Pieter Bruegel il Vecchio, La caduta degli angeli ribelli – sassi di arte

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Pieter Bruegel il Vecchio, La caduta degli angeli ribelli, 1562

olio su tavola, cm 117 x 162 – Bruxelles, Musées des Beaux-Arts

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Il dipinto rappresenta le schiere celesti mentre sconfiggono gli angeli ribelli che, cacciati dal Paradiso e precipitati negli Inferi, si sono trasformati in terribili mostri. Al centro della scena san Michele, la cui sottile silhouette è protetta da una lucente armatura, brandisce la spada appollaiato su un dragone a sette teste. Proteggendosi con un piccolo scudo con una croce rossa in campo bianco, combatte contro il drago dell’Apocalisse. Intorno lo affiancano gli angeli fedeli armati di spade e altri angeli che danno fiato a lunghe trombe.800px-pieter_bruegel_i-fall_of_rebel_angels_img_1460

Attingendo a piene mani dal repertorio grottesco di Bosh, Bruegel (Breda, 1525 \ 1530 circa – Bruxelles, 1569) dipinge un tumultuoso groviglio di mostri e rettili che sembra invadere la scena. Si tratta di una massa confusa, in cui distinguiamo gigantesche ostriche deformi, strani demoni protetti da armature, teste umane con ali di farfalla. Questo apparente disordine, capace di stordire e coinvolgere lo spettatore, è placato dai due grandi angeli bianchi con la spada, attorno ai quali i colori si schiariscono secondo un ritmo circolare.Caduta_degli_angeliDDP

L’artista fiammingo pone in contrasto Paradiso e Inferno nel tradizionale dualismo luce-ombra: la parte superiore del quadro è occupata dal disco del sole nel cielo luminoso, mentre la parte inferiore è popolata da demoni mostruosi che soccombono alla potenza divina.

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Pieter Bruegel il Vecchio, Presunto autoritratto con un committente, 1565. Vienna, Graphische Sammlung Albertina.
Pieter Bruegel il Vecchio, Presunto autoritratto con un committente, 1565. Vienna, Graphische Sammlung Albertina.

Georges Marlier in Le Siécle de Bruegel del 1963, a proposito dell’artista fiammingo scrive: L’arte di Pieter Bruegel il Vecchio si oppone in modo categorico all’ “italianismo” del suo tempo, ma supera di gran lunga la semplice pittura di costumi paesani alla quale in passato si pretese di limitarlo. Il Bruegel era un’artista colto, in relazione con eminenti umanisti. Seppe rinnovare la pittura religiosa innestandola nella descrizione del mondo rurale fiammingo; ampliò l’arte del paesaggio, soprattutto nella serie dei Mesi, appoggiandosi alla tradizione derivata dal Patinier, ma superando tutti i predecessori con la concezione grandiosa della natura e con il modo di inserirvi le creature viventi. Nello stesso tempo ha composto visioni fantastiche in cui si perpetuano, con una forma nuova, le invenzioni diaboliche di Bosh. Dalle sue visioni paesane e dai quadri didascalici si sprigiona una saggezza che, pur attingendo alle fonti popolari, si innalza alla contemplazione serena e stoica di un Montaigne. Il suo stile partecipa ancora di quello dei “primitivi” (colori locali pieni e netti), ma annuncia il paesaggio moderno. 

[da I capolavori dell’arte – Bruegel, Il censimento di Betlemme, Corriere della Sera]

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