Pink Floyd, The Gunner’s Dream

The Scarlet Sunset circa 1830-40 Joseph Mallord William Turner 1775-1851 Accepted by the nation as part of the Turner Bequest 1856 http://www.tate.org.uk/art/work/D24666

 “The final cut”, l’album da cui è tratto il brano dell’articolo odierno, è il frutto di un travagliato percorso di auto-esplorazione e dei traumi lasciati nell’animo dell’autore, Roger Waters, bassista e all’epoca leader dei Pink Floyd,  dalla perdita del padre. E’ un disco fortemente pacifista, scritto durante la cosiddetta Guerra delle Falkland, ma la cui atmosfera riporta evidentemente alla Seconda Guerra Mondiale. E’ un disco talmente intimo e personale – ostico all’ascolto, poco “in linea” con le atmosfere e le sonorità tipiche dei Pink Floyd – da aver causato lo scioglimento temporaneo del gruppo per l’accusa di atteggiamenti dittatoriali mossa dagli altri componenti a Waters, che riducevano i Pink Floyd ad un complesso di supporto, soggiogato alle esigenze espressive del leader.

Nato nel settembre 1943, Roger Waters non conobbe mai il padre, Eric Fletcher Waters che, partecipando nelle fila dell’esercito britannico allo sbarco di Anzio del gennaio 1944, trovò la morte durante lo sbarco delle forze alleate insieme a migliaia di altri soldati. Evento, quest’ultimo, che ha inevitabilmente segnato tutto il resto della sua vita e che trova riflesso concreto in gran parte dei testi di Waters.

Il brano proposto, “The Gunner’s dream”, tradotto come “Il sogno dell’artigliere”, parla di un soldato che, dal fronte dove si trova, fra le bombe che gli cadono intorno facendolo sobbalzare, sogna. Sogna una vecchiaia accanto alla donna amata i cui capelli si tingono d’argento; sogna una casetta con il giardino sul retro, un posto tranquillo dove vivere appagato in amore e in pace. “His dream is driving me insane” recita ad un certo punto la canzone, ovvero “Il suo sogno mi sta facendo impazzire”, indicando il progetto di Waters, in questo album, di elaborare un concept legato al “tradimento del sogno postbellico”; concept pacifista, che rappresenta il filo conduttore ideale tra gli eventi di attualità del 1982 e la seconda guerra mondiale.[Giorgio Chiantini]

“Il sogno dell’artigliere” si apre immergendo subito l’ascoltatore in un’atmosfera da battaglia appena conclusa, di attacco nemico appena trascorso e dal quale, forse, si ha avuto la fortuna di salvarsi fisicamente, ma non mentalmente. La voce del cantante ha tono dolce, quasi di benevolenza verso l’ineluttabile destino che suo malgrado ha dovuto subire e lascia intendere la speranza che tutto quanto accaduto possa essere finito magari per sempre. Ma così non sarà e, di fatto, il testo procede su toni utopici, ma con la consapevolezza che la guerra inevitabilmente fa parte della natura umana.

A metà brano, lo stacco di sax segna il punto di massima tensione a cui corrisponde la frase chiave dell’intero brano “And hold on to the dream” alla lettera “tenere, mantenere il sogno” quindi aggrapparsi ad esso (“E ti aggrappi ostinatamente al tuo sogno” nella traduzione qui proposta), che segna uno spartiacque tra l’ideale e il reale, conferendo corpo, concretezza alle parole nella resa dinnanzi al fatto che nei confronti di un sogno si può solo avere l’ostinazione di continuare a credere e a sperare in esso. [nota di ascolto di Angela Greco]

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Il sogno dell’artigliere (Pink Floyd)
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Scendono lentamente attraverso le nuvole
I ricordi che ora mi assalgono.
Nello spazio fra i cieli
E nell’angolo di qualche campo straniero,
Ho fatto un sogno,
Ho fatto un sogno.
Addio Max,
Addio mamma.
Dopo la funzione mentre torni lentamente all’auto,
E l’argento dei suoi capelli
Splende nell’aria fredda di novembre,
Senti la campana che suona a morto,
Tocchi la seta del risvolto.
E mentre le lacrime cadono
Per essere confortate dal suono della banda,
Le prendi la mano delicata,
E ti aggrappi ostinatamente al tuo sogno.
Un posto per vivere,
Cibo a sufficienza,
Un luogo dove i vecchi eroi passeggiano tranquillamente,
Dove si possono esprimere ad alta voce
Dubbi e paure,
E soprattutto dove nessuno muore
Dove non ti gettano sulla soglia il solito giornale di frasi fatte,
Dove te ne stai tranquillo e beato,
E non ci sono maniaci che sparano
Con il telecomando ai suonatori della banda
E tutti possono fare ricorso alla legge
E nessuno uccide più i bambini
E nessuno uccide più i bambini
Notte dopo notte,
Mi gira nella mente,
Questo suo sogno mi fa impazzire.
Nell’angolo di qualche campo straniero,
L’artigliere stanotte dorme.
Quel che è fatto è fatto.
Non possiamo cancellare le sue ultime parole.
Pensate bene al suo sogno.
Pensateci bene.
.
*
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The Gunner’s Dream (Pink Floyd)
.
Floating down through the clouds
Memories come rushing up to meet me now
In the space between the heavens
And in the corner of some foreign field
I had a dream
I had a dream
Goodbye Max
Goodbye Ma
After the service when you’re walking slowly to the car
And the silver in her hair
Shines in the cold november air
You hear the tolling bell
And touch the silk in your lapel
And as the tear drops rise
To meet the comfort of the band
You take her frail hand
And hold on to the dream
A place to stay
Enough to eat
Somewhere old heroes shuffle safely down the street
Where you can speak out loud
About your doubts and fears
And what’s more no-one ever disappears
You never hear their standard issue kicking in your door
You can relax on both sides of the tracks
And maniacs don’t blow holes
In bandsmen by remote control
And everyone has recourse to the law
And no-one kills the children anymore
And no-one kills the children anymore
Night after night
Going round and round my brain
His dream is driving me insane
In the corner of some foreign field
The gunner sleeps tonight
What’s done is done
We cannot just write off his final scene
Take heed of the dream
Take heed
 (immagine d’apertura:  dipinto di Joseph Mallord William Turner The Scarlet Sunset (1830–40); immagine di chiusura: copertina dell’album The final cut (1983); testo del brano da testitradotti.it)
finalcut
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