L’alba dei papaveri – poesie d’amore e identità di Adua Biagioli Spadi letto da Angela Greco

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L’alba dei papaveri, di Adua Biagioli Spadi, è una silloge poetica (lavori scritti dal 2007 al 2014) edita da La Vita Felice nel 2015, una poesia ed anche, della stessa autrice – maestra d’arte, laureata in lettere moderne ed Operatrice culturale in terra toscana – un’elegante opera pittorica riprodotta in copertina (nella fotografia di William Castaldo) tra due mani che s’aprono, come a voler cogliere la fugacità di quei fiori che la primavera consegna agli occhi e alla memoria nel rosso acceso che cattura lo sguardo. Credo che l’opera pittorica sia un ottimo punto di partenza per la lettura di questa raccolta poetica, il cui sottotitolo, poesie d’amore e identità, sintetizza in maniera opportuna il carattere stesso delle poesie in essa contenute.

Idee per ogni luna
quelle del mio giardino,
sparpagliate più che mai
brulicanti di pause, di vita,
divise da odorosi spartiti.
Dico loro che questa è l’altra alba
rapita dalle accese memorie
allo scandaglio di me quasi sposa,
quasi dall’amore intimidita.
E’ un accendersi di seta e tulipani
dal cielo assopito su fiori avvinghiati.
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E’ l’alba dei papaveri rossi.
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(L’alba dei papaveri, pag.46)
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Poesie esternate come piccoli cammei, piccoli quadri di parole e sentimenti preziosi pennellati con maestria sulla tela-foglio. Adua Biagioli offre al lettore tutto quello che è: artista e poetessa, vuole farsi conoscere da chi sceglie di leggere questa sua silloge, che non nega anche tutta la gioia di essere un’opera prima, pregna di quelle attese che si riservano a ciò che si è aspettato tanto, intrisa di idealismo nei confronti della Poesia stessa, intesa come un mezzo per ricordare e riportare alla memoria, ma anche per sopravvivere al dolore e credere nel domani.

Stringerai un’immagine di me
fra le dita tue spietate,
ma sceglierai?
Il girasole che illumina la vita
o la mossa frastagliata multiforme
che appena sottilmente vedi,
al flusso tremolante del pensiero?
E’ forse solo acqua
la freschezza dentro la tua acqua
che ti riprenderai
o i versi miei stampati fino
all’orgoglioso tuo che ti appartiene?
Sono io stessa così incastrata
nelle mie mappe,
così afferrata dalle infinite penne
che ho gettato gli occhi nelle carte
nell’ora tagliata che soltanto è mia,
l’ora del silenzio
che assomiglia a religione.
Tutto sfugge dalla me che sono stata,
come goccia, come acqua,
come biscia dentro l’acqua,
fino a che riprendi la parte che ho più intatta
che fuggita
nel tuo abbraccio si consuma.
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(L’immagine di me, pag.40)
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In queste liriche è come se la poetessa aprisse la porta di casa, attendendo nel salotto buono il lettore, per gustare un momento di quiete tra gli affanni quotidiani; anche il linguaggio utilizzato, non è istintivo, forte, aggressivo, piuttosto è una carezza musicale con sfumature di sacro, un delicato fiore da cogliere. E’ ricerca di identità, questa poesia, come il sottotitolo recita, una identità ancora non bene identificata, una ricerca ancora in divenire all’interno e all’esterno da sé; Adua Biagioli rivede e cerca se stessa nella lirica del ricordo, dove compaiono persone e situazioni incontrate e vissute fino ad oggi. Ha consapevolezza, la poetessa, dello sfalsamento tra i piani del reale e dell’ideale, però nella poesia lascia che a prevalere siano i toni del secondo, carichi di speranza e voglia di concretezza. [Angela Greco]

(immagine d’apertura: L’alba dei papaveri, fotografia di William Castaldo in un’ elaborazione digitale by AnGre)
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Nel silenzio che mi sta dentro,
in quello sospeso dell’aria ferma
dimorano i sogni
come punti di arrivo mai toccati.
Lì c’è il palazzo dei venti.
Traspirano memorie
che si inseguono come fanciulle
e fantasmi muti e nascosti escono,
per ascoltare dei vuoti
le voci attorcigliate.
Lo spazio dell’ombra
è uno stretto squarcio
in cui tutto converge,
si colma di originaria linfa.
Si fa perfetto anche il passato
traboccante
degli errori mal taciuti.
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(Nel silenzio, pag.15)
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Adua Biagioli Spadi (1972, Pistoia).
Maestra d’arte frequenta il corso di laurea in Lettere moderne presso l’università degli Studi di Firenze e, qualificata Operatrice culturale dal 1995, si dedica alla scrittura e alla poesia.
Suoi testi sono presenti in numerose antologie e hanno ricevuto interessanti premi e riconoscimenti.
L’alba dei papaveri è la sua opera prima.
Ha un suo sito personale all’indirizzo http://www.aduabiagioli.it/
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