Mario Luzi, Siesta

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Siesta – di Mario Luzi

È l’ora di lucidità spietata
quando non interrompe anima viva
il filo delle vie tagliate a squadra
per tutto l’entroterra fino ai moli
E un lampo come d’ali che saetta
nell’aria e scherza lungo le cornici
mette in croce chi regge a occhi sbarrati
nel tempo della siesta questo assedio
dell’acqua dalle darsene e i canali:
quei pochi che la vigilanza esige
lungo i muri della dogana o fermi
nelle garitte, privi anche del filo
di sonno sotto fogli di giornale
o sacchi di juta presso le gru e i ponti.

Da dietro queste sbarre di serranda
vivo tutta minuto per minuto
da sveglio questa esitazione atroce
tra il mio mattino e la mia notte; al più
fo come fa il ragazzo irriducibile
che va e viene nel suo andito buio,
smania, pilucca l’uva ancora verde
dalla pergola dietro casa, affretta
l’ora della sortita e del declino.

Mia madre, mia eterna margherita
che piangi e mi sorridi
viva ora più di prima,
lo so, lo so quel che dovrei, pazienza
di forte non è questa ostinazione
d’uomo che teme la sua resa. Forza
è pace. Il sopore che s’insinua
nell’ora giusta fra due giuste veglie
è forza anch’esso, non viltà. Ma ormai
che i tuoi occhi mi s’aprono
solamente nell’anima, due punti
tenaci al fondo del braciere
con cui guardare tutto il resto, o santa,
non è il taglio a fil di lama
che partisce ombra e sole in queste vie
puntate contro il fuoco
del mare all’orizzonte, è un altro il segno
a cui dovrò tener fronte, segno
che ferisce, passa da parte a parte.

da Morte cristiana, Mario Luzi, Tutte le poesie – Garzanti

.

mario-luziMario Luzi è nato a Firenze nel 1914. Ha studiato a Siena e a Firenze, laureandosi nel 1936 in letteratura francese, materia che ha successivamente insegnato presso l’Università di Firenze. La prima sua esperienza poetica avviene nel segno dell’ermetismo (La barca, 1935). Con Avvento notturno del 1940 si manifesta un forte simbolismo di gusto decadente che utilizza presenze favolose per dar voce a domande esistenziali pressanti. Un cambiamento di rotta avviene con due raccolte pubblicate negli anni dell’immediato dopoguerra (Un brindisi, 1946; Quaderno gotico, 1947), a cui seguiranno negli anni Cinquanta Primizie nel deserto (1952) e Onore del vero (1957): il ripiegamento su di sé degli inizi lascia il posto all’accettazione della realtà quotidiana e alla speranza di un rinnovamento delle coscienze e del mondo. Le numerose raccolte degli anni successivi (tra le quali spiccano Nel magma, 1963; Su fondamenti invisibili, 1973; Al fuoco della controversia, 1978; Per il battesimo dei nostri frammenti, 1971; Frasi e incisi di un canto salutare, 1990; Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, 1994) aprono un permanente colloquio con gli uomini e con la storia, talora con aperture alla speranza talora nella presa di coscienza delle lacerazioni della civiltà. La scelte stilistiche si fanno sempre più innovative nella direzione del parlato e dell’alternarsi di recitativo e canto. La produzione letteraria di Luzi si arricchisce di testi drammaturgici (Ipazia, 1972; Rosales, 1983; Hystrio, 1987); di traduzioni da Shakespeare, Racine, Coleridge; di saggi critici. Muore il 28 febbraio 2005. [dal sito La Recherche]
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