Mario M.Gabriele, La casa risaliva agli anni 40 – dalla raccolta inedita “In viaggio con Godot”

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La casa risaliva agli anni 40

La casa risaliva agli anni 40.
Rividi le mura,
le piastrelle divelte,
il rosso-cupo della camera di Fred.
-Qui non c’è più nessuno-, disse un passante.
Su un gradino ricomposi nomi e volti.
Misurai il tempo finito e non finito,
andando per attimi e quanti.
.
Non bastò ricucire il tempo perduto,
l’odore di prugne nel bosco.
Passavano i camion
come fossero Pony Express.
Gli inverni coprivano di neve porte e finestre.
La famiglia Ruggieri aveva un negozio
di tessuti Prada in città,
e tante matrioske negli scaffali.
.
Zia Evelina ci salutò con affetto
prima di lasciare ogni cosa.
Così decidemmo di non dire nulla
alle foglie d’autunno.
Ha ottantanni e anche più la tartaruga
come l’età della Signora Gilford
che ogni tanto legge The Back Country di Snyder.
.
La storia finì in un battito d’ala.
Non so se fosse flash psichedelico,
o un viaggio à rebours tra passato e presente:
riverberi di specchi nel cupo fumè del giorno.
.
*

Mario M.Gabriele, dalla raccolta inedita “In viaggio con Godot”

tratta da AA.VV. LA CASA E’ DOVE SI TROVA IL CUORE – Antologia 

immagine d’apertura: opera di Edward Hopper

.

mario-m-gabrieleMario M.Gabriele, è nato a Campobasso. Poeta e saggista, ha fondato nel 1980 la rivista di critica e di poetica Nuova Letteratura. Ha pubblicato le raccolte di versi Arsura (1972); La liana (1975); Il cerchio di fuoco (1976) finalista Premio Casa Hirta 1977; Astuccio da cherubino (1978); Carte della città segreta (1982); con prefazione di Domenico Rea, Premio Chiaravalle ed Enzo Assenza (1982), finalista Premio Pisa, 1982; Il giro del lazzaretto (1985); finalista premio Minturnae 1985; Moviola d’inverno (1992); la tetralogia Le finestre di Magritte, (2000); Bouquet, (2002); Premio speciale Penisola Sorrentina (2002); Conversazione Galante, (2004) segnalazione Premio Sandro Penna 2004, 2° Premio Aeclanum 2007; Un burberry azzurro (2008), Ritratto di signora (2008). Inoltre ha pubblicato monografie e antologie di autori italiani del Secondo Novecento. E’ presente in rete con il blog L’isola dei poeti.

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7 thoughts on “Mario M.Gabriele, La casa risaliva agli anni 40 – dalla raccolta inedita “In viaggio con Godot”

  1. Da oggi e per i prossimi giorni ancora festivi, leggeremo le poesie dei singoli Autori estratti dall’Antologia, che collettivamente abbiamo condiviso alla vigilia di Natale, come dono bene augurale per i lettori de Il sasso nello stagno.
    E’ un modo per conoscere meglio questi rappresentanti della poesia italiana contemporanea ed anche un modo, mio, per ringraziarli per la disponibilità e per la pazienza avuti nei miei confronti.

  2. cara Angela,

    che dire? la poesia di Mario Gabriele si commenta da sola. Io che mi sono occupato a più riprese della sua poesia resto ogni volta sorpreso dalla magica vitalità della poesia di Mario Gabriele, c’è da andare a lezioni di poesia leggendolo, ci trovi tutti i toni e i semitoni del pentagramma lessicale, è una poesia fatta e fitta di ombre e di luci in primo piano, di rifrazioni semantiche e iconiche davvero sorprendenti. Vi si trova una ironia e una auto ironia rarissime, una cura per i dettagli iconici e semantici e una sorprendente libertà fantastica, e c’è sempre una profonda melancolia diffusa un po’ dovunque nei suoi quadri e quadretti familistici e familiari, in quei quadretti intonsi ci puoi vedere in filigrana tutta l’immondezza del nostro tempo depravato dalla febbre dell’oro…

