William Shakespeare, due sonetti: n.98 e n.100

Vladimir Pajevic

Dai Sonetti di W.Shakespeare (trad. di Giovanni Cecchin, Oscar Mondadori — immagine:opera di Vladimir Pajevic)

98
.
Sono stato assente da te nella primavera,
quando lo sfarzoso Aprile, vestito di magnificenza,
infondeva tale spirito di gioventù in ogni cosa
che lo stesso grave Saturno con lui rideva e saltava.
Eppure, né il canto degli uccelli né il dolce profumo
dei fiori varii per fragranza e colori
hanno potuto ispirarmi a narrare una gioiosa storia,
o a cogliere fiori dal generoso grembo che li crebbe.
Né il candore dei gigli mi stupiva,
né il vermiglio profondo della rosa mi ispirava,
essendo essi solo dolci immagini di gioia
tratte da te, che sei loro modello.
Per me era ancora inverno e, lontano da te,
giocavo con esse come se fossero la tua ombra.
.
.
§
.
.
100
.
Dove sei, o Musa, che così a lungo dimentichi
di parlare di chi ti dona tutta la tua forza?
Stai forse sprecando il sacro tuo furore in vani canti,
offuscando il tuo potere per illuminare argomenti vili?
Ritorna, o Musa immemore, e riscatta subito
in gentili versi un tempo trascorso ozioso.
Canta a chi ti ascolta e apprezza le tue rime
e dà alla tua penna argomento e stile.
Sorgi, o indolente Musa, e vedi se nel dolce viso
del mio amore il Tempo ha inciso rughe:
e se ne scorgi, schernisci la decadenza,
e tutte le spoglie del Tempo ricopri del tuo disprezzo.
Dona al mio amore fama prima che il Tempo la vita guasti,
così avvilendo la sua roncola e la sua falce.
.
Shakespeare Sonetti
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