Tre poesie armene tradotte in italiano scelte dall’Antologia proposta nel sito Italiarmenia

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Tre poesie armene tradotte in italiano scelte dall’Antologia proposta nel sito Italiarmenia

“Allo scopo di dare al lettore un’idea della poesia armena, dalle origini fino ai giorni nostri, abbiamo scelto alcuni brani poetici tra i più significativi, sia dal punto di vista storico-letterario che artistico.” – clicca qui per leggere tutta l’antologia

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Inno di Vahagn

In doglie era il cielo, in doglie era la terra,
in doglie era anche il mare purpureo,
da doglie in mezzo al mare era presa la piccola canna rossa.
Usciva fumo dalla gola della canna,
usciva fiamma dalla gola della canna,
e dalla fiamma balzava un giovinetto biondo.
Di fuoco aveva i capelli,
di fiamma aveva la barba,
e i piccoli occhi erano due soli.

          Traduzione di Boghos Levon Zekiyan

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ANTASDAN
(Benedizione per i campi dei quattro angoli del mondo)

Nelle plaghe d’Oriente
sia pace sulla terra…..
non più sangue, ma sudore
irrori le vene dei campi,
e al tocco della campana di ogni paese
sia un canto di benedizione.

Nelle plaghe dell’Occidente
sia fertilità sulla terra….
Che da ogni stella sgorghi la rugiada
e ogni spiga si fonda in oro,
e quando gli agnelli pascoleranno sul monte
germoglino e fioriscano le zolle.

Nelle plaghe dell’Aquilone
sia pienezza sulla terra…..
Che nel mare d’oro del grano
nuoti la falce senza posa,
e quando i granai s’apriranno al frumento
si espanda la gioia.

Nelle plaghe del Meridione
sia ricca di frutti la terra….
Fiorisca il miele degli alveari,
trabocchi dalle coppe il vino,
e quando le spose impasteranno il pane buono
sia il canto dell’amore.

Pubblicata nel 1914 in R. Zartarian, Meghaked (libro di letture per le scuole medie).

          Traduzione di Boghos Levon Zekiyan

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Ode all’Armenia

Io della mia dolce Armenia amo la parola dal sapore di sole,
Della nostra antica lira amo le corde dai pianti di lamento,
Dei fiori color sangue e delle rose il profumo ardente
E delle fanciulle di Nayiri amo la danza morbida e agile.

Amo il nostro cielo turchese, le acque chiare, il lago di luce,
Il sole d’estate e d’inverno la fiera borea stanante il drago,
Le nostre pareti inospitali delle capanne sperdute nel buio
E delle antiche città amo la pietra dei millenni.

Non dimenticherò i nostri canti lamentosi, ovunque io sia,
Non dimenticherò i nostri libri incisi con lo stilo, divenuti preghiera,
Per quanto lacerino il cuore le nostre piaghe sprizzanti sangue,
Amerò ancor più la mia Armenia amorosa, orfana, ardente di sangue.

Non vi è alcun’altra leggenda per il mio cuore colmo di nostalgia,
Simile al Narekatsi e a Kučhak non vi è fronte luminosa,
Attraversa il mondo, non vi è simile all’Ararat vetta bianca,
Qual cammino di gloria inaccessibile, il mio monte Masis io amo.

          Traduzione di Boghos Levon Zekiyan

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Nell’immagine d’apertura: Sevanavank, il monastero di Sevan – conosciuto anche col nome “Mariamashen”, cioè “costruito da Mariam” – patrimonio dell’Armenia (dal web)

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6 thoughts on “Tre poesie armene tradotte in italiano scelte dall’Antologia proposta nel sito Italiarmenia

  1. Molto belle. L’ultima in particolare ha una capacità espositiva ritmica talmente emotiva da rendere fotografia il sentimento dell’appartenenza

    1. “Amo il nostro cielo turchese, le acque chiare, il lago di luce,
      Il sole d’estate e d’inverno la fiera borea stanante il drago,
      Le nostre pareti inospitali delle capanne sperdute nel buio
      E delle antiche città amo la pietra dei millenni.”

      è proprio il senso dell’appartenenza, caro Sarino, come tu sottolinei nel tuo graditissimo commento, che mi ha portato a condividere la poesia di questa terra antica e martirizzata, alla quale io personalmente sono approdata attraverso la sua musica, che non è meno poetica e struggente della sua poesia. I quattro versi che ho riportato proprio dall’Ode all’Armenia, l’ultima di cui dici anche tu, hanno acceso anche in me il senso d’appartenenza a qualcosa di più grande, che ci faccia riconoscere non tanto in elementi meramente fisici o di latitudine geografica, quanto piuttosto in elementi, come quel turchese o quelle pietre millenarie che ci riassumono tutti… Come si fa a non sentirsi stessa parte, quando anche io dalla mia finestra vedo lo stesso cielo e vivo nella stessa storia? Una riflessione mia, scusa la divagazione mattutina. Grazie per la partecipazione 😀

      1. Una riflessione centrata e avvolgente che condivido e sottoscrivo!
        Quell’appartenenza che significa anche sguardo all’indietro, nella memoria, nelle tante mattine “posizionate” in altri luoghi a cercare un futuro, nelle sere piene di sospiri per un fiato che possa rievocare qualche respiro conosciuto e che invece, a volte e purtroppo, ricalca la stessa mancanza dalla quale si è scappati. Parlo di quell’appartenenza, sensoriale/radicale, legata alle varie tragedie degli strappi, dello sguardo divelto, della campagne di pulizia di cui anche gli Armeni conoscono gli orrori. Ma potrei parlare anche dell’abbandono dei propri affetti, di quegli orizzonti troppo piccoli per contenere una vita, degli addii con le valigie di cartone. E potremmo continuare!
        Grazie a te, un caro saluto
        p.s anche io amo molto la musica del “sud” del mondo, come del resto la poetica e la scrittura in genere di quelle latitudini

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