Izet Sarajlić, due poesie: 30 febbraio; Leggendo la vecchia poesia sul 30 febbraio

07Emilio Tadini - Citt_110825045324

30 febbraio

Senza contare le periodiche misteriose scomparse del 29 febbraio
ogni anno in amore
ci depredano di un giorno.
.
Quand’ero giovane non ne tenevo conto,
anche senza quello
c’erano abbastanza sabati e mercoledí.
.
Oggi per me è importante ogni giorno
in cui ti posso guardare.
.
Il nostro feudo
che si estendeva per cinquant’anni di futuro
si è ridotto ad un piccolo podere contadino.
.
[1976]
.
.
.
.
Leggendo la vecchia poesia sul 30 febbraio

.

Un tempo,
finché avevamo ancora una qualche provvista di futuro,
mi ribellavo all’idea che ogni anno
ci derubassero di quel giorno di febbraio.
.
Ora anche il 31 dicembre può venire subito dopo il 29 febbraio.
.
Tanto io non ho più giorni miei.
Tutti fino all’ultimo sono rimasti nella vita trascorsa.
.
[Luglio 1998]
.
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.
da Izet Sarajlić, Chi ha fatto il turno di notte, a cura di Silvio Ferrari (Einaudi)
immagine: opera di Emilio Tadini
.
.
izet-sarajlic-1Izet Sarajlić nato a Doboj nel 1930, è scomparso a Sarajevo il 2 maggio del 2002. Laureato in lettere alla facoltà di filosofia di Sarajevo, inizia a scrivere nel primo dopoguerra. Nel 1954, fonda il “Gruppo 54” che dà inizio alle nuove correnti di poesia moderna in Bosnia-Erzegovina. Negli anni ’60 e ’70, anima diversi gruppi di poeti ed edizioni di poesia. Tra il 1962 e il 1972 si occupa del festival “Giornate poetiche di Sarajevo”. Dopo il primo libro di poesie (1949), pubblica “Grigio week-end” considerato pietra miliare per la giovane poesia jugoslava. È autore di una trentina di raccolte poetiche e di una autobiografia (1975). È considerato unanimemente uno dei principali poeti del Novecento ed è il più tradotto poeta di tutti i tempi dalla lingua serbo-croata (da autori come Brodskij, Evtušhenko, Hans Magnus Enzensberger, Roberto Retamar, Charles Simic e altri ancora). È stato il poeta testimone di una grande tragedia: la guerra di Bosnia e l’assedio di Sarajevo e la grande voce della Sarajevo città martire dalla quale si è rifiutato di fuggire. Nella guerra ha perso le sorelle Nina e Raza, e subito dopo la guerra, la moglie, provata dagli stenti e dalle ristrettezze. Di famiglia musulmana, membro del “Circolo 99” di Sarajevo, sposato con una cattolica, con un genero di religione ortodossa, ha lottato per il mantenimento di quella cultura laica della pluralità e della convivenza, che è l’eredità storica della Bosnia-Erzegovina. È stato amico fraterno di Alfonso Gatto (la sorella Raza, nota italianista aveva tradotto in serbocroato Gatto e tanti altri scrittori italiani: Morante, Rodari, ecc.).
Una corrispondenza con il poeta salernitano è stata presentata nel corso dei seminari collaterali a “Verba Volant. Incontri internazionali di poesia” (1997).
Ha aderito con entusiasmo al progetto Casa della poesia diventando Presidente onorario del Comitato scientifico e ha preso parte a diversi Incontri internazionali di poesia organizzati da Multimedia Edizioni / Casa della poesia (“Verba Volant”, “Lo spirito dei luoghi”, “Napolipoesia”, “Parole di Mare”, “Il Cammino delle comete”, “Poesia contro la guerra”, “Sidaja”). Per questi suoi antichi e recenti legami con la città di Salerno ha ricevuto la cittadinanza onoraria che purtroppo non ha fatto in tempo a ritirare. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo, in Italia il Premio Moravia 2001, per la raccolta “Qualcuno ha suonato”, pubblicata dalla Multimedia Edizioni, amorevolmente tradotta dai cari amici Sinan Gudžević e Raffaella Marzano. Ha intrattenuto un epistolario con Erri De Luca, che ha anche scritto una prefazione al libro “Qualcuno ha suonato”.
Nell’ottobre 2002 è stata organizzata a sua nome la prima edizione degli “Incontri internazionali di poesia di Sarajevo” sempre curati dalla Multimedia Edizioni / Casa della poesia e nel giugno 2003 un grande evento a Salerno per ricordare il grande poeta sarajevese ora anche un po’ salernitano. Da allora, ogni anno, in suo ricordo, a Sarajevo, vengono organizzati gli “Incontri internazionali di poesia”.
Nella nuova struttura di Casa della poesia, una casa-alloggio per poeti (la “casa dei poeti”), inaugurata il 21 marzo 2008, proprio su una vecchia idea di Sarajlic, una sua grande foto e la sua linea “anche i versi sono contenti quando la gente si incontra” all’ingresso, danno il benvenuto a tutti i poeti e gli appassionati di poesia.
Nell’aprile 2009 è stato ristampato il suo libro “Qualcuno ha suonato” accompagnato da un cd audio di Sarajlic che legge le proprie poesie (Multimedia Edizioni / Casa della poesia) – Tratto dal sito Casa della poesia.

 

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4 thoughts on “Izet Sarajlić, due poesie: 30 febbraio; Leggendo la vecchia poesia sul 30 febbraio

  1. grande autore che amo molto, ti lascio qui un sua opera che è un grande poesia :
    Qualcuno ha suonato
    Quando già pensavamo che non sarebbe venuto nessuno
    né in tarantas
    né con una ventosa carrozza,
    qualcuno ha scampanellato.
    Voglia di vedere il nostro Klaudije?
    Čedo?
    I Radonic?
    Zeljko non poteva venire.
    Sono già tre mesi
    che lo trafiggono di iniezioni
    laggiù
    al sanatorio.
    Ivan Ivanovic non viene da tempo
    anche se continua a dire:
    domani arrivo.
    Eppure, qualcuno ha suonato.
    S’è visto chiaramente che anche Puskin nella vetrina
    riprendeva vita fra i libri.
    Forse è qualcuno che ama i giambi?
    Forse è qualcuno che sa parlare a lungo di donne?
    Sì,
    ma davanti alla porta
    non c’è nessuno da nessuna parte!
    Eppure, io annoterò
    Qualcuno ha suonato.
    Anche i versi si rallegrano
    quando si riunisce la gente.
    Post scriptum
    E ricòrdatelo:
    solo la guerra non suona
    quando entra nelle case della gente.
    Entra come fosse suo diritto.
    La gente non si aspetta più qualche buon incontro.
    Tu siedi sola con tua figlia
    e fra un allarme e l’altro
    le leggi la poesia di suo padre
    Qualcuno ha suonato.
    Dopo quattro anni
    qualcuno torna a scampanellare.
    Rovesciando la seggiola
    tu ti precipiti
    verso la porta.
    Laggiù,
    con la barba lunga e ispida,
    c’è uno sconosciuto
    che esprimendosi al passato
    ti parla di me.

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