Angela Greco, Vanitas

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Caravaggio, San Girolamo scrivente (dipinto a olio su tela realizzato tra il 1605 ed il 1606 e conservato nella Galleria Borghese di Roma)

.

Vanitas

Secco il fiore alla tramontana degli anni
ha perso colore. Intatto il numero dei petali.
Una corolla di domande alterne
e la medesima risposta.
 
Il ragno nel silenzio dell’angolo
intesse un lavorìo delicato
tra lo sguardo e il marmo.
.

*

Angela Greco, 2 novembre 2016

.

nota: La vanitas, in pittura, è una natura morta con elementi simbolici allusivi al tema della caducità della vita. Il nome deriva dalla frase biblica vanitas vanitatum et omnia vanitas e, come il “memento mori”, è un ammonimento all’effimera condizione dell’esistenza (dal web).

 

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9 thoughts on “Angela Greco, Vanitas

  1. Complimenti Angela, hai raggiunto una capacità sintetica molto rara oggi in poesia, si nota una qualità nel cercare la suggestione attraverso un parlato con lessico basso. Hai letto il mio ultimo commento sull’Ombra? Lì ho detto con parole semplici il problema che sta di fronte alla poesia italiana oggi.

    1. grazie Giorgio!!!!
      Ho letto con interesse il tuo ultimo intervento che richiama alla poesia di Pasolini e di Tomas Tranströmer. E tutto il lavoro della “semplicità” di linguaggio (“basso”) del poeta svedese, richiamata anche dalla motivazione del Nobel – “Attraverso le sue immagini dense, limpide, Tranströmer offre una nuova via d’accesso alla realtà” – non mi è indifferente.

  2. In poche essenziali parole la caducità dell’uomo, nell’ennesimo lavoro di Angela che non finirà mai di stupirmi!!!!!

  3. con riferimento al primo commento qui scritto, riporto oggi quanto la stessa persona “pensa” e ovviamente dice senza fare nomi, sulla mia persona dopo che mi sono solo permessa di non condividere alcune sue idee e di esprimere quello che pensavo in altre sedi a causa dello spam messo ai miei commenti nella sua rivista.
    A voi, lettori, l’ardua sentenza sul modus operandi di alcuni (p.s. il commento che segue è in risposta ad un tale che si fa chiamare “talìa” che in una sorta di favola racconta che la sottoscritta dopo essere stata a battesimo nell’ombra delle sciocchezze..ehm,delle parole, adesso in qualche modo “rinnega il pater” volando in altri nidi (dieci anni di poesia alle mie spalle ovviamente non contano. Conta solo l’incontro disgraziato con un personaggio ambiguo…)

    giorgio linguaglossa
    25 aprile 2017 alle 13:49
    caro Giuseppe Talia,

    … penso che non ci sia un «finale», perché quelle persone sono frammentate nella loro psiche psicotica, inseguono l’affermazione e l’imposizione del loro piccolo «io» egolatrico e egoglogico, proprio in quanto narcisisti patologici affetti da scissione bipolare… questi signori e signore vanno lasciati andare alla deriva delle loro manie di persecuzione e dei loro furori pantoclastici…

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