Angela Greco, due inediti

Cielo

Sulla riva di Itaca
.
Nessuno appartiene al mare. Le sirene cantano.
Forse, non ha voluto lui questo destino.
E così inventa un altro racconto di guerra e di dei.
Sono queste le cose che permettono la sopravvivenza
a patto che non si riveli il vero nome di Nessuno.
.
Il latrato di Argo. L’arrivo di un estraneo.
Sulla spiaggia nessuno lo chiama per nome.
Lui non riesce a perdonare a se stesso l’assenza
dalla sua terra e dalla sua donna. È stato re, un tempo.
Ma adesso?
.
.
§
.
.
La domanda è rivolta alle stelle
.
La notte sull’asse del dormiveglia.
Il sonno ha abbandonato queste ore.
La luce rossa del contatore segna sovraccarico.
.
La domanda è rivolta alle stelle. Sono le stelle
a prendere energia da questo luogo
del soggiorno azzurro.
.
Una notte così stellata può vederla soltanto Van Gogh.
E’ tardi. Rimettiamoci in cammino.
La mèta non è vicina.
.
.
*
.
Angela Greco AnGre (inediti, 2016)
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13 thoughts on “Angela Greco, due inediti

  1. due poesie che evocano il relitto, Ulisse coperto di sale rigettato su Itaca dopo mille vicissitudini e l’unico a riconoscerlo un relitto come lui, Argo il capomuta ora carico di anni e in punto di morte, la domanda che la chiude trova risposta nel secondo brano, “andiamo avanti” troveremo la stella. Molto belle entrambe

  2. Franco Di Carlo ha scritto:
    “Poesie incentrate sul tema-simbolo e mitico del”viaggio” e sviluppate su una struttura (sintattica) di carattere interrogativo e narrativo, e sulla ricerca di un “approdo”, non solo etico-esistenziale, ma anche e sopra tutto ideologico-espressivo.”

  3. Maria Grazia Ferraris ha scritto:
    “I pensieri di Ulisse: mare, avventura, mancanza di limite e di confine: la tentazione…ma: “nessuno appartiene al mare”.
    Il ritorno. La casa, la patria da reinventare. Raccontare, selezionare, dare senso, immaginare, fantasticare…: “ Sono queste le cose che permettono la sopravvivenza”
    I conti col passato. Neppure il cane ti riconosce.
    Non sai mai cosa perdi veramente quando te ne vai e ti fai chiamare “Nessuno”.
    Interessante poesia, che mi sento di condividere in toto: una intrigante riflessione sulla contemporaneità e l’universalità del mito”

  4. Un grazie di cuore ad ogni amico e a d ogni amica che ha voluto contribuire a questa pagina del Sasso con un commento o con un pensiero.

    Queste due poesie fanno parte di una serie inedita che ho qui nel mio portatile; una raccolta dove convergono esperienze differenti della mia scrittura, poesie singole – io preferisco scrivere poemetti, successioni di versi legate da un filo conduttore, se non quando vere e proprie narrazioni in versi – scritte su argomenti precisi, come in questo caso, questi due testi rispondevano al tema dell’autenticità, accolto proprio da L’Ombra delle Parole, la Rivista di Giorgio Linguaglossa.
    Il mito di Ulisse fa parte della mia storia, non tanto di amante dei viaggi, quanto riferita all’origine greca della mia terra, di cui il mio cognome racconta. Più che la grandezza e la proverbiale astuzia per cui è giunto a noi il re di Itaca, a me di questo personaggio è sempre interessata la storia postuma, quello che è accaduto dopo il suo ritorno, il dramma di ritrovarsi a casa e non più a casa, con un figlio che non ha visto crescere ed una moglie ormai estranea. Il dramma della solitudine, fondamentalmente. Mi domando spesso come si possa essere sentito quell’uomo, un tempo re “Ma adesso?”

    La seconda poesia racconta una delle mie rarissime notti insonni… La leggenda vorrebbe che i poeti lavorassero di notte, ma io, onestamente, di notte dormo, ma ogni tanto faccio pure io il “poeta” e così mi diverto a segnare tutto quello che differenzia il giorno dalla notte, sconfinando inevitabilmente nelle domande fondamentali che l’essere umano da millenni si pone…

    Poesia, insomma, come esperienza, compagna di quesiti e non per forza di risposte…

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