Ercole de’ Roberti, Maddalena piangente – sassi d’arte

maddalenadipinto

Ercole de’ Roberti (Ferrara, 1451\1456 – 1496), Maddalena piangente (1490)

affresco staccato, 25,5 x 28,5 cm – Bologna, Pinacoteca Nazionale

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Questo volto costituisce l’unico lacerto superstite del celebre ciclo di affreschi che decorava la cappella dell’Assunzione in San Pietro a Bologna. Dopo la morte di Francesco del Cossa (1478), che aveva avviato i lavori su commissione di Domenico Garganelli, toccò ad Ercole de’ Roberti completare l’impresa entro il 1486: se Francesco aveva fatto in tempo a dipingere le figure dei profeti e dei padri della chiesa sugli otto spicchi della volta e l’Annunciazione sulla controfacciata, Ercole si occupò di redigere le due scene parietali con la Crocifissione di Cristo e la Morte della Vergine. Da questo glorioso avvicendamento scaturì “il più gran fatto figuarativo di tutta Italia tra il 1475 e il 1485” (Longhi, 1934).

Negli ultimi anni del Cinquecento, a causa dei lavori di ampliamento della cattedrale imposti dal vescovo in carica, si decise di abbattere alcune colonne cruciformi della navata centrale, causando il crollo della volta di San Pietro: il fragoroso incidente avvenne il 2 giugno 1599 e comportò, tra le altre cose, la rovine della cappella Gargnelli. Prima che il sacello fosse definitivamente demolito nel 1605, furono ingaggiati dal fabbricere Alessandro Tanari, Francesco Carboni e Giacinto Giglioli per eseguire delle copie su tela – oggi divise tra la Pinacoteca di Bologna, il Louvre e il museo Ringling di Sarasota – delle due scene con la Crocifissione e la Morte della Vergine dipinte da Ercole de’ Roberti. Lo stesso Tanari ordinò lo stacco a massello di alcune porzioni degli affreschi che fece trasferire nella sua abitazione di via Galliera dove rimasero incorniciati fino al 1820, anno in cui vennero donati all’Accademia di Belle Arti di Bologna e abbandonati in un deposito.

Il lacerto della Maddalena piangente, invece, giunto in Pinacoteca nel 1958, fu ritrovato nel 1943 in casa della famiglia Boschi a Bologna; a scoprirlo fu Guido Zucchini che ne intuì il collegamento con la Crocifissione proprio grazie alla copia seicentesca di Carboni. Il volto di donna, inserito in un’antica intelaiatura chiusa da una tavoletta, apparteneva infatti alla figura della Maddalena, slanciata in una corsa disperata verso la croce di Cristo. maddalenadipinto

Il barano pittorico, seppur lacunoso, dimostra la straordinaria cura impiegata dall’autore sulle pareti della cappella petrina, che secondo l’iperbolica testimonianza di Vasari (1568) richiese ben dodici anni di lavori, “sette per condurla a fresco e cinque in ritoccarla a secco”. maddalenadipintoFu con miracolosa perizia, ben degna di un maestro fiammingo, che Roberti si impegnò nel descrivere le turgide stille adamantine, le gote imporporate dallo spasmo, i fili scarmigliati della chioma, perfino il lucore stridente della finissima dentatura. La potenza espressiva dell’immagine non si esaurisce però in questa fenomenologia analitica del dolore, ma trova sfogo nell’urlo lacerante della donna sconvolta d’amore e di pietà: un sibilo sordo, capace di gelare le lacrime e di impetrare il creato, secondo la lezione altamente drammatica delle passioni troppo umane messe in scena nel gran teatro del Compianto di Cristo, imbastito da Nicolò dell’Arca in Santa Maria della Vita a Bologna già a partire dal 1463. (Giacomo Calogero)

tratto e adattato dal catalogo La Maddalena tra peccato e penitenza, SilvanaEditoriale

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Approfondimento: cliccando sul link della scheda in pdf , è possibile visionare l’opera di Francesco Carboni, Crocifissione di Gesù, copia da Ercole de’ Roberti – sec. XVII, Pinacoteca Nazionale di Bologna, in deposito nella sagrestia della Cattedrale di San Pietro – ed altri dettagli sull’articolo odierno.

scheda_de_roberti

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2 thoughts on “Ercole de’ Roberti, Maddalena piangente – sassi d’arte

  1. Questa Maddalena che piange lacrime di cristallo testimonia la straordinaria qualità di queste pitture purtroppo perdute per sempre e una potenza espressiva che richiama gli stilemi gestuali del contemporaneo Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca conservato nella chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna.

    1. grazie, Giorgio, per il dettaglio e suggerisco per un prossimo articolo proprio di approfondire il Compianto sul Cristo morto, il gruppo scultoreo di sette figure in terracotta, capolavoro di Niccolò dell’Arca, conservato nella chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna.

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