Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Flavio Ermini

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Da: Flavio Ermini, Il giardino conteso (Bergamo, Moretti&Vitali, 2016)

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Il castello in aria e l’alto dei cieli
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segue il formarsi imperfetto della luce l’ombra
così come si levano dal grembo della terra le apparenze
allorché insieme quiete e movimento sembrano assentire
al mobile orizzonte che da noi si allontana
desituandoci dalle nostre abitudini cognitive
per esporci al contrasto assoluto che si afferma
nel principio di ascensione al cielo tra essere e divenire
*
all’incessante moto del sangue verso la dissipazione
si oppone il sangue che bagna costantemente il cuore
per il mistero del mutamento cui ogni vivente è sottoposto
quando testimonia l’esistenza di un altro sguardo
in base al quale i mortali stabiliscono il luogo dove fuggire
pur essendo destinato ciascuno di loro a perdersi nel tumulto
di una trasformazione che poche volte appare così compiuta
da poter essere con una certa precisione misurata
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§
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L’altare dei sacrifici e il giardino destinato alla vita
.
con il grido che dal folto si leva ci consegna alla pena la natura
nell’indurci ad accogliere ciò che viene alla conoscenza
al fine di svelare quanto si sottrae solitamente allo sguardo
lasciando appena intravvedere le più lontane stelle
per non esporre alla cecità l’essere umano
alla cui vista è insopportabile persino la terra
che di ombra e fioca luce è fatta
*
a causa dell’ostinato levarsi delle tenebre
se non proprio dell’annientamento cui porta lo sprofondare
sempre di nuovo si ripete l’ascensione al cielo
in omaggio all’anima che in terra si distende
sullo sfondo originario cui l’u mano vivente si sottrae
mettendo senza una parola il sacro recinto a soqquadro
.
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§
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La rupe delle ali e il cielo disabitato
.
s’incarna in molteplici forme quanto all’apparenza è familiare
lungo questa china distruttiva che determina l’accadere
senza che nelle tenebre siano costretti i nascenti a valicare
la valle pietrosa entro la quale le stesse creature animali
espulse dall’alto dei cieli nel loro insistente decadere
trovano con il tempo dimora al riparo della rupe e delle ali
*
diviene la propria negazione e in pari tempo se stesso
l’essere mortale divorato in alto dalle ombre
quale efflorescenza cresciuta su poca terra e nell’esitazione
allorché sul bordo di un precipizio arretra con sgomento
strettamente connesso com’è all’opaco fondo preumano
da cui si erge l’essere che di carne e fragile argilla è fatto
.
.
§
.
.
L’ingannevole terraferma e il regno intermedio
.
sotto uno spazio definito da stelle inerti e tenebre
prelude all’incontro con la morte l’atto di cadere
secondo il silenzioso modo di muoversi e di agire del padre
alle soglie di un deserto tra le cui dune il figlio mai
si sarebbe spinto se ciò non gli avesse consentito
di farsi più vicino alla casa imponente da espugnare
*
profondamente lacerata da un dolore senza rimedio
è in espansione la materia e svela che c’è il deserto
dopo questo regno intermedio e notte fonda sul divenire
dov’è soppressa ogni nozione di assoluto per l’uomo
che si volge ciecamente alle forze che fondano l’inizialità
per negarsi con vana ostinazione all’angusto mondo che lo limita
.
∼ ∼ ∼

 

Flavio Ermini (Verona, 1947), poeta, narratore e saggista. Dirige dalla fondazione la rivista di ricerca letteraria “Anterem”. Per Moretti&Vitali cura la collana di saggistica “Narrazioni della conoscenza”.
Tra le sue ultime pubblicazioni:
– per la poesia: Poema n. 10. Tra pensiero (2001; pubblicato in Francia nel 2007 da Champ Social), Il compito terreno dei mortali (2010; pubblicato in Francia nel 2012 da Lucie Éditions);
– per la narrazione: Ali del colore (2007), L’originaria contesa tra l’arco e la vita (2009), Il matrimonio del cielo con la terra (2010);
– per la saggistica: Il secondo bene (2012), Essere il nemico (2013), Rilke e la natura dell’oscurità (2015), Il giardino conteso (2016).
Suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, spagnolo, slavo, russo. Collabora all’attività culturale degli “Amici della Scala” di Milano. Partecipa a seminari e convegni in molte istituzioni accademiche italiane e straniere. Vive a Verona, dove lavora in editoria.
Flavio Ermini
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2 thoughts on “Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Flavio Ermini

  1. Ringrazio di cuore Flavio Ermini per aver accettato il mio invito a far parte di questa ‘antologia’, che qui su Il sasso nello stagno di AnGre propone una selezione di autori di poesia contemporanea, condividendo quattro testi (pochi, è vero, ma sufficienti a destare la curiosità sulla poetica) scelti dai loro libri o proposti dagli stessi autori.

