Antonin Artaud, Festa di reggenza

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FESTA DI REGGENZA, di Antonin Artaud

Uomini, o larve del reale
– E stasera la corte, la corte danza –
Girano cieli in ogni perla
E la festa trascina il cielo.
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O sfavillanti trapassati
Perché agitate gambe e braccia
Siete morti, non siete più là,
Appartenete al passato.
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Pertanto getti d’acqua canticchiano
Con la stessa ebbrezza
E le coppie sugli stagno
Fanno gesti comprensibili.
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O sentimento delle cose visibili
Sensualità plenarie
Il chiaro di luna proiettato
Perlustra pietre insensibili.
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E gli abiti sono pennelli
Inzuppati in una vernice infuocata
La cui punta attraversa l’anima
Densa e solida della notte.
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Il chiaro di luna lacera il vento.
Come soffi sulle pietre
Le parole attraversano la materia
Incostante dei sentimenti.
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Bisogna definire bene il suo spirito
Nella sensibile, sensibile luce
Di una vecchia festa principesca
I cui fuochi sono al di fuori dello Spirito.
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La stessa ampollosità immensa
Che vi impedisce di pensare
Muta in danza la vostra demenza
Uomini, o larve del creato.
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____________________(25 settembre 1922)
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da Artaud, Poesie della crudeltà (1913 – 1935), trad. di Pasquale Di Palmo, Stampa Alternativa Nuovi Equilibri 3 / 2002 — immagine: Edvard Munch, La tempesta, 1893, olio su tela, Museum of modern art, New York.

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Artaud_manrayAntonin Artaud – Nato a Marsiglia nel 1896, manifesta presto i sintomi di una grave sofferenza mentale. Scartato nel 1917 dall’esercito per sonnambulismo, si trasferisce a Parigi nel 1920 e qui comincia a recitare nelle produzioni dell’Atelier di Dullin e poi in quelle dei Pitoeff. Entra nel movimento surrealista di Breton, ma ne esce presto per motivi politici. Il regista cinematografico Abel Gance gli fa interpretare il ruolo di Marat nel Napoléon (1926); anche Freyer gli dà una parte nel film La passione di Giovanna d’Arco (1928).
Nel 1926 fonda con altri il Teatro Alfred Jarry, che ha però breve vita. Nel luglio 1931 assiste, all’Esposizione coloniale di Parigi, a uno spettacolo di danzatori dell’isola di Bali, che segna una tappa decisiva nella successiva elaborazione della sua poetica teatrale.
Nel 1935 inaugura il nuovo movimento del Teatro della crudeltà (Theatre de la Cruauté) nella sala parigina delle Folies-Wagram, mettendo in scena un suo testo, I Cenci, che però non ha successo.
Negli anni successivi Artaud si reca in Messico, quasi senza denaro. Nei villaggi indios della Sierra Madre matura un ttale distacco dal mondo occidentale: lo affascinano il peyotl (fungo allucinogeno), le danze solari e la simbiosi che gli indios manifestano con la terra e il suo doppio notturno (la luna).
Tornato in Europa, nel 1937 è arrestato in Irlanda e recluso per vagabondaggio. Viene rimpatriato e internato. Trasferito (1943) nell’ospedale psichiatrico di Rodez, si dedica all’arte-terapia, ma viene ferito dall’elettrochoc.
Scrive lettere e compila quaderni che documentano il lento sprofondare nella follia.
Con l’aiuto di amici lascia Rodez nel 1946. Consumato da un tumore (che lenisce con oppio e cloro), scrive il dramma radiofonico Per finirla con il giudizio di Dio. La trasmissione, prevista per la sera del 2 febbraio 1948, è sospesa per blasfemia e oscenità; va in onda tre settimane più tardi solo per pochi invitati. Pochi giorni dopo Artaud è trovato morto. (tratto dal scuolissima.net) – fotografia di Man Ray
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