Angelo Maria Ripellino, due poesie da Notizie dal diluvio

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E poiché siete stato così malaccorto
da ascoltare alcune poesie,
entrate nei miei versi, Lorenzo.
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Ho paura di andare da solo, ho paura
dei venditori di elisiri e di baròmetri,
degli uomini in càmice. Ho paura, mio Dio,
di muovermi in mezzo a cataste di uccisi, di udire il delirio
di gente scampata ai massacri di Scio.
Ho paura di attraversare villaggi distrutti
dalle spalle demoniche della Terra,
dei suoi esiziali singulti,
di giungere al cratere in cui riposa,
con lo scialle nero da indovina,
raggomitolata come un gufo,
una brutta ragazza lentigginosa,
dagli occhi storti, gialli occhi di tufo,
un’ossessa innocente, che ha nome Gibellina.
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∼ ∼ ∼
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Sui calici freddi lingueggiano azzurre fiammelle.
Mentre tu ti abbandoni a questa mia diavolesca,
a questo banale tentativo di fuga,
chissà quali piante crescono sul Chimborazo
e quali navi sussultano nella tempesta
e che pensa la Cina.
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Irrompe uno scherzo di Mahler dall’índaco
dell’immensa notte febbrile. Sparviero, fortissimo,
insidioso, incapace di consolarci.
Eppure è bello, amore, stanotte
spostarsi nel cosmo, parlare del Chimborazo.
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Angelo Maria Ripellino, Notizie dal diluvio \ Sinfonietta \ Lo splendido violino verde, Einaudi
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