Odisseas Elitis, versi da Monogramma e altre poesie

Emil Nolde - Mezza luna sul mare 1945 acquerello
Emil Nolde, Mezza luna sul mare, 1945 – acquerello

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Odisseas Elitis, versi da «Monogramma»

Tanto la notte, tanto l’urlo nel vento
Tanto la goccia nel cielo, tanto il silenzio
Tutt’intorno il mare despota
L’arcata del cielo con le stelle
Tanto il tuo più piccolo respiro

Tra le quattro pareti, il soffitto, il pavimento
Io non ho altro se non
L’urlo che è tuo e mi colpisce la mia voce
L’odore che è il tuo e s’infuriano gli uomini
Perché non sopportano quel che non hanno
Provato ed è loro straniero, è presto, mi senti
È presto ancora in questo mondo amore mio

Per parlare di te e di me.

IV

È presto ancora in questo mondo, mi senti
I mostri non sono stati domati, mi senti
Il mio sangue perduto e l’affilato, mi senti
Coltello
Come ariete corre nei cieli
E delle stelle spezza i rami, mi senti
Sono io, mi senti
Ti amo, mi senti
Ti prendo per mano, ti conduco, ti metto
La bianca veste nuziale di Ofelia, mi senti
Dove mi lasci, dove vai e chi, mi senti

Ti tiene per mano lassù tra i diluvi

Le gigantesche liane e la lava dei vulcani
Verrà giorno, mi senti
Che ci seppelliranno e poi, dopo migliaia di anni, mi senti
Non saremo che pietre lucenti, mi senti
Dove si rifrangerà l’indifferenza, mi senti
Degli uomini
E migliaia di pezzi da buttare, mi senti

Nell’acqua ad uno ad uno, mi senti
Conto i miei amari ciottoli, mi senti
E il tempo è una grande chiesa, mi senti
Dove le icone a volte, mi senti
Dei Santi
Piangono lacrime vere, mi senti
Le campane aprono in alto, mi senti
Un profondo valico per lasciarmi passare
Gli angeli aspettano con ceri e salmi funebri
Non me ne andrò via di qui, mi senti
O insieme tutti e due o nessuno, mi senti

Questo fiore della tempesta e, mi senti
Dell’amore
Una volta per sempre lo cogliemmo, mi senti
E non potrà più fiorire, mi senti
Su altri pianeti o stelle, mi senti
Non c’è la terra e neppure il vento
Lo stesso vento che toccammo, mi senti

E non un giardiniere che ci sia riuscito, mi senti

Da inverni e bore simili, mi senti
Spuntare un fiore, solo noi, mi senti
In mezzo al mare
Con la sola volontà dell’amore, mi senti
Alzammo intera tutta un’isola, mi senti
Con grotte, promontori e rupi in fiore
Senti, senti
Chi parla nelle acque e chi piange – senti?
Chi cerca l’altro, chi grida – senti?
Sono io che grido ed io che piango, mi senti
Ti amo, ti amo, mi senti.

(trad. di Paola Maria Minucci per blog.quotidiano.net)

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In questo blog, di Odysseas Elytīs (in greco Οδυσσέας Ελύτης) traslitterato anche Odysseus Elytis), pseudonimo di Odysseas Alepoudellīs (Candia, 1911 – Atene, 1996):

elitisIncenso al migliore, IX e IV

Marina delle rocce

Nel blu di Iulita

Sei poeti greci contemporanei… – pdf scaricabile  

 

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