Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Mimì Burzo

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Mimì Burzo

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Anime bianche su sfondo nero
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Due corpi, un solo abito.
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Il peso specifico dell’assenza:- Essenza.
Ammutinamento del tempo.
Eterno presente:- le tue lacrime sudate dai miei occhi.
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Interazione senza intenzione
Muro contra Ombra:- empatia del muro
Ombra contra Muro:- rigetto dell’Ombra, sgretolamento del muro.
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Dissolvenza puntiforme:- suggestione euclidea.
Lucciole come di anime bianche in sospensione su uno sfondo nero.
Urlo dell’ombra:- pietà di donna
Inottemperanza del vivere:- assiomaticità dell’esistere
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Due corpi. Un solo abito.
Irridescenza. Polvere.
Dogma:- criminosità dell’amore
Condanna:- ingiudicabilità del crimine
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[Il dramma nel contesto di quello che si dice amore non consiste tanto nel non esser amati quanto nell’esser costretti al non amore. Una delle più gravi effrazioni della libertà. D’altro canto la stessa cultura che mi arma e che mi sfama impone il giudizio come variabile che covaria con i codici della morale. Questo parametro è poi ulteriormente mortificato dagli scarsi gradi di libertà che vengono concessi alla questione Amore. O sei innamorato o sei un Santo.
L’essere semplicemente sei strati di corteccia senziente e autoreferenziale viene volutamente dimenticato.]
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§
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Rimanènza
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Rimanere
ferma,
per partire meglio
chiudere l’aria nella scatola del petto
guardare come guadare
ferma!
non s’oda che lo scintillio delle stelle
ferma,
per il sapere del cranio e della pietra scelta
s’infila la lama
dov’e’ la costola puntuta
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L’altalena si consuma immemore della sua mobilità
la voce degli spazzini unica onda umana
scompone l’equazione caotica della polvere sostenuta dal vento
Il garrito intrepido dei gabbiani fra le antenne
richiama sfibrate voci in lontananza paradossale
tremano cigolii nelle trombe
ma lungo le scale e dietro gli angoli o dopo l’isolato
niente c’e’ da me se non un me
ellissi intorno al mondo come un elettrone intorno al suo orbitale.
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La gola oceanica del nulla
attende come sempre galante
lì dove finisce il tempo
e l’universo si espande
ben oltre la parola fiore e la parola fine
in bocca ad un semi-dio scarno
rimanermi addosso
e rimanermi dentro
ferma
dissimulare l’atmosfera
con la testa in un carillon, fra le gambe di due statuette che si baciano sotto la neve
(ben poco ci vuole per avere la neve ad agosto)
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Il pendolo oscilla nella teca preziosa
il carillon rovinando per terra
mi appunterà
ferma
parola su parola
taglio dopo taglio
graffio sopra graffio
silenzio dopo silenzio dopo silenzio
piuma sopra piuma
cigno sopra l’acqua
gabbia di oleandri
bocca di leone
dente di dinosauro
mi appunterà
fra le onde sonore che si moltiplicano seguendo la sfera incandescente abbattutasi all’orizzonte
ferma
sul nuovo vociare umano
stormi di uccelli uccisi per la strada
curve etiliche sulla terra che trema
di decibel
risonanze
violenza e paura
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Ferma!
Non s’oda che lo scintillio dell’ombra
sul guado torbido dell’orda umana
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§
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Andromaca (Scompaginare – 04)
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(Poi)
(Ad un certo momento)
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Le labbra seccano
il respiro arretra
e il pensiero si slaccia
priva di presenza
spalanco gli occhi sulle stringhe di una poesia
e la retina sui gomiti
ricorre e rincorre il bianco e l’ombra
l’ombra e il bianco
e l’assenza minuzia di polvere e bellezza
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e il mare affonda
…lì…
.
