Ezra Pound, due poesie tradotte da Margherita Guidacci

Vento

Ezra Pound, due poesie tradotte da Margherita Guidacci

PROMETEO

E siamo noi le ferule percosse
e i portatori della fiamma.
Da tempo siamo morti e sempre in alto
saliamo, come faville di luce,
ogni cosa accendendo
contro cui va a cadere la nostra ombra.
.
Stanchi di ridiscendere, ma sempre spinti in alto,
fiamma, fiamma che sempre risorge,
verso la fiamma che è nel sole
sempre svellendo la nostra finestra
perché la vita è una sola
verso l’alto
e la fiamma ch’è nel sole.
.

§

INVERNO

Viene l’inverno terrestre.
Ed io, parte del tutto,
in cui passa l’universale spirito,
devo accettare l’inverno terrestre,
farmi gelido e grigio con le ore
e gioire di un sole momentaneo.
Son vizzo nell’attesa della mia primavera:
o mi rannicchio, bramando calore,
accanto a un fuoco sguarnito di legna
e ho un turbato piacere dai tomi di Longino
che, lo leggessi per la prima volta
nei boschi accesi di bagliori estivi
o nel vento amoroso di primavera,
per me sarebbe musica di sfere,
m’inciterebbe a errare tra calde rose
o adagiarmi in un nido d’erba sotto la dolce luna.
.

*

tratte da Margherita Guidacci, La voce dell’acqua – Quaderno di traduzioni, by Editrice C.R.T

Segnaliamo sul medesimo poeta anche il saggio di G.Linguaglossa: Ezra Pound e l’imagismo americano (clicca sul link).

:

poundEzra Loomis Pound (1885-1972) fu uno dei più originali mediatori fra le culture americana ed europea; Eliot lo definì “il maggior responsabile della rivoluzione poetica del Novecento”. Nato negli Stati Uniti ad Haley (Idaho), figlio di un giudice, dopo gli studi all’università di Pennsylvania fece un viaggio in Spagna, Provenza e Italia. Al ritorno negli Stati Uniti insegnò in un college nell’Indiana, ma, disgustato dal puritanesimo americano, ritornò in Europa e si stabilì, dal 1914 al 1920, a Londra, dove si sposò e strinse legami intensi con il mondo letterario e artistico. Conobbe Yeats, Eliot (di cui riconobbe per primo la grandezza), Joyce e altri scrittori, fra i quali apprezzò soprattutto T.E. Hulme, che teorizzava il movimento imagista e lo convinse a usare una lingua viva e non più arcaica. Dopo un soggiorno a Parigi, dal 1925 visse a Rapallo. Con l’estendersi dei suoi interessi, dalla riscoperta di Cavalcanti allo sperimentalismo antifuturista, Pound divenne uno dei maggiori rappresentanti dell’imagismo e del vorticismo (movimento artistico e letterario sorto negli anni 1913-1914, che sosteneva la moderna tecnologia e il dinamismo della società industrializzata). Convinto che il culto del denaro, impersonificato nella mostruosa Usura, fosse alla base di ogni volgarità e di ogni male del mondo, assunse una confusa ideologia anticapitalista di ispirazione aristocratica, che lo portò su posizioni fasciste. Dal 1924 visse in Italia e durante la seconda guerra mondiale condusse trasmissioni alla radio di propaganda antiamericana e a favore del fascismo e del nazismo.
Terminato il secondo conflitto mondiale, fu fatto prigionero dall’esercito americano per aver appoggiato il regime fascista alla radio e venne internato in un campo di concentramento a Pisa, poi processato e condannato per tradimento. Per evitargli la pena capitale, gli fu riconosciuta l’infermità mentale e venne rinchiuso per tredici anni nell’ospedale psichiatrico St. Elizabeth di Washington. Dimesso grazie anche all’intercessione dei più autorevoli letterati del tempo, lo scrittore tornò in Italia e si stabilì presso la figlia a Merano, dove visse fino alla morte.
Dopo la pubblicazione della raccolta A lume spento (1908), stampata a Venezia a proprie spese, seguirono nel 1909 Personae ed Exultations. Nel 1910, a testimonianza del proprio interesse per la poesia medievale europea, pubblicò il saggio The spirit of romance (Lo spirito romanzo). Nel 1911 vide le stampe un’altra raccolta di poesie, Canzoni, che come le precedenti mostrava un linguaggio arcaicizzante. In Rispostes (1912) è evidente lo sforzo in direzione di una maggiore resa visiva e gli arcaismi sono meno frequenti. In Lustra (1916) appare l’influenza della poesia greca, latina e cinese: il linguaggio è conciso ed epigrammatico e vi si riconoscono i principi imagisti nelle immagini nette e nell’abolizione di ogni parola non finalizzata alla raffigurazione. Il verso è libero e il contenuto antiborghese. Nel 1920 pubblicò una delle sue opere fondamentali, Hugh Selwyn Mauberley, che nelle sue diciotto sequenze presentava una serie di personaggi-maschera, le personae. Dello stesso anno è una serie di studi raccolti in Investigations (Investigazioni); l’anno dopo apparvero Poems: 1918-21. Negli stessi anni di composizione della sua opera principale, Cantos (1917-70), Pound proseguiva la sua attività di saggista politico-economico e di critico (The ABC of reading, L’ABC della lettura, 1934; Make it new, Rinnova, 1934; Literary essays, Saggi letterari, raccolti da Eliot nel 1954) e di traduttore estremamente libero, ma acutissimo nel cogliere i valori poetici (Confucius, 1947; The classic anthology, Antologia classica, 1954; Translations, Traduzioni, 1954).
L’influsso orientale è presente nei Cantos, il grande poema epico, l’opera più complessa alla quale l’autore si dedicò quasi interamente dal 1917 al 1970. In origine destinati a toccare il numero dantesco di cento (come nella Commedia), i Cantos, basati sul principio omerico della discesa agli inferi e su quello ovidiano della metamorfosi, vogliono essere un compendio della storia e della civiltà contemporanee, spaziando da temi greci a temi provenzali, dal motivo americano a quello confuciano. Relativizzando il tempo, per cui tutte le esperienze sono contemporanee, e mescolando lingue e stili diversi (compresi gli ideogrammi cinesi), essi inseguono ­ in una panoramica storica, mitologica, letteraria e autobiografica frantumata e sconnessa ­ le incarnazioni del mostro dell’Usura, visto da Pound come il principio negativo che interrompe il flusso vitale. La progressione dei Cantos culmina anche poeticamente nei Pisan cantos (Canti pisani, 1948), ispirati alla prigionia e all’irruzione nella sua vita del dolore: una sorta d’inferno a cui seguono barlumi di paradiso, intravisto nella sezione Rock-Drill: 85-95 (1956), in Thrones, 96-109 (1959) e nei frammenti pubblicati nel 1970. (dal web)
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