Louis-Sussmann Hellborn, La bella addormentata – sassi d’arte

louis-sussmann-hellborn-1828-1908-bella-addormentataLouis-Sussmann Hellborn, La bella addormentata (The Sleeping Beauty)

C’erano una volta un re ed una regina, che desideravano tanto avere un erede e che finalmente ebbero una bambina, a cui diedero il nome di Aurora. Organizzarono una grande festa e invitarono tutti i sovrani delle terre confinanti e tutte le fate dei regni, eccetto la Fata della Montagna, così anziana che nessuno si ricordava più di lei. Le fate portarono doni magici ad Aurora: bellezza, grazia, gentilezza, intelligenza ed abilità ovunque si sarebbe applicata. Era quasi il turno della settima fata, colei che avrebbe dovuto pronunciarsi sull’amore, quando arrivò la Fata della Montagna; offesa per essere stata dimenticata, lanciò il suo strale sulla bambina: “Voglio anch’io fare un dono alla principessa, anche se non ho ricevuto nessun invito: sarà la più bella principessa, ma all’età di sedici anni, pungendosi con un fuso, morirà”. Detto questo, la fata sparì in una nuvola nera. I genitori erano disperati, ma la settima fata venne loro incontro con queste parole: “Non posso annullare il maleficio, ma posso modificare la sentenza e, quando si pungerà non morirà, ma cadrà in un sonno di cento anni, da cui sarà svegliata dal bacio del vero amore”. Il re allora fece distruggere tutti i fusi. Intanto passarono sedici anni ed Aurora,  nel castello di campagna, decise di esplorare le stanze. In una stanza viveva una vecchina sorda, che non aveva mai sentito del divieto di filare con l’arcolaio. Aurora fu stupita dal fuso che non aveva mai visto prima e volle provare ad usarlo, ferendosi. Cadde a terra come morta. Fu allora che giunse la settima fata, la quale avvolse tutti gli abitanti del castello nel suo incantesimo, facendoli cadere in un sonno profondo, avvolgendo poi il castello stesso in un impenetrabile foresta di rovi.
Trascorsero cento anni…

La Bella Addormentata, circondata da delicati rami di rose, dorme il sonno fatato adagiata su una sedia di marmo; ai suoi piedi, nel candido marmo, la punta acuminata del fuso di metallo in contrasto col candore della fanciulla, ricorda la sventura a cui la ripicca di una fata l’ha destinata… L’attimo più intenso della famosa fiaba della tradizione europea è colto nel 1878 con poetica maestria dallo scultore Louis-Sussmann Hellborn, artista tedesco (Berlino, 20 marzo 1828 – Berlino, 15 agosto 1908), nonché pittore collezionista e imprenditore d’arte tedesco.

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Hellborn fu una figura di spicco nella Berlino di fine Ottocento,  dove fu uno dei fondatori del Museo Reale delle arti decorative e, grazie ad una certa agiatezza economica, poté creare grandi sculture in marmo come La bella addormentata, alla quale deve la sua notorietà. La scultura non mancò di essere assunta anche come simbolo della storia che la Germania stava vivendo al tempo della sua creazione: nella seconda decade del Novecento, infatti, mentre la bella addormentata dormiva, la Germania veniva destata improvvisamente dalla rivoluzione che l’avrebbe portata all’unificazione nazionale, dopo la guerra franco-prussiana del 1870-71 e alla trasformazione dello stato tedesco da monarchia costituzionale in repubblica pluralista, parlamentare e democratica.  In quel momento simboli nazionalisti erano più che benvenuti e la Bella Addormentata, immortalata dalla penna dei tedeschi fratelli Grimm, era un’immagine ideale, anche se gli autori delle fiaba l’avevano adattata da un racconto dello scrittore francese Charles Perrault, che a sua volta si era ispirata ad un racconto di un altro autore, l’italiano Giambattista Basile. Questa fiaba indimenticabile proviene da numerosi racconti popolari, nessuno dei quali, però, di matrice tedesca, purtuttavia rimanendo tra i protagonisti di una classica storia tedesca, tanto che l’opera rimane a dormire il suo sonno eterno accanto alle scale della Galleria Nazionale di Berlino.

…un giorno passò lì vicino il principe di un paese confinante. Rimase incuriosito dai rovi e dal castello che spuntava e chiese ad un eremita se sapeva qualcosa: “Mio nonno mi disse che lì dormiva una principessa di rara bellezza: tanti principi hanno provato a raggiungerla, ma non ci sono riusciti!”. Il principe volle tentare ed iniziò ad addentrarsi nella foresta: magicamente, i rovi si aprivano al suo passaggio, permettendogli così di giungere al castello. Allora il principe iniziò ad esplorare tutti gli spazi di quel luogo in cui il tempo si era fermato, fino a giungere in una delle camere da letto, dove trovò la principessa addormentata; era così bella che non poté fare a meno di baciarla. Aurora si ridestò e ringraziò il suo salvatore…

(a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco)

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