Adonis, due poesie da Cento poesie d’amore

amore-e-pische06

2

La tua bocca è luce
nessun fulgore
è degno dei suoi orizzonti.
La tua bocca è luce
l’ombra è in un fiore

.

8

La sua mano è nella mia
entrambi siamo stranieri
ed entrambi saremo morti domani
in un letto lontano.

Avvolgeteci con i nostri fantasmi
o leggende dei nostri giorni,
fatti straniero e avvicìnati
o oceano che barcolli su una scala di schiuma,
o corpo.

Adonis

da Cento poesie d’amore, Guanda, Parma, 2003, trad. di Fawzi Al Delmi – in apertura, Amore e Psiche stanti, dettaglio dell’opera di Antonio Canova.

*

Nota sull’Autore (dal sito Casa della Poesia)
Poeta siriano-libanese, critico letterario, traduttore e redattore, una figura di grande influenza nella poesia e letteratura araba contemporanea. Nel suo lavoro Adonis fonde una profonda conoscenza della poesia classica araba ed espressione rivoluzionaria, moderna. Come gran parte di scrittori mediorentali, Adonis ha esplorato il dolore dell’esilio – “Scrivo in una lingua che mi esilia,” ha detto.
“Essere un poeta significa che ho già scritto ma che in realtà non ho scritto nulla. La poesia è un atto senza principio né fine. In realtà si tratta di una promessa di un inizio, un eterno inizio. (da Preface 1992)

Adonis nato ‘Ali Ahmad Sa’id ad Al Qassabin, presso la città di Latakia, in Siria. Suo padre era un contadino ed imam; morì nel 1952. Il maestro del villaggio gli insegnò a leggere e scrivere ma non frequentò la scuola, o vide un’automobile o sentito una radio fino all’età di dodici anni. Da suo padre, una figura che influenzò molto la sua vita, ricevette un’educazione tradizionale islamica. Nel 1944 Adonis entrò al French Lycée a Tartus, e si diplomò nel 1950. In quello stesso anno pubblicò la sua prima raccolta di versi, Dalila. Adonis studiò legge e filosofia all’Università Siriana di Damasco, e prestò servizio nell’esercito per due anni. Perseguitato per le sue idee politiche, Adonis trascorse parte del servizio militare in prigione. Dopo aver lasciato il suo paese natio nel 1956, Adonis si stabilì insieme alla moglie, il critico letterario Khalida Sa’id, in Libano, diventando cittadino libanese.
Insieme all’amico, Yusuf Al-Khal (1917-1987), fondò la rivista di poesia Shi’ir, che introdusse ideee moderniste nella poesia araba. Il primo numero fu vietato in numerosi paesi arabi. Quando cominciò a diffondersi la voce che Shi’r era infiltrata da elementi nazionalisti siriani, la rivista fu temporaneamente sospesa. Il gruppo intorno alla rivista si sciolse. Adonis ruppe il suo legame con Al-Khal, che avviò la rivista con un’altra redazione.

Aghani Mihyar al-Dimashqi (1961) è stata la prima opera importante di Adonis, in cui i riferimenti al passato diventano veicolo per concetti rivoluzionari. Nel 1964 Adonis curò una importante antologia della poesia araba, Diwan ash-shiar al-arabi. Con un’avanguardia di scrittori arabi nel 1968 diede vita a Mawakif, un periodico che come Shi’ir sosteneva il rinnovamento delle convenzioni letterarie arabe, ma in modo più radicale. Adonis adottò il suo pseudonimo agli inizi della sua carriera, definendo nel nome l’idea di rinnovamento spirituale. Adonis, nella mitologia greca, è un bel giovane, amante di Afrodite; la sua storia include anche il tema della risurrezione.
La prima raccolta di versi in inglese, The Blood of Adonis, fu pubblicata nel 1971. L’edizione fu rispampata con tre nuove poesie con il titolo “Transformations of the Lover” (1982). Intellettuale musulmano e scrittore di fama mondiale, Adonis ha costruito ponti fra le influenze occidentali e tradizione araba, greca e biblica. “L’occidente è un altro nome dell’oriente” ha scritto una volta.
Il materialismo occidentale, che egli rifiuta, è l’argomento di ‘A Grave for New York’. La poesia scritta dopo un suo soggiorno nella città. Adonis si rivolge a Walt Whitman, che diventa sua guida come Virgilio fu guida di Dante attraverso l’Inferno.
Molti anni dopo, nel 1998 Adonis confessò di sentirsi “più vicino a Nietzsche e Heidegger, a Rimbaud e Baudelaire, a Goethe e Rilke, che a molti scrittori, poeti ed intellettuali arabi.”
Nel 1970 Adonis fu nominato professore di letteratura araba all’Università Libanese. Tre anni dopo Adonis ottenne un dottorato dalla St Joseph University di Beirut. L’argomento della sua tesi fu “Permanenza e Cambiamento nel pensiero e letteratira arabi.” Nel 1975 in Libano scoppiò la guerra civile e negli anni ’80 ci fu una escalation – l’esercito israeliano entrò a Beirut e i siriani si trovarono in trincea. In questo periodo Adonis trascorse la maggior parte del tempo a Beirut. Nel 1980-81 fu docente in visita all’università Censier Paris III. Adonis ha insegnato anche al Collège de France, alla Georgetown University, e all’Università di Genova. Dopo aver lasciato lUniversità Libanese, nel 1986 Adonis si trasferì a Parigi. Nel 2001, Adonis fu insignito del Goethe Medal del Goethe-Gesellschaft. Il suo nome è stato spesso citato fra i candidati al Premio Nobel.

