Marie Under, tre poesie tradotte da Margherita Guidacci

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Marie Under, tre poesie tradotte da Margherita Guidacci

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ALBA DEL DESIDERIO

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Alba del desiderio, rosa fragile
sopra il rogo crudele del giorno
sfaldata sulla terra in grigie ceneri.
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O vie lunghe e deserte!
L’uccello è caduto dal cielo.
E voi, tristi labbra, tacete.
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LONTANO

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S’empie di luce altra volta la stanza.
Cammino tra la polvere iridata
sopra l’erba cedevole,
nel lampo delle ali dei gabbiani.
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Nell’ombroso silenzio
gialli fiori acclamanti.
Contro messe scogliere si spenge
l’argento sonoro dell’onda.
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E la bellezza è tanta che ci opprime.
Lontano
più di ogni sconfinata lontananza
è la gioia proibita.
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ULTIMA LUCE

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No, non distrarti dall’ultima luce
quando abbiamo finito la giornata.
Risplenda il nostro volto fatto serio
e segnato dal lungo cammino verso l’ombra.
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Vedi come la corsa del vento
scosta davanti a noi le tenui foglie.
I rami si aprono a un invito
come la porta di casa.
Ancora pochi passi ed il tramonto
rosseggerà come un focolare!
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Tratte da Margherita Guidacci, La voce dell’acqua – quaderno di traduzioni (Editrice C.R.T. by Petite Plaisance)

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AlbI-84-16Marie Under, poetessa estone (Tallinn 1883 – Stoccolma 1980), dal 1944 esule in Svezia. I suoi versi abbracciano una gamma vastissima, passando dall’esuberanza giovanile attraverso un’irrequietezza nevrotica alla limpidezza e musicalità classiche, sempre con una sorprendente ricchezza di vocabolario e di immagini. Notevole anche per le sue ballate a sfondo folcloristico. Fece parte del gruppo letterario Siuru e le molteplici doti del suo primo volume Sonetid (“Sonetti”, 1917) la posero subito in primissimo piano nella vita letteraria. I numerosi volumi successivi (il suo capolavoro, Ääremail “In terre estreme”, è del 1963) confermarono questa sua posizione di grande rilievo (dall’enciclopedia Treccani). Premio Nobel per la Letteratura nel 1949.

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2 thoughts on “Marie Under, tre poesie tradotte da Margherita Guidacci

  1. in realtà ho cliccato Like ma… ho appena letto dei versi di Arno Schmidt nel blog di Giovanni Baldaccini che, decisamente, mi hanno toccato di più.
    Te li copio qui:

    L’errare delle nuvole.
    Giardini canuti. Forzuti venti di strada.
    Case. In fila.
    (Ho i pollici gelati).

    Parole trambustano
    nel canneto del mio cervello; si levano pensieri in volo,
    talvolta schiere intere epi dia scopio. (1)

    Nel giardino: tutte le foglie corsero
    selvaggiamente alla rinfusa; ramoscelli schivarono di scatto
    l’invisibile; rami oscillarono e ringhiarono;
    poi venne da me e mi gonfiò il petto,
    veleggiò nel pastrano e mi ravvivò i capelli.
    (La bruna spoglia
    aderì in lento lutto al dorso delle mani;
    la nuvola si schiaccò sul tetto e
    ne sgorgò acqua sporca ovunque.
    Associazioni mentali tra cespugli, scontrose, fuori strada).

    (1) epidiascopio: proiettore ottico che dà immagini ingrandite di oggetti opachi (ad es: libri).

    Tratto da “I profughi” ed. Quodlibet, 2016

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