Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Rocco Scotellaro

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

di Rocco Scotellaro:

Noi non ci bagneremo sulle spiagge
a mietere andremo noi
e il sole ci cuocerà come la crosta del pane.
Abbiamo il collo duro, la faccia
di terra abbiamo e le braccia
di legna secca colore di mattoni.
Abbiamo i tozzi da mangiare
insaccati nelle maniche
delle giubbe ad armacollo.
Dormiamo sulle aie
attaccati alle cavezze dei muli.
Non sente la nostra carne
il moscerino che solletica
e succhia il nostro sangue.
Ognuno ha le ossa torte
non sogna di salire sulle donne
che dormono fresche nelle vesti corte.
.
§
.
Ho capito fin troppo gli anni e i giorni e le ore
gl’intrecci degli uomini, chi ride e chi urla
giura che Cristo poteva morire a vent’anni
le gru sono passate, le rondini ritorneranno.
Sole d’oro, luna piena, le nevi dell’inverno
le mattine degli uccelli a primavera
le maledizioni e le preghiere.
.
§
.
A passi volenterosi
siamo giunti io e te
come truppa di riserva,
compagno della Camera di Bernalda,
e possiamo solo emettere un grido.
Sperduti siamo in questo mezzogiorno
nella lunga mulattiera
cordonata da agavi sempreverdi.
E ancora dietro le agavi i padroni
puntano i fucili sulle bocche
dei foresi silenziosi come bestie.
.
§
.
E’ fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi
con i panni e le scarpe e le facce che avevamo.
Le lepri si sono ritirate e i galli cantano,
ritorna la faccia di mia madre al focolare.
.
[per i testi si ringraziano il sito La presenza di Èrato ed il poeta Luciano Nota]