    1. Beh, caro Giorgio,
      io posso solo ringraziare anche te per questo commento, che aggiunge grazia su grazia alla poesia di Mario Gabriele, che per la prima volta ospito in questo spazio e che spero di ospitare ancora, con estrema gioia per me, ma anche per la Poesia stessa, che ha così bisogno di futuro e rinnovamento!
      Il transito annuale, dal vecchio al nuovo anno nello specifico, mi sembrava il momento adatto per condividere questa poesia, che di fatto realizza un passaggio, ma decisamente è un approdo già sull’altra sponda, tra due estremi, ossia il Novecento, abbondantemente sfruttato dal punto di vista della ripetitività (non voglio dire esautorato di epigonismo, che pare ‘na parolaccia) e questo “domani” molto vicino, a cui affidare una nuova poesia, che abbia coscienza e coraggio di affermare anche con una nuova forma e con una nuova espressività anche dei contenuti, che qualcosa, se non tutto, è davvero cambiato anche in questo comparto della Letteratura.

  3. A te, Angela, va tutto il mio ringraziamento per l’azione culturale che vai proponendo. Ci metti passione, in questo Blog. che sicuramente ha amici e lettori importanti. Non esistono milioni di grazie per tutte le volte che Giorgio Linguaglossa stabilisce un contatto critico sulla mia poesia. E devo dire che ne ha fatti molti, che mi onorano con la sua ampia cultura non comune nei critici italiani di oggi.

  4. Quella casa degli anni quaranta non riesco a togliermela dalla mente: anzi è lei ad accogliermi, come mi accade ogni tanto per “La stanza di Van Gogh”: quando qualche nuvola scura passa nei cieli del mio quotidiano “esserci”…corro in quella stanza, è un rifugio dove restare in silenzio e riprendere quota. Ma questa casa degli anni 40, ormai disabitata, è ancora più presente per l’assenza delle immagini: la vedo con l’anima insieme al poeta che la evoca. La voce del passante che dice: “qui non c’è più nessuno” mi risuona dentro, mi chiama a riflettere sul tempo che si aggira dentro di me consumando i miei giorni, ma non c’è tristezza perché lungo uno di quei gradini dove sosta il poeta anche io ricompongo nomi e volti, anche io riporto in vita persone e momenti diventati invisibili e, perciò entrati più profondamente nel mio essere come icone di Vita vissuta. Il tempo finito è adesso intimamente unito al non finito, non c’è il vuoto che divora, l’angoscia del nulla si addolcisce con il velo della poesia, con il suo scorrere verso un misterioso “dove”: gli anni quaranta rivivono nell’odore di prugne, al posto della casa ora c’è il bosco e poi le strade percorse dai rumorosi camion, infine la neve che copre anche le immagini assenti, unificando il paesaggio nel freddo candore dell’inverno più che mai attuale. Da questo bianco uniforme prende vita il negozio di tessuti Prada della famiglia Ruggieri, con i vivi colori delle stoffe e delle matriosche sugli scaffali.
    Il passaggio dalla vita alla morte, nel cuore di una Vita recuperata ai volti e alle cose,
    avviene leggero come un venticello di primavera che muove quelle foglie, ignare della morte, che sembrano prendere vita da un quadro di Cezanne o di Monet, a seconda delle preferenze e del gusto di chi legge, ma sempre con accenni e sfumatura di luce sul verde. La tartaruga invece è ignara della vita, non sa di avere ottant’anni come la Signora Gilford e che vivrà ancora a lungo, forse più di lei. C’è proprio tutto nelle parole di Mario Gabriele e nei loro ritmi sereni che accettano la vita passata e scivolata via per sempre nel suo presente porsi al di là e, contemporaneamente, nell’intimità del tempo guizzante come un flash psichedelico: passato e presente, due specchi che si riflettono all’infinito e spariscono nel clima senza tempo della poesia.

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