Nell’antro del misantropo di Simone Consorti letto da Angela Greco

pennaecalamaio

La silloge Nell’antro del misantropo di Simone Consorti, edita da L’arcolaio nel 2014, suddivisa in due sezioni, una omonima ed una intitolata Il continente di cenere, raccoglie un cospicuo numero di poesie incentrate sull’esperienza della realtà da parte del poeta, elargita al lettore con toni schietti e mai zuccherati. Per entrare subito nel merito di questo interessante lavoro, scritto da un autore che dimostra di non essere alle prime armi e il cui titolo non lascia indifferenti, sarebbe opportuno iniziare la lettura dalla post fazione di Andrea Mariotti, capace di avvicinare il lettore al fare poetico “salato” piuttosto che “dolce”, come egli stesso afferma, lontano – e concordo su questo – da tanta poesia odierna, eccessivamente sentimentale, scritta di getto sull’onda emozionale e così privata del necessario tempo di sedimentazione e maturazione.

Simone Consorti fin dal titolo mette in chiaro il suo “tipo” di poesia: giocando consapevolmente con assonanze e rime, sembra voler stringere e chiudere il campo intorno al singolo, intorno a se stesso, comunque intorno all’unità pensante consapevole del reale e dello stretto luogo in cui oggi è relegata la persona – richiamando con il suo “antro” sia il luogo privilegiato dove rifugiarsi e dal quale osservare gli altri, sia il luogo mitologico-arcaico dove è possibile ancora riconoscere l’uomo – per poi “aprirsi” in una scrittura entro cui racchiudere l’esperienza altrui attraverso la propria, come bene si evince dai versi di Fernando Pessoa “Porto addosso le ferite \ di tutte le battaglie che non ho combattuto” con cui Consorti fa esordire la propria opera (Pessoa, autore che più di chiunque altro ha usato eteronimi per operare una singolare spersonalizzazione, qui letto come il comprendere tutti in se stesso).

L’autore racchiude nella sua silloge, che inizia con l’emblematica “Sto diventando me stesso”, una vasta parte della realtà umana, usando la propria figura come specchio per gli altri, riassumendo in se stesso il percorso dell’intera società. Nei versi s’incontra la realtà innestata su richiami artistici e letterari, resa con un linguaggio pratico, che chiama le cose con il proprio nome, ripulito dalla retorica di una certa poesia dilettantistica. Emergono studio e conoscenza della scrittura poetica, che consentono un uso preciso della rima atto a rendere l’amara ironia, che sembra ben riuscire a questo autore. (Angela Greco)

*

poesie tratte da Nell’antro del misantropo (L’arcolaio, 2014) 

Sto diventando me stesso
.
Sto diventando me stesso
non ho bisogno di uno specchio per vederlo
sta accadendo proprio adesso
e non c’entra con come mi sento
Tra poco sarò un sasso
immobile e incapace
di fare un solo passo
Non mi aspettare più in là
o domani
non dirmi di stringere
o aprire la mani
o stropicciare gli occhi
davanti al mare immenso
perché sto diventando me stesso
.
(pag.11)
.
.
.
I ciechi conoscono i cieli
.
I ciechi conoscono i cieli
e spesso hanno un loro concetto
degli arcobaleni
Più di tutto sono esperti di spazi immensi
e di giorno vanno di notte nei deserti
.
Ci vuole immaginazione
per credere nelle rose
ci vuole un bel po’ d’esperienza
per setacciare la realtà dall’apparenza
.
A volte un cieco giovane
ritorna un cieco vecchio
ma ho visto ciechi che hanno visto ciechi
che hanno visto ciechi
che hanno visto se stessi allo specchio
.
(pag.35)
.
.
.
Il continente di cenere
.
Il fiume più non scorre nelle vene
Se ne sono andate in fumo le foreste
e la terra sotto il peso del mio piede
e delle bare cede
Anche le albe
perfino le pietre
son troppo fragili e tenere
nel continente di cenere
.
(pag.55)
.
.
.
Uno di noi sarà presto polvere
.
Uno di noi sarà presto polvere
l’altro è destinato ad andare oltre
al di là dell’ amicizia e della morte
sopravvivendo alla fine del miele
del fiele e di tutte le scorte
Gli toccherà immaginare il reale
da un oblò
guardando il mare restringersi
in lavatrice
e tutti i ricordi sbiadire
.
(pag.81)
.
.

Simone Consorti - Nell'antro del misantropoSimone Consorti è nato a Roma, dove insegna in un Istituto Superiore. Ha pubblicato i romanzi “L’ uomo che scrive sull’ acqua ‘aiuto’ “(Baldini e Castoldi,1999, Premio Linus),”Sterile come il tuo amore”(Besa editrice, 2008),”In fuga dalla scuola e verso il mondo”(Hacca, 2009), “A tempo di sesso” (Besa, 2011) e “Da questa parte della morte” (Besa, 2016). Ha raccolto le sue poesie in “Perché ho smesso di scriverti versi” (Aletti, 2010 – attualmente reperibile on-line sul sito scribd.com) e “Nell’antro del misantropo” (L’arcolaio,2014). Sul sito larecherche.it sono disponibili in formato elettronico, scaricabili gratuitamente: “Gli amanti bendati” (2013) – poesia e “Finestra d’Italia” (2016) – poesia e fotografia. Da alcuni anni si occupa di fotografia e sta curando il progetto di street photography “C’era una volta in Europa”.

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