Vincent van Gogh, Girasoli – sassi d’arte

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 I girasoli sono una serie di quadri ad olio su tela dipinti tra il 1888 e il 1889 ad Arles da Vincent van Gogh, dopo una prima serie di quattro “Girasoli” dipinta a Parigi, nel 1887. I girasoli sono i soggetti più conosciuti, oltre che i preferiti di Van Gogh, tanto che lo stesso Vincent scriverà al fratello Theo: “Il girasole è mio, in un certo senso”. Sono state dipinte tutte le diverse fasi della vita de i girasoli, dalla nascita del bocciolo fino alla loro morte, ovvero all’appassimento. La serie dipinta a Parigi, nella tarda estate del 1887 fa parte di una serie oggi divisa tra il Metropolitan Museum di New York, il Kröller-Müller Museum di Otterlo, il Museo Van Gogh di Amsterdam e il Kunstmuseum di Berna.

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Stabilitosi ad Arles nel febbraio del 1888, van Gogh amò il luogo e la sua nuova “casa gialla”, ma si sentiva solo, finché in primavera non gli venne l’idea di invitare l’amico Gauguin. La serie dei Girasoli in vaso, la più celebre, nacque in questo periodo di vitalità e ottimismo, durante l’estate in attesa dell’arrivo dell’amico. Van Gogh, per decorare la stanza dell’ospite e impressionarlo, aveva previsto di dipingere una dozzina di tele, iniziando da quattro che dovrebbero essere il Vaso con dodici girasoli della Neue Pinakothek di Monaco e il Vaso con quindici girasoli della National Gallery di Londra, il Vaso con cinque girasoli, già a Yokohama, distrutto in un incendio nella residenza del milionario giapponese Koyata Yamamoto sulla costa sud di Ashiya il 6 agosto 1945, durante gli attacchi aerei statunitensi della seconda guerra mondiale, e il Vaso con tre girasoli, non reso visibile al pubblico dalla mostra di Cleveland del 1948, in cui compariva nella collezione privata di un milionario sconosciuto negli Stati Uniti e rivelato solo ai suoi amici più stretti. Le lettere al fratello minore Theo parlano di un’attività febbrile, in previsione dell’arrivo dell’ospite: «Ci sto lavorando ogni mattina, dall’alba in avanti, in quanto i fiori si avvizziscono così rapidamente».

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Gauguin arrivò ad ottobre, ma non trovò per niente interessante Arles, deludendo le aspettative dell’amico e iniziando un periodo prolifico dal punto di vista artistico, ma tormentato da un’escalation di litigi e di atti violenti dell’olandese. Il sodalizio si interruppe bruscamente a dicembre, quando uno finì in esaurimento nervoso e l’altro si preparò a partire per Tahiti. A dicembre Vincent stava ancora dipingendo girasoli e in tale posa lo ritrasse Gauguin. È probabile che, non esistendo più i fiori in circolazione, van Gogh utilizzasse come modello i suoi stessi dipinti, copiandoli con poche varianti: dovrebbero risalire a questo periodo o al gennaio del 1889 o forse più tardi, le copie della versione a dodici fiori nel Philadelphia Museum of Art e le due copie della versione a quindici, al Van Gogh Museum e al Sompo Japan Museum of Art di Tokyo.

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Le prime opere della serie mostrano di aderire alle teorie della complementarità dei colori allora in voga a Parigi: l’artista usa come sfondo un blu/violetto, colore complementare appunto del giallo, per i fiori gialli; in seguito, proverà a disporre i fiori in un vaso giallo su uno sfondo di una tonalità dello stesso colore, accorgendosi che la pittura acquisiva la capacità di irradiare luce e allegria e assumendo in tal modo il colore come un modo di esprimere emozioni piuttosto che un modo per rappresentare la realtà.

I girasoli esprimono la passione di van Gogh per la particolare luminosità del sole della Provenzada cui è stato colpito nel suo soggiorno ad Arles, e permettono a van Gogh l’uso dell’intero spettro del giallo, colore preferito, soprattutto in quel periodo, grazie ad una tecnica innovativa detta “ad impasto solido”: dopo aver raccolto un’abbondante quantità di colore, Van Gogh lo applicava con tale energia sulla tela da lasciare grumi di vernice su entrambi i lati di ogni pennellata. I fiori, sono disordinati, quasi spettinati, rappresentati attraverso tocchi mobili, che seguono l’andamento di petali e foglie, si animano, caricandosi di un significato simbolico, metafora della vitalità della natura. Il risultato finale è un’immagine vivace e gioiosa e nello stesso tempo tormentata.

Il vaso di girasoli di van Gogh della Neue Pinakothek di Monaco è tuttavia dotato di una certa eleganza e pulizia dei tratti. Non bisogna dimenticare come Van Gogh in questo periodo subisse l’influenza dalle stampe giapponesi che già da anni lo affascinava. Le stampe giapponesi suggerirono a van Gogh l’uso del colore limpido, unito e senza ombre e l’uso della linea fluida e ondulata, che si vede soprattutto nel vaso e dai contorni marrone dei fiori, che ha la funzione di rendere quelle masse leggere. (Giuseppe Tarditi)

– fonti varie dal web / immagini dal web non riportate secondo l’ordine delle opere citate nell’articolo  –

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