Jules Laforgue, Apoteosi – con una nota al testo

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APOTEOSI

Da ogni parte, e per sempre, il Silenzio formicola
Di stelle d’oro a grappoli, che mischiano i loro giri.
Somigliano a giardini con viali di diamanti,
Ma ognuno, solitario, risplende cupamente.
.
E là in fondo, in quell’angolo ignoto, che sfavilla
D’un solco di rubini melanconicamente,
Tremola una scintilla, che ammicca con dolcezza:
Patriarca che guida col lume la famiglia.
.
La famiglia: uno sciame di grevi globi in fiore.
E sull’uno, la terra, Parigi è un punto giallo,
Dove, appesa a una lampada, veglia un povero folle:
.
Nell’armonia del cosmo, fragile meraviglia.
L’unica! Ne è lo specchio d’un giorno¹, e la conosce.
Vi fantastica a lungo, poi ne cava un sonetto.
.
¹ L’uomo riflette l’armonia del cosmo per brevissimo tempo (un giorno), poiché brevissima è la sua vita.

.

Nota al testo – Un primo manoscritto della poesia recava per titolo “Un parigino del XIX secolo” con la dedica A Paul Bourget, potrebbe essere la sua apoteosi. Un secondo manoscritto fu intitolato: “Un parigino nel 1880”. In entrambi la parola “apoteosi” figurava solo in margine: interessante che sia divenuta l’unico titolo nella redazione definitiva – ciò significherebbe che l’omaggio a  Bourget era sembrato col tempo meno importante di ciò che questo scrittore veniva qui a rappresentare: l’immagine dell’uomo-poeta che riesce a intendere col suo genio l’armonia dell’universo e decide di cantarla. All’individuazione dell’uomo-poeta Laforgue arriva attraverso un processo di ‘zoom’, cominciando a descrivere l’immensa quiete del cosmo formicolante di luci, per giungere poi alla rappresentazione del Sole, e quindi, attorno, del sistema solare, e all’interno di questo sistema, della Terra, sulla quale viene a scoprire un punto: Parigi. E in una casa di Parigi, ecco il “povero folle” che veglia, l’uomo-poeta, ironicamente definito folle poiché è, pascalianamente, canna pensante: quella lampada accesa e quel suo vegliare stando a significare, oltre metafora, la luce e il lavoro dell’intelligenza.

*

da Jules Laforgue, Poesie (a cura di Enrico Guaraldo, BUR Rizzoli, 1998)

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2 thoughts on “Jules Laforgue, Apoteosi – con una nota al testo

  1. Jules Laforgue, per me è stato sempre un punto di riferimento nella poesia, un porto in cui attraccare, peccato che ebbe una vita breve e travagliata.
    Nacque il 16 agosto 1860 a Montevideo, morì a Parigi il 20 agosto 1887, accasciato dalla poca salute e nella più assoluta povertà.

    LA SIGARETTA

    Si, questo mondo è piatto, e quanto all’altro frottole.
    Senza speranza vado, mansueto, alla mia sorte:
    per ammazzare il tempo, aspettando la morte,
    fumo in faccia agli dei sottili sigarette.

    Su, viventi, affannatevi, o scheletri futuri.
    Me, l’azzurro meandro che verso il cielo si torce
    mi sprofonda in un’estasi infinita e m’addorme
    come ai morenti aromi di mille bruciatori.

    Ed entro nel fiorito eden dai sogni chiari,
    dove elefanti in fregola s’intrecciano alla fioca
    danza delle zanzare, in fantasiosi valzer.

    E quando poi pensando ai miei versi mi scuoto,
    contemplo, il cuore pieno di dolce gioia, il caro
    mio pollice arrostito come un cosciotto d’oca.

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