Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Pasquale Vitagliano

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Pasquale Vitagliano

ICONE

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Una volta o l’altra finirò sul bancone
Dei pezzi esposti della pesca mesta spesa
Scevro di qualsiasi spartito noce lacerto
Cappello coda o lingua una parte pura
E semplice di intero sezionato all’uso
Al massimo catalogato alla bisogna.
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Se proprio devo finire esposto a vista
Preferisco essere strenuo integro duro
Più indigeribile di una pietra inaccettabile
Scempio guasto stonato innervato più della più
Nera lingua di cuoio. No, non lo riempio
Il vostro stomaco delicato per quieto vivere.
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Resto qui fermo sul piano più scordato
Di un sasso che non ha bocca per parlare
E che comunque dice tutto.
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*
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Non è più rappresentabile
Questa tua opera orale
Non lo sono le lettere anonime
Se lasciate per terra da sole
Non lo sono le mani di latta
Perché non c’è più carne
Non lo è più la carne
Se viene esposta al centro
La carne è tutta uguale
In mostra dentro una cornice
Non c’è più icona senza carnefice.
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*
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Sono stanca di Marylin
Sono stanco di Marylin
Ti ricordi di Marylin?
Sono stanco di essere Michele
Sono stanco di essere Matteo
Ogni giorno in questo ruolo
Ogni giorno un ruolo diverso
Sono stanco di questo lavoro
Sono stanco di questi impegni
Nessuno conosce la vera Marylin
Nessuno conosce il vero Michele
Nessuno conosce il vero Matteo
Nessuno mi ha ancora scoperto
Sarei capace di conquistare il mondo
Sarei capace anch’io di vincere, di uccidere
Sarei capace di forare il video
Sarei capace di entrare in casa
Sono rimasto qua in questa stanza
Sono rimasto in mezzo ai miei abiti
Sono rimasto solo di fronte a questo poster
Di Marylin.
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*
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Sono Sylvia Plath
Sono suo marito
Sono il testimone
Di questo smarrimento
Sono il divano
Che ha visto tutto
Sono sul divano di casa mia
Siamo lo smembramento
Di tutti i giochi da tavolo
Siamo lo sgomento
Delle persone normali
Non esistono i diari
Su cui scrivere le nostre vite
Non esistono più le fotografie
Per ricordarci vivi e vegeti
Siamo perfettamente inseriti
Nei nostri ambienti abietti
I nostri mobili logori sono più orecchiabili
Dei nostri pensieri e delle nostre azioni
Sono la belva dentro l’astuccio
Sono il colosso di carta igienica
A qualcuno resta un lutto inaccettabile
A noi resta un tollerabilissimo
Dolore.
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poetPasquale Vitagliano. È nato a Lecce. Vive a Terlizzi (BA) e lavora nella Giustizia. Giornalista e critico letterario per riviste locali e nazionali. Ha scritto per Italialibri, Lapoesiaelospirito, Reb Stein, Nazione Indiana, Neobar, Nuovi Argomenti. Menzione speciale nel 2005 al Premio di Poesia Lorenzo Montano Città di Verona – Sezione Opera Inedita. Nel 2006 è tra i “Segnalati” nello stesso premio – Sezione Poesia Inedita. Sul settimanale Diva e donna ha scritto di cinema e letteratura per la rubrica Scandali e Passioni. Nel 2006 ha curato la sezione riservata a Italialibri dell’Antologia della Poesia Erotica (Atì editore). Ha pubblicato le raccolte Amnesie amniotiche (Lietocolle, 2009) e Il cibo senza nome (Lietocolle, 2011). Nel 2010 la silloge di poesie civili Europa è stata inserita nell’antologia Pugliamondo – un viaggio in versi, curata da Abele Longo (Edizioni Accademia di Terra d’Otranto Neobar). Nel 2011 ha partecipato alle opere collettive Impoetico mafioso – 100 poeti contro la mafia, curata da Gianmario Lucini (Edizioni CFR) e La versione di Giuseppe – poeti per Don Tonino Bello, curata da Abele Longo, (Edizioni Accademia di Terra d’Otranto). Nel 2012 la silloge Dieci Camei è stata inserita nell’antologia Retrobottega 2, curata da Gianmario Lucini (Edizioni CFR). Sempre nel 2012 è uscito il romanzo d’esordio, Volevamo essere statue (Sottovoce). E’ presente nell’antologia di racconti del  Dicò Erotique per Lite-edition, curata da Francesco Forlani su ispirazione del Dizionario di sessuologia pubblicato dal francese Jean-Jacques Pauvert. E’ tra i poeti antologizzati nello studio A Sud del Sud dei Santi. Sinopsie, Immagini e Forme della Puglia Poetica, a cura di Michelangelo Zizzi (Lietocolle, 2013). Nel 2013 è stato finalista nella XVI Edizione del Premio “Poesia di Strada” di Macerata. Sempre nel 2013 è uscita la silloge di poesie, Come i corpi le cose (Lietocolle). E’ tra gli autori che hanno curato l’opera critica La poesia nel secondo Novecento – Vol. 1 (Edizioni CFR, 2014). Collabora con le pagine culturali de La Città, quotidiano della Provincia di Teramo. Sulla rivista Incroci, diretta da Raffaele Nigro e Lino Angiuli, ha scritto di Diritto e Letteratura. Habeas corpus (Zona contemporanea, 2015) è la sua ultima raccolta poetica. Nel 2015 è tra i premiati nella sezione cultura e costume del Premio “Michele Campione” dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia. Come critico ha partecipato all’Antologia Sotto il cielo più largo del mondo. Trenta poeti dauni, a cura di Canio Mancuso e Raffaele Niro, (I quaderni dell’Orsa, n. 14, Besa editrice, 2016). E’ tra gli autori del saggio critico La Memoria, a cura di Antonio Melillo e Giancarlo Micheli (Giuliano Ladolfi Editore, 2016). Per la rivista Carteggi Letterari sta curando la Mappatura dei poeti pugliesi del ‘900. — contatti: p.vitagliano@libero.it  

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One thought on “Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Pasquale Vitagliano

  1. Particolarmente felice di ospitare – e a tale riguardo ringrazio di cuore l’autore – un amico ed un poeta della mia terra, che più di altri si è allontanato dalla stessa terra d’origine, per approdare ad una poesia che comprendesse tutte le varie esperienze di terra e di lettura che ha compiuto.
    Annoverato tra i poeti pugliesi e meridionali anche in importanti pubblicazioni del settore, Pasquale Vitagliano ha il pregio di saper guardare con attenzione la realtà circostante, soprattutto nei suoi aspetti meno positivi, e con la grazia delle parole necessarie, non una in più o in meno, farne un quadro preciso e attento da tramandare, da trasmettere, da offrire a chi verrà dopo.
    Leggiamo – con soddisfazione e gratitudine – nei suoi versi finalmente un poeta contemporaneo, nell’accezione del termine offerta da Giorgio Agamben, ovvero “colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo” e ne fa poesia capace di rimanere oltre la contingenza del momento presente. E di questo siamo grati a Pasquale.

    AnGre

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