fra la porta e la pausa
nell’aria e nella morte
nell’illusione matematica di una poesia
.
Forse ti amo
Forse non ti amo
Forse la distanza che separa me dal resto
te da me
dei fianchi che si ritraggono
e la carne che si dà
nonostante tutto
nonostante il resto della distanza
felice di aprirsi
in un moto misericordioso
fra i corpi ed il pavimento
il pavimento e la sedia
la sedia e il tuo braccio
il braccio e la tua bocca
E la luce gialla della lampada
non basta a contenere l’ombra
che da dietro
la sedia si dilunga
illimitata
…lì…
.
oltre i prati
…lì…
.
dove
la sostanza
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Forse la distanza della sedia dalla notte
Della soglia dal paradosso
dalle storie indifese
dalle scale a testa in giù
dalla mano che si bagna
dal poro che si stringe
dal respiro che si affanna
…lì…
.
mi sollevo dalla terra
e un’umidità di muschio
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E tu
ed io con te
al margine del letto
al margine della sedia
al margine della luce
al centro della stanza
al centro della storia
al centro delle bocche
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nel margine di noi
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(Poi)
…lì…
.
esisto
fra la pausa ed il verso.
Nella distanza fra me e il tuo silenzio
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§
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Senza testa II
.
Un cucchiaio si fa strada scavando dentro fino all’osso.
Nuove intrusioni intubano un altro consorzio urbano dentro di me.
Ùnico credibile l’incredibile accompagna il pianto a tornare al pianto
presso la luce gialla e miope della follia
la lampada rimane posata su un ricamo di chiodi di garofano
per non graffiare il legno del tavolo.
Ùnico esistere possibile tessere ragnatele di perfette impossibilità, sferruzzare simbolismi amniotici, feci e solennità.
Il gelo come favilla – adorato amore per l’idee – il ricamo adorna il silenzio e il silenzio si lascia adornare – i corpi hanno perso le ginocchia
i piedi avanzano scalzi.
Il silenzio ricama fogli bianchi e il foglio bianco con la punta di un ombrello si lascia ricamare. Gli ombrelli eran fatti di piombo. Gli ombrellai erano matti.
La finirono poi con l’esser matti non per mancanza di pioggia e neanche di piombo. Solo poi si disse in linguaggio corretto e scientificamente provato – Sostanza neurotossica non filtrata dalla barriera-emato-encefalica.
Il matto smise di esser matto e fummo così ordigni ambulanti; ancora di quanto in quanto una punta d’ombrello adorna il silenzio. E il silenzio si lascia adornare.
La vita – dicemmo – il residuo di se stessa
La poesia – facemmo – residuo della vita.
Stasera che la pioggia allaga a valle e i viottoli in discesa sembrano torrenti
imbastimmo imbiancammo imbandimmo.
Stasera che gli ombrelli sono scalzi imbandisco una tavola per nulla
Nulla nel quale macino e rimacino ossa e pensieri e cellule nervose
Nulla che mancammo
Nulla di ebrezza virtuosa, mormorio lancinante nonostante la rabbia, nonostante il dolore intiepidimmo brande e ospedali di altre genti.
Nulla che dipinse la culla, nonostante il dolore nel raggio semplice di un solo sporcarsi in un solo destino minuto.
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*

fotografia-di-mimi-burzo
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Nota autobibliografica
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Si fa per scrivere
si fa per vivere
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*
Mimì Burzo (fotografia dell’autrice)

 

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5 thoughts on “Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Mimì Burzo

  1. Mimì: “e tu che pensi?”

    Angela: “penso che sia costantemente in atto una battaglia tra te e te; un conflitto che non si risolve nemmeno con l’ausilio della poesia ed è una cosa buona, significa che si sta formando dal vulcano, la terra nuova.
    Le articolazioni dei testi mi piacciono, sono nuove rispetto alla poesia letta fin qui e l’innesto con le discipline di cui ti occupi, crea un raggio ampio, che secondo me è la giusta direzione – quella ad ampio raggio – a cui dovrebbe volgere la poesia moderna.”

    Prima di qualsiasi altra cosa chi scrive versi deve essere una Persona. E Mimì lo è. Grande, aggiungo.

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