*

Rocco ScotellaroRocco Scotellaro è nato a Tricarico (MT) il 19 aprile 1923 ed è morto a Portici (NA) il 15 dicembre 1953. E’ stato uno dei maggiori poeti e intellettuali lucani impegnato nel vivo delle problematiche del secondo dopoguerra. Animato da una forte carica morale e ideale, profusa nella sua produzione letteraria e nell’impegno politico, assunse il valore emblematico delle lotte per il riscatto del popolo meridionale. Dopo gli iniziali studi presso il Convitto Serafico dei Cappuccini a Sicignano degli Alburni e a Cava de’ Tirreni e la frequenza della prima liceale al Regio Liceo-Ginnasio “Q. Orazio Flacco” di Potenza, la sua formazione culturale e politica si delineò tra il 1940 e il 1941 a Trento, dove conseguì la maturità classica al “G. Prati” sotto la guida di Bruno Betta e di Giovanni Gozzer (antifascista di formazione cattolica), e dove ebbe i primi contatti teorici col socialismo. Maturò il suo pensiero nei drammatici anni 1943-1944 vissuti in Basilicata, terra di confinati politici come Carlo Levi, Manlio Rossi-Doria, Camilla Ravera, Emilio Sereni, Franco Venturi, Guido Miglioli e di ebrei internati, ma anche regione che, dopo l’8 settembre ’43, avviò in anticipo rispetto al centro-nord d’Italia il processo di democratizzazione della vita civile e politica in un clima irto di difficoltà e di tensioni.
Segnalato da Eugenio Colorni, confinato a Melfi, come «un ragazzo su cui si poteva contare» quando in regione si sarebbero ricostruiti i partiti di sinistra. Intenso fu l’impegno politico-sindacale a livello regionale e comunale. Promosse la costituzione di leghe aderenti alla Camera del Lavoro. A Tricarico, attraverso i consigli di borgo, creò un forte consenso soprattutto tra i contadini e i braccianti. Nel richiamare gli ideali della solidarietà internazionale, del lavoro e della riconquistata libertà, egli pose l’accento sulla necessità della «rieducazione morale e politica del popolo». L’attivo coinvolgimento nella vita del partito  culminò il 20 ottobre 1946, nel corso della prima democratica votazione amministrativa del dopoguerra, nella sua elezione a sindaco di Tricarico per lo schieramento del Fronte Popolare Repubblicano. Questa sua prima Amministrazione (24 novembre 1946 – 18 aprile 1948) si contraddistinse per il coinvolgimento del popolo nella risoluzione dei problemi e per la realizzazione di opere concrete a favore della popolazione, come la fondazione di un ospedale a Tricarico, il terzo all’epoca esistente in Basilicata, inaugurato il 7 agosto 1947. Pose, inoltre, grande attenzione al lavoro e, attraverso la costruzione dell’edificio scolastico e l’apertura di scuole per adulti, alla lotta contro l’analfabetismo, tappa fondamentale del processo di elevazione culturale e democratica dei popoli.
All’indomani della sconfitta elettorale delle Sinistre in Italia, la sua amministrazione entrò in crisi ed egli si dimise. Rieletto nelle successive Comunali per le quali si presentò nella lista dell’Aratro e la dizione di Fronte Democratico Popolare, iniziò la sua seconda Amministrazione (28 novembre 1948 – 8 maggio 1950, data quest’ultima delle sue dimissioni dopo il proscioglimento dalle accuse di concussione, per le quali dall’8 febbraio al 25 marzo 1950 aveva subito il carcere). Fu quello per la Basilicata il periodo della più accesa lotta per il possesso della terra da parte dei contadini e dei braccianti e molti latifondi furono occupati anche a Tricarico. Scotellaro fu tra i protagonisti di quelle rivendicazioni, ma anche il poeta e lo studioso di quel mondo contadino ormai al tramonto. Da sindaco deliberò l’adesione alla Assise per la Rinascita della Lucania, che si svolse a Matera il 3-4 dicembre 1949. Dopo le vicende dell’ingiusto carcere, nel 1950 lasciò la politica attiva e, su invito di Manlio Rossi-Doria, che dirigeva l’Osservatorio di Economia Agraria di Portici, si dedicò alle ricerche preliminari per il Piano di Sviluppo Regionale per la Basilicata, curando la parte relativa ai problemi della scuola. Nel contempo partecipò alle indagini sulla civiltà contadina in Lucania e lavorò su un’ampia ricerca sulla cultura dei contadini meridionali, affidatagli da Vito Laterza.
Profondo fu il suo legame con Carlo Levi, Rocco Mazzarone e il Movimento di Comunità di Adriano Olivetti. Aperto al dibattito culturale italiano dell’immediato dopoguerra, ha lasciato un «centinaio di liriche che – a giudizio di Eugenio Montale – rimangono le più significative del nostro tempo». Alla poesia, (É fatto giorno, Milano, Mondadori, 1954 – Premio Viareggio, oggi raccolta nell’opera omnia Rocco Scotellaro, Tutte le poesie. 1940-1953, a cura di Franco Vitelli, Milano, Mondadori, 2004) si affianca la prosa con Contadini del Sud, Bari, Laterza, 1954, una raccolta di testimonianze di vita di contadini meridionali e con il racconto autobiografico L’uva puttanella, Bari, Laterza, 1955. Seguono le prose giovanili di Uno si distrae al bivio (prefazione di Carlo Levi, Roma-Matera, Basilicata Editrice, 1974) e di Giovani soli a cura di Rosaria Toneatto (prefazione di Leonardo Sacco, Matera, Basilicata Editrice, 1984). Lo spessore della produzione poetica di questo «precoce e sfortunato maestro del nostro neorealismo», tradotta in varie lingue, emerge sui fermenti della sua terra e del suo tempo, per raggiungere toni lirici di portata universale (tratto da “R. Scotellaro, Tutte le poesie. 1940-1953, a cura di Franco Vitelli” dal sito Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra”).
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3 thoughts on “Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Rocco Scotellaro

  1. Leggendo questi versi sembra quasi di assistere alla materializzazione di quei cafoni dei quali Ignazio Silone ha sempre decantato le lodi nei suoi romanzi.
    Poesie belle, vere e piene di impegno.
    Grazie ancora una volta Angela per il tuo lavoro di condividere spesso autori meritevoli di essere divulgati in modo da farli conoscere e arricchire tutti noi.

    1. Grazie Giorgio per la lettura. Rileggendo i versi del sindaco-poeta lucano, pensando ad alta voce mi sono detta di quanto sia bella e vera la poesia di chi ha “masticato” la propria terra, vivendola fino in fondo e senza risparmiarsi in fatica e sudore e l’ha amata, come la propria donna e, dopo aver fatto l’amore con lei, ne esce spossato e arricchito per aver accettato tutto dell’altro, dell’altra.

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