    Dalla copertina interna de “Il giardino conteso” di Flavio Ermini (Moretti&Vitali, 2016):

    “L’apparire dell’essere è sempre enigmatico, talvolta ingannevole, in ogni caso incalcolabile. Così è pure il suo celarsi.
    Quali sono le vie che portano l’essere all’apparire? Come si manifesta l’essere? Dove si cela? Ogni sua manifestazione è davvero illusoria? Ce ne parla Flavio Ermini in questo libro, indicandoci quali conseguenze comporta fare esperienza del mondo e del suo incessante scaturire.
    “Il giardino conteso” si articola in sei parti, dedicate ciascuna a un momento specifico della contesa che è sempre in atto tra essere e apparire. Quella contesa indica che a fondamento della vita sta la consapevolezza di essere al mondo. Accorgersi di vivere, infatti, è muovere un passo nell’esperienza originaria dell’esistenza. Testimoniare e custodire il senso di tale esperienza è un compito al quale non possiamo sottrarci.
    la coscienza di vivere chiama all’appello le insistenti e dolorose erosioni degli anni. Eppure questa consapevolezza è la condizione irrinunciabile per potersi accostare alla verità. Bisogna prendersi cura della sofferenza che ci assilla, esserne coscienti, al fine di perfezionare la conoscenza del ‘bene congiunto’ di bellezza e verità. Ecco perché nelle ultime pagine de “Il giardino conteso”, la parola diventa propriamente ‘esperienza poetica’.”

  2. Il giardino conteso è la testimonianza della fragilità umana” – si legge a pag. 234, nell’Excursus-Il dolore, le fiamme e l’angoscia – e lo stesso capitolo si chiude e chiude il libro, affermando che “Nel giardino conteso l’ineluttabilità del dolore certifica la nostra disfatta”. La poesia, occupa l’ultima parte dell’intero libro e forse giunge nel momento in cui non è più possibile “ragionare” sulle questioni o, forse giunge a chiudere un circolo, un percorso ben evidenziato dalle pagine di tutto il libro.
    La contesa di cui nel titolo è quella tra essere e apparire, cioè tra quello che l’uomo è e quello che diventa all’esterno, immerso nella realtà e nella contingenza. Il libro nel risvolto interno di copertina ci dice che “Accorgersi di vivere, infatti, è muovere un passo nell’esperienza originaria dell’esistenza” e tenta di spiegare questa esperienza (cioè qualcosa che è accaduta, che abbiamo vissuto e da cui abbiamo imparato qualcosa) originaria, cioè antecedente a tutto il resto, dalla quale siamo poi scaturiti nel nostro apparire. Flavio Ermini, in quello che a me è sembrato quasi un percorso iniziatico, ci mette in guardia sul fatto che “la coscienza di vivere chiama all’appello le insistenti e dolorose erosioni degli anni. Eppure questa consapevolezza (quella del dolore s’intenda) è la condizione irrinunciabile per potersi accostare alla verità. Bisogna prendersi cura della sofferenza che ci assilla” e, in un mondo come quello attuale, dove siamo talmente immersi nella sofferenza e nel dolore da esserne stati letteralmente anestetizzati, non mi sembra qualcosa da poco.

    Il giardino conteso è uno scrigno di spunti e di letture che porterà ognuno ad approdare al porto più vicino a se stesso, come è giusto che sia. Io in quei pochi scritti di Flavio Ermini che ho letto, ho inteso che la sua è una ricerca nel buio, che non mira a sottolineare la fine, bensì l’origine, ossia quella riva da cui poi tutti abbiamo preso il largo e la deriva, osservando come da una posizione differente – e penso all’occhio del filosofo e del poeta in un’unica persona – lo svolgersi della vita dell’uomo moderno che, secondo me, oggi è solo capace di aggrapparsi agli altrui fasciami vaganti in mare giusto per non annegare. La continua ricerca dell’origine, dell’ante-rem, che sempre Flavio Ermini semina anche negli editoriali della sua rivista di ricerca letteraria, sottolinea il buio per meglio far emergere – tra l’altro – la funzione del poeta e della poesia.
    A pag.150 de Il giardino conteso, si legge: “Sotto l’inchiostro, la scrittura si enuncia nei termini di una separazione e si precisa come un cammino di salvezza. Non è un’acquisizione di conoscenze, ma un mutamento dell’anima”; credo che tutto il libro miri a questo mutamento, ma ancor più a questa presa di coscienza sulla ricerca di quella parte più profonda di noi, capace poi, in un secondo momento, anche di creare una poesia che possa essere “nuova” e “futura”.
    Angela Greco AnGre

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