Mariella Colonna, una poesia e due commenti – sassi di versi

roma_santangelo

INFANZIA ROMA IO TU
di Mariella Colonna 
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Infanzia oceano
piume colorate di uccelli
rive deserte cieli feriti.
Ignara del male.
Fiori aromi nascere morire
inconsci desideri, è umana pietà, umano destino
cercare soltanto la tua anima nuda
dove numero forma fuoco secoli distanza
toccano come se non toccassero e non bruciassero
questo tuo cuore di poeta e una bimba ferita
desiderando universi, parole, sole, pietre,
gridando al nulla. Bimba errante
in una terra non sua sotto un cielo non mio.
Cittadina del vento lei,
senza giardino e radici
tu io sotto una volta di solitudini
e Roma disfatta
ricca come non mai
fiorisce splende
ai bordi delle strade, in una polla d’acqua
toccata dal sole
e fili d’erba e il resto della vita là dove scorre il fiume
graziata dall’ombra delle parole
siamo qui.
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«Infanzia», «Roma», «io tu», sono tre grafemi che formano il titolo di una poesia in verso libero che trova la sua unificazione ritmica e semantica negli equivalenti che si dispongono secondo le esigenze del verso libero per via di contiguità paradigmatica in vista della funzione ritmica e acustica. La tripartizione del titolo in tre grafemi si riverbera nel testo lirico in una pluralità di appercezioni, di sensazioni e di impressioni che conferiscono leggerezza lirica alla lirica tenuta insieme da due verbi all’infinito e da due gerundi, coniugazioni che connotano una stasi dell’azione, una fissità della rammemorazione. (Giorgio Linguaglossa)

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La successione dei primi versi, ai quali va aggiunto anche il titolo, priva di verbi e non per questo meno ricca d’azione e movimento, accelera la lettura, trasporta oltre l’impedimento del foglio dove per forza di cose ha trovato alloggio la poesia. Mariella Colonna tratteggia così l’inizio della più grande delle avventure, la Vita, che tra il quarto ed il quinto verso subito passa dall’infanzia al senso ultimo (Ignara del male. / Fiori aromi nascere morire) in un cortocircuito espresso senza timori nell’antitesi dei due verbi all’infinito – fulcro dell’intero componimento – ad indicare, oltre il modo verbale, appunto, l’eterno accadimento di ogni genere vivente. L’accelerazione del ritmo sembra essere una connotazione di questo componimento e la si ritrova anche in altri versi-sequenza, che riconducono sempre al dualismo bambina-adulta, quindi all’intera esistenza della scrivente; adulta, che diventa poeta con il compito di riunire i diversi tasselli e far convergere le differenti strade verso l’unica meta della consegna di questo scritto-vissuto al lettore e, quindi, ai posteri. Attrae, nonostante una certa pluralità di elementi, che non farebbero certo pensare alla solitudine, il verso in cui quest’ultima fa la sua comparsa, in quella volta di solitudini evocata prima dell’introduzione di una città precisa, identificata col nome proprio, Roma, che dalla biografia dell’autrice sappiamo essere l’approdo dove si è deciso (per forza o per scelta non ci è dato saperlo) di vivere o, meglio, di continuare a vivere, il resto della vita là dove scorre il fiume fino a quel verso finale schietto, breve e dalla voce fortissima, siamo qui, in cui il verbo essere assume tutta la condizione di aver vita, realtà ed esistenza al contempo. (Angela Greco)

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sulla stessa Autrice leggi qui — immagine dal web

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9 thoughts on “Mariella Colonna, una poesia e due commenti – sassi di versi

  1. Ringrazio di cuore Giorgio Linguaglossa e Angela Greco per l’nteressante interpretazione “integrata” che fa della mia poesia e dei due commenti una sorta di trittico: le parole scorrono l’una nell’altra e dall’altra senza soluzione di continuità, salvo che nella poderosa sintesi di Linguaglossa che rappresenta la struttura dell’insieme e, come tale, opera una scansione rigorosa della poesia facendo risaltare gli aspetti contenutistici e formali che AnGre ha commentato in profondità con sensibilità di poeta e l’incisività di linguaggio. Il tutto a vantaggio della mia lirica, che ne esce rinnovata.

  2. Dimenticavo di ringraziare AnGre per la splendida fotografia a commento dell’insieme! (ah, prego il lettore di leggere “incisività del linguaggio e non “l’incisività” nell’ultima riga del mio “grazie” a Giorgio ed Angela).

