Fernand Khnopff, Les Caresses – sassi d’arte

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Fernand Khnopff, Le carezze (o L’arte o la Sfinge), 1896

Bruxelles, Museo Reale delle belle Arti del Belgio

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Il pittore belga Fernand Khnopff (Grembergen, 1858 – Bruxelles, 1921) è stato definito “il simbolista perfetto”, creatore di un’arte che nasce e si sviluppa in un contesto altamente intellettuale, con le radici che affondano nell’eredità classica e lo sguardo attivamente rivolto alle avanguardie della modernità. Khnopff è stato uno degli ispiratori del movimento simbolista belga, grandemente influenzato da Delacroix e da Gustave Moreau, ma soprattutto dai Preraffaelliti e, in particolare, da Edward Burne-Jones.

Il Simbolismo è stata una corrente artistica e letteraria sorta in Francia e diffusasi in Europa sullo scorcio del 19° sec. caratterizzata, in opposizione al realismo e al naturalismo, dalla tendenza a non rappresentare fedelmente il mondo esteriore, ma a creare piuttosto il mondo della suggestione fantastica dei sogni per mezzo di allusioni simboliche (da Enciclopedia Treccani) e, su questa scia, si colloca anche quest’opera. Il dipinto rappresenta il mito greco di Edipo,  l’unico uomo che riuscì a dare risposta all’essere mitologico metà donna e metà felino, la Sfinge, divoratrice terribile di tutti coloro, che erano stati incapaci di risolvere il suo enigma ma, a differenza del racconto mitologico, qui i due protagonisti realizzano un destino diverso.

Nel 1898 a Vienna si inaugurava la prima mostra della Secessione ed un dipinto, in particolare, attirò l’attenzione dei presenti, destando sconcerto e scalpore: Les Caresses di Fernand Khnopff. Ultimata due anni prima, l’opera è un concentrato di simboli, allegorie e metafore di gusto squisitamente elegante e prezioso. Ispirato all’omonimo racconto breve di Greg Egan, il quadro raffigura Edipo che incontra la Sfinge: l’eroe tebano è rappresentato da un personaggio dalle fattezze androgine che guarda l’osservatore languidamente ed inclina mollemente il viso ed il busto verso una sfinge dal corpo di ghepardo con gli occhi socchiusi.

Nella tela di Khnopff la sfinge, dalla lunga coda sensuale, diviene un animale dalla ferocia seduttiva: allegoria della Lussuria, essa incarna le ambiguità del tenebroso femmineo, l’insidia da cui l’uomo deve difendersi, in una simbologia molto forte, che rappresenta l’archetipo della comunicazione enigmatica. Sembrerebbe che Edipo abbia risolto l’indovinello ma la Sfinge, invece di suicidarsi, come raccontato nel mito, coccola Edipo, accarezzandolo, con un’espressione soddisfatta, perché Edipo è ancora intrappolato dal destino, nonostante il successo nel risolvere l’enigma. Molto evidente risulta l’ambiguità della seduzione, rappresentata dall’accarezzare quella che doveva essere la vittima scampata alla morte.

Presente nei miti egizi e nella mitologia greca, la sfinge (assieme ad altre creature a metà, come sirene, angeli, centauri e ninfe) venne a popolare l’immaginario simbolista per questa sua doppia natura animale e umana, divina e demoniaca, buona e malvagia, assimilabile all’ inconscio umano. Essere doppio ed ambivalente anche la donna, ella ricoprì un ruolo di primo piano nell’immaginario figurativo di Khnopff, che la ritrasse angelo, musa, amica, ma nello stesso tempo ingannevole, tentatrice e perversa. (a cura di Giorgio Chiantini – fonti varie)

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Al link sottostante anche un interessante contributo di Rai Arte:
http://www.arte.rai.it/embed/fernand-khnopff-larte-o-la-sfinge-o-le-carezze/1702/default.aspx

5b

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