Rino Gaetano e l’Italia di Aida – sassi sonori

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Aida è l’Italia, difficile e splendida, tracciata da Rino Gaetano (Crotone, 1950 – Roma, 2 giugno 1981, incidente automobilistico), con il suo stile inimitabile, in un affresco che riporta alla luce tutta l’Italia contemporanea, dal fascismo alla guerra, dal dopoguerra agli scandali e alle difficoltà enormi degli anni ’70.

Nel titolo, la scelta di un nome simbolico: Aida, che richiama l’opera di Giuseppe Verdi scritta per celebrare l’apertura del canale di Suez (e il pensiero va alle strategie, agli scambi economici, all’ingegnere italiano che progettò l’opera) o, forse, il personaggio stesso dell’opera, la principessa etiope Aida, combattuto tra l’amore per la sua patria e l’amore per uno straniero, metafora dell’Italia del dopoguerra divisa tra le sue origini e il modello americano; ma, anche, un nome portato da centinaia di vecchiette, sulla scia dell’opera di Verdi e di una presupposta glorificazione del genio italico.

I brevi versi della canzone, sciorinati uno dietro l’altro, raucamente urlati, inframezzati da alcune frasi musicali cantano Aida, cioè l’Italia, che sfoglia il suo album di fotografie, i suoi ricordi poco dolci, ricordi di tabù, che vanno di pari passo con le “madonne” e i “rosari” di una tradizione cattolica, che rappresenta una parte decisiva della sua storia ed anche una parte decisiva della sua tragedia.

I simboli della canzone procedono in una concatenazione storica perfetta e non risparmiano il costume i “vestiti di lino e seta”, (una citazione da un cinegiornale dell’Istituto Luce sul matrimonio di Edda Mussolini e Galeazzo Ciano: “vestiti di lino e seta, dopo la cerimonia si avviano al radioso futuro di novelli sposi”.) C’è Marlene (Marlene Dietrich o Lilì Marlene, poco importa); ci sono i Tempi Moderni di Charlot e con loro il periodo tra le due guerre; i “mille mari” del mare nostrum e delle Repubbliche Marinare, della retorica del paese dei santi e dei navigatori.

E “dopo giugno”, cioè dopo il 10 giugno 1940, data in cui Benito Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia, ecco l’ “Egitto” di altre retoriche guerresche; le “marce e svastiche”, i “federali” fascisti, l’oscurità sotto i fanali e l’oscuramento delle notti di guerra; il buio di un futuro che non appare possibile; il “ritorno in un paese diviso”, in un dopoguerra “più nero nel viso” in cui l’amore però ha un colore ben preciso: il rosso. Il primo ritornello: “Aida, come sei bella” è il primo grido, al tempo stesso ironico e terribilmente sincero, di amore a questo paese.

Nella seconda parte, si ritrova il primo dopoguerra: battaglie e compromessi, un paese in preda alla povertà più nera, lavoratori che fanno la fame, lo spettro del “terrore russo” agitato a partire dal 1947; il piano Marshall, l’esclusione dei comunisti dal governo, il 18 aprile. Con un solo brevissimo verso viene innestata la storia nei suoi mille rivoli.

“Cristo e Stalìn”, con Stalìn pronunciato popolarescamente, come chiamasse un contadino veneto per l’accento; la scomunica dei comunisti da parte di Pio XII nel 1949 ed i carri armati russi in piazza San Pietro nel famoso manifesto elettorale della DC; quindi l’assemblea Costituente e la democrazia, seguita da quel disperato “e chi ce l’ha”, quasi a dire che la democrazia in Italia nient’altro è stata che un’illusione, una facciata dietro alla quale si nascondeva l’eterno fascismo che sempre riaffiora. Ed è storia di questi giorni, è storia che non finisce, che sembra non finire mai…“Trent’anni di safari”, di caccia grossa; la depredazione e non si può fare a meno di pensare a Pasolini; gli scandali, dalle “antilopi” della Lockheed ai “lapin” di certe dame impellicciate, che facevano da pendant ai detentori del potere e che a volte ne rimanevano vittime. Aida, come sei bella… (by Giorgio Chiantini & AnGre – Tratto da Aida e l’Italia di Riccardo Venturi)

AIDA, di Rino Gaetano (testo)

Lei sfogliava
i suoi ricordi
le sue istantanee
i suoi tabù
le sue madonne
i suoi rosari
e mille mari
e alalà
i suoi vestiti
di lino e seta
le calze a rete
Marlene e Charlot
e dopo giugno
il gran conflitto
e poi l’Egitto
e un’altra età
marce e svastiche
e federali
sotto i fanali
l’oscurità
e poi il ritorno
in un paese diviso
più nero nel viso
più rosso d’amor

Aida
come sei bella

Aida
le tue battaglie
i compromessi
la povertà
i salari bassi
la fame bussa
il terrore russo
Cristo e Stalìn

Aida
la Costituente
la democrazia
e chi ce l’ha
e poi trent’anni
di safari
tra antilopi e giaguari
sciacalli e lapin

Aida
come sei bella

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