  3. Sono io felice! E’ bello creare poesie, ma quando si sente che la propria intuizione poetica è percepita in profondità da una persona che si apre totalmente alla lettura, si prova una gioia forse anche più intensa: ma il vero miracolo è che un’opera scritta cresce e vive nel momento in cui viene letta e commentata da chi è capace di comprenderla a volte anche più di chi l’ha scritta: è bello pensare che un mio o un vostro messaggio poetico, Giorgio, Angela e poeti che collaborate, vivrà e si arricchirà di emozioni e di valori man mano che verrà letto e commentato! E’ necessario uscire dal proprio guscio, aprirsi agli altri e accogliere gli altri per alimentare la propria vita interiore! Angela, tu e Giorgio fate questo prezioso lavoro di riscoprire e diffondere autori noti e meno noti e io vi ringrazio per questo anche a nome degli altri poeti scrittori e artisti! Mariella

  4. Una poesia costruita con immagini che emergono improvvisamente con forza e si imprimono nella mente come una galleria d’arte. L’infanzia è dipinta profonda e misteriosa come l’oceano, è policroma come le piume di un uccello, solitaria come le rive deserte, dolorosa come cieli feriti.
    La poesia prende in prestito il pennello e ci regala quattro dipinti che si portano dentro la musica del mare, il volo di un uccello, il silenzio dei fiumi e le saette che feriscono i cieli.
    Nella seconda strofa emergono passato presente e futuro che si intrecciano e danno un senso a tutta una vita. Tutto è eterno presente e tutto descrive l’anima che racchiude aromi fuoco desideri poesia che si fondono in unità e giustificano anche il dolore di una bimba che grida al nulla perché non trova quello che cerca. Poi emerge come sotterraneo eppure grandioso l’incontro con Roma. Roma città aliena vista con gli occhi di una bambina cittadina del vento sotto cieli distanti senza radici e circondata da solitudini ( una volta di solitudini) Roma che tuttavia regala la sua bellezza che fiorisce e splende ai bordi delle strade e riflette la sua maestosa solennità in una polla d’acqua, come avviene nelle foto che si servono dell’acqua come lente deformante e ravvivante delle immagini. Roma che diventa l’immagine stessa della vita con il suo fiume, simbolo del divenire, del fluire ma anche della natura stessa nella quale immergersi e unirsi in un eterno presente, come gli illuminati. L’eterno presente che riecheggia nella splendida chiusura: siamo qui. Una bellissima sinfonia nella quale natura e umanità, passato e presente, luoghi abbandonati e ritrovati, sanno fondersi attraverso la parola, le immagini i suoni e perfino i profumi. Una sinfonia dalle note leggere, lievi come uno zefiro, cariche di bellezza anche quando ci mettono davanti a dolori solitudini e sofferenza. Un inno alla vita che ha un ritmo sorprendente ma armonico e soave insieme.
    Letterio Scopelliti

  5. Grazie di cuore a Mariella per le parole preziose che ha avuto per il lavoro condotto su Il sasso e grazie al sig.Letterio per la sua analisi precisa, che, aggiungendo sfumature al testo, con la sua voce rientra nello spirito più autentico di questo blog, ovvero quello della gratuita collaborazione.

  6. Grazie, Angela, per le tue parole sempre intelligenti e affettuose…però mi dispiace di aver fatto un refuso di scrittura e di non essermene accorta: “la” scritta invece di ” l’ha” scritta….ahimè! E non posso correggere!
    Ringrazio Letterio Scopelliti per il generoso commento, che dimostra una grande reattività alla poesia e una sensibilità non comune. Come ha detto giustamente Angela, Letterio ha aggiunto sfumature, immagini e colori al testo e, con la sua interpretazione, ha fatto crescere la mia poesia che “si è vestita a festa” per merito suo!
    Grazie a tutti, insomma: e perdonatemi se mi ripeto, ma ringraziare è una mia caratteristica “ontologica” della quale non riesco a fare a meno… (e so che anche per te, Angela, è così) Mariella

  7. Angela, grazie ancora! i refusi in un testo, per me, sono come le macchie su un vestito o le molliche sulla tavola: la convivenza con questi oggetti disordinati per me è abbastanza difficile…pignola? Direi di sì, ma a ragione!

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