Niki de Saint Phalle, Il giardino dei Tarocchi – sassi d’arte

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“[…] Noi non continueremo a dissacrare l’arte, ma la mostreremo come deve essere presentata. L’Italia è sempre stata uno dei miei grandi amori e desidero contribuire, con l’esempio, alla conservazione dei suoi innumerevoli tesori artistici e della sua eredità culturale. Il mio giardino è un posto metafisico e di meditazione, un luogo lontano dalla folla e dall’incalzare del tempo, dove è possibile assaporare le sue tante bellezze e significati esoterici delle sculture. UN POSTO CHE FACCIA GIOIRE GLI OCCHI ED IL CUORE.”  — Niki de Saint Phalle,  20 novembre 1997.

Il grande cartellone di maioliche che saluta il visitatore appena entrato nell’area del Giardino termina con queste parole, che spiegano l’intento dell’artista e i motivi che hanno animato il suo lavoro. Il Giardino dei Tarocchi è un parco artistico situato in località Garavicchio, nei pressi di Pescia Fiorentina, frazione comunale di Capalbio (GR) in Toscana, Italia, ideato dall’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, popolato di statue ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi.

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Gli arcani maggiori o trionfi sono un gruppo di carte incluso nei tarocchi – 78 carte da gioco di cui fa parte anche un mazzo tradizionale di 56 carte – antiche carte usate per la divinazione ed “interrogate” circa la condizione della persona (i primi usi documentati dei tarocchi come strumento per la cartomanzia risalgono al XVII secolo a Bologna, mentre la loro diffusione moderna in cartomanzia e l’associazione con l’occultismo risalgono alla fine del XVIII secolo). Nei mazzi moderni sono ventuno carte, generalmente numerate da 1 a 21, più il Matto, che nel gioco è una carta con un ruolo particolare; ogni carta racchiude un simbolismo inesauribile e si presta a una vita intera di riflessioni e approfondimenti. (qui sotto, L’albero della Vita)

Statua del Giardino dei Tarocchi

Nella cartomanzia (metodo di divinazione che si esercita mediante le carte da gioco, tenendo conto anzitutto del significato attribuito al seme, al colore, alla figura, al numero di ogni carta) gli Arcani Maggiori – dove ‘arcano’ significa ‘segreto’ – rappresentano le carte più dense di significato e possono essere considerati archetipi universali; gli archetipi (dal greco “arketipon” che vuol dire primo tipo, prima forma, modello) sono idee primordiali e inconsce, comuni a tutta l’umanità, che si possono manifestare alla coscienza solo tramite immagini.

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Se gli Arcani Minori (56 carte del mazzo tradizionale) danno un quadro degli avvenimenti più quotidiani, scendendo nei particolari, gli Arcani Maggiori ci indicano le cause prime degli eventi (rimandandoci al senso generale degli eventi stessi). La rappresentazione di ciascun Arcano Maggiore è molto ricca dal punto di vista simbolico: ogni oggetto, ogni colore, ogni gesto ha un senso e nulla è lasciato al caso; le immagini hanno un potere evocativo illimitato, mentre i simboli toccano emotivamente la persona ed entrano in risonanza profonda con il suo inconscio, realizzando la magia dei Tarocchi [adattamento dal sito tarocchi.it].

ph.Giorgio Chiantini
ph.Giorgio Chiantini

Seguendo l’ispirazione avuta durante la visita al Parque Guell di Antoni Gaudí a Barcellona, poi rafforzata dalla visita al giardino di Bomarzo, Niki de Saint Phalle inizia la costruzione del Giardino dei Tarocchi nel 1979. Identificando nel Giardino il sogno magico e spirituale della sua vita, Niki de Saint Phalle si è dedicata alla costruzione delle ventidue imponenti figure in acciaio e cemento ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate, per più di diciassette anni, affiancata, oltre che da diversi operai specializzati, da un’équipe di nomi famosi dell’arte contemporanea. Terminata solo nell’estate del 1996, la realizzazione del Giardino ha comportato, oltre ad un enorme lavoro di impianto, una spesa di circa 10 miliardi di lire interamente autofinanziati dall’autrice. Nel 1997 Niki de Saint Phalle ha costituito la Fondazione Il Giardino dei Tarocchi il cui scopo è quello di preservare e mantenere l’opera realizzata dalla scultrice ed il 15 maggio 1998 il Giardino dei Tarocchi è stato aperto al pubblico. (immagine a destra, motto dell’artista presso la scultura de L’appeso)

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Le sculture ispirate agli arcani maggiori dei Tarocchi, dense di significati simbolici ed esoterici, sono l’ultima tappa di un percorso artistico iniziato da Niki de Saint Phalle a metà degli anni Sessanta, dopo aver abbandonato il Nouveau Réalisme e gli assemblaggi polimaterici per la creazione delle cosiddette “Nanas”, enormi, sinuose figure femminili percorribili ed abitabili, la prima delle quali – la Hon – venne realizzata nel 1966 per il Museo di Stoccolma e la più famosa delle quali, la Tete, fu terminata nel 1973 nel bosco di Milly-la-Foret in Francia e dichiarata monumento nazionale dal presidente Mitterrand. Nei colori intensi e vivacissimi, nella “spasmodica dilatazione delle forme e nella solarità ispirata ai maestri del cromatismo, da Matisse a Picasso, da Kandinskij a Klee”, le corpose, esplosive sculture del Giardino dei Tarocchi, rivestite di un “abito di luce che trasforma le varie figure personalizzate in una favolosa successione di parure neobarocche”, rapiscono “l’attenzione e i sensi dello spettatore”, che, lungi dal percorrere un parco di divertimenti, compie una sorta di percorso iniziatico che si richiama ad illustri precedenti – Bomarzo, il Palazzo Ideale di Ferdinand Cheval nella Drome, il Parco Guell, le Torri di Watts di Simon Rodia di Los Angeles – ma che è connotato soprattutto dalla presenza di un Femminile materno e potente, carico di complessità simbolica e di “non casuali connessioni (…) con i “calvari” psichici e fisici” dell’autrice [adattamento dal sito giardinodeitarocchi.it].

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ph.Giorgio Chiantini

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“Le parole impresse sulle maioliche e riportate in apertura preparano solo in parte all’enorme emozione che si prova dentro Il giardino dei Tarocchi, varcando il cui ingresso improvvisamente si viene inghiottiti in un’altra dimensione fatta di miriadi di colori, figure fantastiche e luoghi inimmaginabili; le statue, quasi tutte di grandi dimensioni, giganteggiano sui visitatori, spesso anche con delle sembianze spaventose. La visita del giardino suscita interesse e curiosità e non lascia indifferenti; mentre gli adulti osservano le varie opere, i bambini si divertono come fossero in un paese incantato, percorrendo, dove possibile, le opere stesse senza nessun timore. Alla fine del percorso, come tutte le cose belle, dispiace che sia finito e rimane la sensazione di aver visto delle opere che hanno sicuramente arricchito di gioia gli occhi e il cuore come promesso dall’autrice.” [Giorgio Chiantini]

– a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco –

—> clicca sulle immagini per ingrandirle (dove non specificato, foto tratte dal web) <—
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ph.Giorgio Chiantini
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