Benché Adonis abbia esaminato criticamente i problemi del Medio Oriente, come poeta è stato più interessato alla sperimentazione, linguaggio e a liberare la poesia dal formalismo tradizionale, che a commentare temi socio politici contemporanei. Secondo Adonis, il poeta arabo ha due facciate, l’Io e l’Altro, la persona Occidentale. L’esilio non è solo la definizione basilare dell’essere del poeta arabo; la lingua stessa è nata in esilio. Il poeta vive tra due esilii, quello interno e quello esterno. E ci sono “anche molte altre forme di esilio: censura, interdizione, espulsione, prigione ed assassinio.” Le idee di Adonis sulla stagnazione della cultura e letteratura arabe hanno suscitato molte controversie. Adonis ha risposto: “nulla mi rischiara come questa oscurità / O forse era: nulla mi oscura come questa chiarezza”. Dopo il bombardamento di Kana durante la guerra del LIbano del 2006, Adonis ha detto in una intervista che “Israele vede il mondo arabo solo con gli occhi del metallo incandescente, rabbioso, il metallo dei carri armati, dei proiettili o dei terroristi.”

“Vengo da una terra in cui la poesia è come un albero che veglia sull’uomo e in cui il poeta è uno che comprende il ritmo del mondo”.

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6 thoughts on “Adonis, due poesie da Cento poesie d’amore

  1. Una breve nota sulla scultura che accompagna la condivisione odierna:

    Psiche e Amore stanti (in foto, dettaglio) è una scultura di Antonio Canova realizzata fra il 1796 e il 1800. La statua è ricavata da marmo bianco e misura 150 x 58 x 68 cm. Attualmente l’opera è esposta al museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Fu lo zar Alessandro I a portarla all’Ermitage nel 1814 dopo averla acquisita dalla collezione di Joséphine de Beauharnais, prima moglie di Napoleone Bonaparte. La composizione scultorea è stata realizzata in due versioni, la prima fu commissionata dal colonnello John Campbell e in seguito venduta a Gioacchino Murat; mentre la seconda, sempre realizzata da Canova, fu ceduta da Campbell a Joséphine de Beauharnais.

      1. sì, Flavio, lo penso anche io; questi versi, forse, a noi occidentali e impegnatissimi suoneranno eccessivamente colmi d’amore, però a me sono piaciuti, pensando alla terra d’origine del Poeta, quell’Oriente in cui l’amore non ha mai perso l’aspetto sacro, in cui si fondono umano e divino e dove amare anche una persona significa sempre amare il dio che ha concesso tanto…

  2. “canterò per noi canterò per lei
    in suo nome, o compagno della mia esplosione lucente suo corpo,
    insegnami il canto
    di’ a questo tempo-muro che sono stato iniziato
    e mi sono aperto al suo mistero,
    in lui mi sono radicato
    le mie poesie ne sono ricoperte,
    ed io non voglio esistere soltanto per esistere.
    non voglio che lasciar fluire il mio tempo tra le tue braccia
    non voglio estasiarmi di lei e estasiarmi per lei,
    cantare per noi e cantare per lei
    in suo nome, o compagno della mia esplosione lucente suo corpo,
    insegnami il canto”

    Adonis

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