudità.

La scultura  fu rinvenuta nei pressi della basilica di San Vitale intorno al 1666-1670 e fu donata alle collezioni capitoline da papa Benedetto XIV nel 1752. E’ una delle più note statue del museo e vanta una serie di riproduzioni anche all’interno di collezioni internazionali. Realizzata in marmo pregiato rappresenta la dea che esce dal bagno nuda, in raccoglimento, protesa in avanti con le braccia poste ad assecondare le rotondità del corpo morbido e carnoso, nell’atto di coprire petto e pube. La gamba destra è flessa e avanzata, mentre la sinistra è in appoggio; la testa è leggermente piegata verso sinistra e presenta una capigliatura complessa con un nodo alto “a fiocco” e ciocche ricadenti a toccare le spalle. L’espressione del volto, che sembra “assente”, è psicologicamente resa dagli occhi piccoli e languidi e dalla bocca anch’essa piccola e carnosa. Questa venere  ha definito il cosiddetto “tipo Capitolino”, del quale sono a tutt’oggi conosciute centinaia di repliche e potrebbe ritenersi una delle prime e più fedeli copie della statua di Afrodite creata da Prassitele (scultore greco classico) nel 360 a.C. per il santuario della dea a Cnidos; la variante romana probabilmente era destinata, come tutte le raffigurazioni di questo tipo, ad adornare un complesso imperiale di notevole raffinatezza.

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afrodite cnidia ph Giorgio Chiantini
Afrodite Cnidia – Museo Nazionale Romano Palazzo Altemps

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Afrodite Cnidia deve il suo nome alla statua di Prassitele che per secoli adornò un santuarioafrodite cnidia ph_giorgio chiantini dedicato alla dea dell’amore (Venere per i latini) a Cnidos, sulla spiaggia orientale del Mare Egeo. La fama dello scultore si diffuse in tutto il mondo Mediterraneo, tanto che Plinio il Vecchio a riguardo scrisse – prima della sua morte avvenuta durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. – “Superiore a tutti i lavori, non solo di Prassitele, ma nel mondo intero, è l’Afrodite per vedere la quale molte persone hanno navigato a Cnidos.” La scultura fu portata più tardi nella capitale dell’Impero Bizantino, Costantinopoli (ora Istanbul) dove venne distrutta in un incendio che divampò nella città nel 475 d.C.. Con l’Afrodite di Cnidos, Prassitele presentò un soggetto nuovo alla storia dell’arte: una donna a grandezza naturale, tridimensionale, completamente nuda. Una statua di questo tipo, ovvero della dea Afrodite che esce dal bagno e derivante dal simulacro realizzato dallo scultore greco Prassitele, è conservata nel Museo Nazionale Romano Palazzo Altemps e fa parte della collezione Boncompagni Ludovisi.

[a cura di Giorgio Chiantini (foto) & Angela Greco (fotocomposizione) ; fonti varie]

venere_capitolina e afrodite_cnidia --- ph.Giorgio Chiantini
Venere Capitolina (sin.) e Afrodite Cnidia (dx) – particolari
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