Andrej Hočevar, due poesie

Butterfly

due poesie di Andrej Hočevar

Ho atteso a lungo questo istante;
mi trovo nella stanza, da dove posso
vederti, me ne sto immobile, fumo, apro
vecchie scatole, nelle quali cerco i tuoi
capelli. Cerco e assieme abbandono me
stesso, questa stanza, questo appartamento.

Ho atteso a lungo questo istante:
qua e là dal mio corpo cola una goccia di cera
rappresa – mi chiami e io sono tutto il tempo
là, nella stanza, da dove mi vedo
giungere di nuovo e
di continuo da te.

Ti ho atteso a lungo. Cancello facilmente
quello che ho scritto e riscrivo tutto un’altra
volta, ma questo spazio, il cui profumo sa
anche di menzogna ed è come dicembre
in questi giorni, non lo lascerò mai
più. Chi mi dirà adesso che non c’è alcuna
differenza tra le nebbioline che salgono
lentamente per le scale
e questi fiocchi di neve che cadono qui
e potresti guardarli? Ma che importa dato che
piangiamo entrambi, io, quanto trito la cipolla
e penso a Pablo Neruda e tu senza alcuna ragione.
Ho paura. E temo che questa paura non torni
più. Adesso chi mai tratterrà per un momento
tutte quelle ore in cui non riuscivo a dormire,
essendo tutte nel tuo respiro e inoltre
io ti dirò ancora una volta,
di mattina sei bellissima.

Ti ho atteso a lungo
e adesso mi sono trasferito. Appena ora vedo
che non c’è differenza tra il silenzio e il sole
che all’alba svela il mistero –
all’alba mi trasferisco in te
e finalmente mi addormento.

.

Ci sono certi giorni
stretti stretti come un ponte intorno a te,
sopra una superficie liscia che ti cinge;
certi giorni sono fatti proprio così
che a furia di ripetizioni il richiamo
perdura, anche se non puoi rispondergli
perché puoi essere solo tu
a chiamare e nelle ripetizioni
ti avvicini, mentre io, certi giorni
sono proprio così, insieme a loro in
una goccia d’olio mi allontano
e cammino solo là dove le mie
impronte, ripetute, sono diventate tue.
Ci sono dei giorni in cui
mentre stai scendendo pensi a
ciò che contrae il tuo volto nello spasmo
e non cessa fino a quando in esso
non intorpidisco anch’io.

 Ricordi la forma del mio dito
quando sfiora le tue tempie? Che immagini
disegna sui tuoi palmi? Ricordi?
Io non ricordo: ci sono dei giorni che
svaniscono allo stesso ritmo di noi due,
se chiudiamo gli occhi e ascoltiamo –
se mediteremo a voce alta,
probabilmente ci sarà
più facile non udire
il richiamo dell’altro.

 

da Fili d’aquilone num.37  (http://www.filidaquilone.it/num037milic.html) — Traduzione dallo sloveno di Jolka Milič

*

Andrej Hočevar – poeta, saggista e critico sloveno è nato nel 1980 a Ljubljana, dove vive e lavora. Laureato in letteratura comparata è autore di cinque raccolte di poesia: Vračanja (Ritorni), 2002, finalista per la migliore opera prima; Ribe in obzornice (Pesci e linee d’orizzonte), 2005; Pesmi o koscih in podobnostih (Poesie dei falciatori e consimili), 2007; Privajanje na svetlobo (Assuefazione alla luce), 2009 e Leto brez idej (Un anno senza idee), 2011. È redattore della rivista Literatura e curatore della collana di poesia Prišleki. Ha fatto parte della rock band The Real Thing, e quindi – anche dopo aver smesso di suonare – ama talvolta coniugare la poesia con la musica, preferibilmente improvvisandola. Scrive anche saggi e critiche letterarie e musicali. Saltuariamente si dedica alla traduzione, affrontando soprattutto la poesia di lingua inglese.

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