Balthus, La Chambre (1952-1954) – sassi d’arte

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Balthus, La Chambre (1952-1954)

olio su tela 270,5 x 335cm – Collezione privata

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La Chambre” presenta una scena ambientata in un interno: un quadro di intensità assoluta, dove l’enigma che “non si scioglierà mai” è rappresentato dal senso di un’inquietudine misto all’imbarazzo e al voyeurismo dello spettatore. Queste tre sensazioni danno la misura delle emozioni provate nella visione de “La camera”, in cui la ragazza nuda, giacente su una poltrona, è svelata dalla luce che le scolpisce le forme; luce proveniente improvvisa dalla grande finestra collocata dinanzi e rivelata dalla tenda quasi strappata da una nana dal volto semi coperto dal proprio braccio, che comunque lascia intravedere le sopracciglia aggrottate.

Che cosa è successo? Che cosa ha svelato la nana, alzando la tenda? Potrebbe trattarsi di orgasmo voluttuoso o di dolore in seguito ad una violenza. Il “limite” è sottile e si può pensare al dolore e al piacere al medesimo istante. Un gatto dal musetto diabolico osserva immobile quella scena dinamica, dove il corpo formoso, ma inerte, della ragazza nuda si lascia illuminare. Il gesto della nana ne indica l’energico movimento e sembra che Balthus non volesse dire niente di più di quanto lo spettatore vedeva, regalando allo stesso unicamente le sensazioni indotte dalla visione del quadro stesso.

Il quadro, di grandi dimensioni, fu descritto magistralmente dal fratello di Balthus, Pierre Klossowski, in un testo intitolato “Du tableau vivant dans la peinture de Balthus” del 1957, da cui si apprende: “La luce del giorno bagna la vittima distesa, abbandonata su una poltrona; che si tratti dell’orgasmo conseguente a una violenza? O forse nulla è accaduto – Il quadro sembra collocarsi su quel limite dove il ‘non accaduto’ e l”irreparabile’ si reggono in perfetto equilibrio. Il gesto deciso del personaggio che solleva la tenda fissa in una sorta di infinita reiterazione il delitto di cui il gatto sul tavolo è stato l’unico testimone: l’animale (che appartiene alla stessa stirpe del nano in gonna) segue con aria estremamente esterrefatta il gesto con cui la comparsa illumina la scena. Quali saranno le conseguenze del suo gesto rivelatore se non un magnifico quadro?”.

Balthus non ha mai smentito il fatto che si tratti di un scena in cui è stato perpetrato un delitto di cui la giovane donna è la vittima. Siamo in presenza di una scena drammatica costruita con estrema dolcezza: la luce rischiara il corpo della donna e sembra donargli la stessa purezza del vetro della brocca e del catino che si intravedono nella penombra della stanza. L’elemento inquietante è rappresentato dal personaggio accanto alla tenda, da quel “nano in gonna”, che Jean Clair ha individuato come “demone invecchiato dal vizio infantile” presente nel romanzo del medesimo Pierre Klossowski, “Roberta stasera” del 1953; figura che a quanto pare apparterrebbe all’immaginario di entrambi i fratelli.

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BalthusFaceBalthus, pseudonimo di Balthasar Kłossowski de Rola (Parigi, 29 febbraio 1908 – Rossinière, 18 febbraio 2001), è stato un pittore francese di origine polacca. Figlio del critico d’arte e pittore Eric Klossowski e di Baladine, autrice di acquerelli, fu a stretto contatto con il mondo della pittura già dall’infanzia: la sua casa era frequentata da artisti del calibro di Cézanne, Matisse, Mirò, Masson, sotto l’egida dei quali si compì la sua formazione artistica, pur essendo egli fondamentalmente un autodidatta. Suoi veri modelli furono, però, Masaccio e soprattutto Piero della Francesca, dallo splendore delle cui opere egli rimase affascinato già durante il suo primo viaggio in Italia nel 1926.

Nel 1961 viene nominato direttore dell’Accademia di Francia a Roma-Villa Medici dove intraprenderà molti lavori di restauro degli edifici e dei giardini della Villa, segnando la residenza romana con la sua impronta fino al 1977. Durante il suo soggiorno in Italia, Balthus stringerà anche grandi amicizie con il regista Federico Fellini e il pittore Renato Guttuso.

[a cura di Giorgio Chiantini – fonti varie]

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3 thoughts on “Balthus, La Chambre (1952-1954) – sassi d’arte

  1. Sconcerta la morale dei bigotti e dei puritani questo Balthus con le sue opere, oserei dire! E me ne accorgo anche dal ‘poco pubblico’ che ha mosso in questo blog (dove gli articoli di arte riscuotono sempre grande interesse), così come accaduto alla Mostra tenutasi in Roma e conclusasi nello scorso gennaio. E’ un artista, purtroppo, vittima di pregiudizi, dobbiamo dirlo.
    Eppure la malizia o che per essa è, secondo me, solo negli occhi di chi guarda e apprezzo molto, anzi moltissimo, la libertà di cui le Arti possono ancora fregiarsi, in un mondo sempre più incarcerato in idee, ma ancor peggio in modi di fare, che guardano sempre più ad epoche passate.Forse la grande Arte ci insegna che bisogna sì guardare il passato, ma per superarlo e non per rimanere vittime dello stesso – e mi riferisco ad una certa ristrettezza di vedute di talune opere di Balthus, ritenute portatrici di messaggi poco decorosi, diciamo così –

    Grazie Giorgio, anche per la proposta odierna.

  2. Di recente visitando la grande mostra “Balthus” alle Scuderie del Quirinale ad un certo punto me lo sono trovato davanti, il grande dipinto: La Chambre del 1952, copriva per intero una grande parete. Mi è sembrato di trovarmi di fronte ad un grande affresco, la matericita’ dei colori disposti come su un intonaco davano quella sensazione, per questo motivo penso il pittore abbia impiegato 2 anni per portarlo a termine. Sono stato circa 15/20 minuti ad osservarlo, rapito in una dimensione fuori dal tempo. Ho capito che Balthus si, lascia libera l’interpretazione all’osservatore, ma la malizia la instilla lui attraverso le immagini che propone.
    La luce che investe la stanza e la ragazza nuda distesa, svelate dal sipario strappato dall’essere malefico, non possono essere altro che un messaggio all’osservatore e come si comporterà questi dopo aver visto quell’atto di violenza nei confronti di quel corpo nudo? In quel preciso momento ho percepito come una parte sbagliata nel mio essere davanti quel quadro, perché quel corpo nel voyeurismo instaurato emanava un forte erotismo dal quale non riuscivo a sottrarmi.
    L’epilogo è nell’azione che si svolge davanti al gatto – suo alter ego – che osserva scena e spettatore seduto sopra un libro chiuso, come a dire che la storia è tutta in quel libro, lui naturalmente la conosce perché l’ha scritta e per questo motivo il libro è chiuso. A questo punto ognuno di noi può creare la sua storia nell’osservare il dipinto tornando a quella libertà dell’osservatore tanto cara all’artista.

  3. Diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Giorgio, quel che è di Giorgio, dunque il piacere di sapere che il suo articolo, come molti altri di arte da lui curati, sta procedendo molto, ma molto meglio rispetto al pomeriggio, quando ho commentato. Ne sono felice e allora ancora grazie per questa proposta!

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