Michelangelo Merisi da Caravaggio, Buona ventura – sassi d’arte

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Buona ventura è un dipinto a olio su tela (115×150 cm) realizzato dal Caravaggio tra il 1593 ed il 1594. La prima versione, questa che condividiamo nella foto d’apertura, è conservata nella Pinacoteca Capitolina di Roma; mentre un’altra versione di questo dipinto si trova presso il Museo del Louvre di Parigi.

Dipinto presumibilmente, quando Caravaggio frequentava la bottega del Cavalier d’Arpino, a Roma, cioè fra il 1593 e 1594, la radiografia del 1977 ha mostrato, sotto lo strato della pittura, un dipinto dello stesso Cavalier d’Arpino per la chiesa di S. Maria in Vallicella, mentre la tela venne poi ricoperta per poter essere nuovamente utilizzata, in un periodo in cui l’artista milanese non era ancora in buone condizioni economiche per potersi permetterne una nuova. Il primo acquirente della Buona ventura fu il cardinale Francesco Maria del Monte, che, in seguito, quando Caravaggio lasciò il Cavaliere, lo ospitò e lo fece lavorare nel suo palazzo Madama. Il dipinto risulta infatti, insieme al S. Giovannino capitolino, presente negli inventari del Cardinale. Gli eredi del Monte lo vendettero,poi, a Pio Savoia nella cui collezione si trovava quando, nel 1750, su indicazione di papa Benedetto XIV, che voleva acquistare quadri per i Musei Capitolini, venne fatto stimare dal cardinale Silvio Valenti Gonzaga. Il dipinto risultava presente nelle collezioni capitoline nei due inventari ottocenteschi ed ancora oggi vi si trova insieme al S. Giovannino.

Il soggetto è una zingara che, mentre legge la mano al cavaliere, gli ruba l’anello che porta alla mano. L’indagine radiografica del 1985 mise in luce il dettaglio delle dita della zingara che sfilano l’anello all’ingenuo giovane ben vestito, che oggi nel dipinto, malgrado i restauri, non è ben visibile. La tradizione vuole che Caravaggio avesse scelto per modella una vera zingara che vide passare davanti al suo studio e, come riporta il Bellori, “condottala all’albergo la ritrasse in atto di predire l’avventure”.

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Si tratta di una scena di vita quotidiana, tipica nelle vie del centro di Roma: una zingarella, con il pretesto di leggere la mano a un ingenuo giovane di buona famiglia, catturando la sua attenzione col suo sguardo malizioso, gli sfila abilmente un anello dal dito. La giovane gitana è graziosa e spregiudicata: la camicetta ricamata e il turbante avvolto intorno alla testa le danno un’aria fresca e leggermente esotica; il sorriso con cui attrae l’attenzione del ragazzotto è un gioiello di sottigliezza psicologica. Il volto grassoccio del ragazzo garbato rispecchia perfettamente la sua disarmante ingenuità ed anche la piuma che spiove dal suo cappello, sembra accrescere la mollezza del carattere.

Il momento culminante della scena è il gesto del dito medio destro della zingarella, che, mentre accarezza il palmo della mano del ragazzo, riesce a sfilargli abilmente l’anello. Gli orli sporchi delle unghie sono un dettaglio che comparirà più volte nei personaggi popolari del Caravaggio. La scena del dipinto è una tipica “scena di genere”; tuttavia vi sono buone probabilità che l’artista si sia rifatto anche ad una scena di teatro ed oltre ad essere, appunto, “scena di genere”, il dipinto può essere letto anche in chiave moralistica con riferimento alla Parabola del Figliol Prodigo (Lc XV, 11-12 ) e, dunque, come un ammonimento nel non riporre fiducia nei falsi adulatori e in coloro che vogliono indurre al peccato. Il dipinto ebbe largo successo e fu imitato da molti caravaggeschi. (adattamento del testo di Wikipedia)

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2 thoughts on “Michelangelo Merisi da Caravaggio, Buona ventura – sassi d’arte

  1. Ad arricchimento dell’articolo pubblicato dalla nostra brava Angela Greco mi fa piacere aggiungere queste poche righe.
    Dopo aver lasciato la bottega del Cavalier d’Arpino nella quale stava facendo tirocinio, Caravaggio per la prima volta esegue scene che vedono dialogare più figure. Non sono eroi né antiche divinità o martiri e neanche immagini che evocano capolavori del passato dove i suoi coetanei si cimentano nell’emulare i maestri manieristi. Ma sono momenti di quotidianità presi dalla strada che vede svolgersi davanti ai suoi occhi. Un rischio per esordire sul mercato che potrebbe decretare il suo fallimento.
    Dipinge due tele, cosiddette da cavalletto: “La buona ventura” e “I bari” delle quali si innamora il cardinal Francesco Maria del Monte. Il prelato li compra senza esitare, forse dopo averli visti esposti nella bottega del mercante Costantino Spada a San Luigi dei Francesi, ad un prezzo irrisorio. Da subito i collezionisti faranno del tutto per procurarsi delle copie di questi soggetti, arrivando perfino a corrompere il maggiordomo del cardinale per poterli ammirare qualche istante. Solo de “I bari” ad oggi si conoscono più di trenta repliche. A riconoscimento della sua arte il cardinale offrirà a Caravaggio uno studio, un alloggio oltre a protezione e contatti di prestigio. Quel momento segnerà l’ascesa dell’astro di Caravaggio grazie al suo audace talento.
    Egli ha capito prima degli altri che nella rappresentazione fedele della realtà c’è spazio per sperimentare nuove immagini e allargare il terreno dell’arte ad un contesto che conosce molto bene: la strada.
    (Notizie tratte liberamente dalla pubblicazione del libro di Costantino D’Orazio “Caravaggio segreto”).

    1. Ecco che Giorgio cita I bari, il dipinto che più amo di Caravaggio, maestro nel cogliere i dettagli, che tanto parlano anche oltre il dipinto e non solo….
      Grazie di cuore, o mio collaboratore, per questo approfondimento 😀 😀

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