Steven Grieco Rathgeb, tre poesie da Entrò in una perla commentate da Giorgio Linguaglossa

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Steven Grieco Rathgeb, tre poesie dal testo bilingue Entrò in una perla (italiano-inglese edito da Mimesis Hebenon, 2016)

.

Sfogliavo le pagine
.
Sfogliavo le pagine, cercando
la parola φαινόμενον.
Tu dicesti: «il mondo è stato tutto scoperto.
Conosciuti i mari e i continenti,
le piante e gli animali classificati.»
Le tue parole si schiusero come un grande fiore.
«I suoi misteri – dicesti– ormai quasi spiegati,
il nostro futuro prevedibile e già oggi ipotecato.»
Su questo avrei avuto da ridire:
ma il tuo pensiero resse,
e noi lo vedemmo librarsi nell’aria,
tondeggiando azzurro,
così ben foggiato da farci dimenticare
il suo nulla, come un’eco nei millenni,
sempre più forte, più chiaro, fino a diventare
suono, sonorità inconscia dell’Essere.
«E noi – dicesti – con tutte le nostre conquiste,
sconosciuti a noi stessi;
violando quel che resta di questo mondo.»
Questo mondo, riflettevo, o soltanto
un’immagine? Ero incerto anch’io.
Vinti dalla sua presenza, lo vedemmo ruotare
in silenzio, i suoi rilievi manifestarsi
con crescente, lacerata precisione:
inviarci i segnali da noi stessi desiderati;
alimentando con il nostro sguardo
il suo sognare.
.
Firenze, 1988
.
.
Leafing through the pages
.
I was leafing through the pages, looking
for the word φαινόμενον.
“Our world is fully discovered,” you said.
“We’ve mapped the continents and seas,
classified plants and creatures.”
Your words spread out like a full-blown flower.
“Its mysteries,” you said, ”largely explained,
the future foreseeable and ours by pre-emption.”
This didn’t seem quite right:
but still your argument held its own
and climbed before our eyes,
turning on a sky-blue axis,
so round and well-fashioned we forgot
its nothingness, how it echoes down the aeons
growing stronger, clearer, till it’s One
with the dreamlike deep vibration of existence.
“And for all our achievements, look at us,” you said:
“unknown to our own selves,
outraging what’s left of this world.”
This world, I thought, or just a reflection?
I myself couldn’t tell.
Overwhelmed, we watched it turn silently,
its rugged contours etched
with ever finer, more rending strokes;
offering us the same answers we seek;
feeding with our gaze
its dream.
.
Florence, 1988
.
.
§
.
.
Koronisia, 1990
.
Spente le luci, la casa
– oscura
giù per il corridoio verso la stanza,
e in questo cerchio insondabile, straniato
una rilucente vegetazione–
stridio di grilli dagli olivi avvolti nel buio
– silenziosi ragno, mantide, geco
(strisciano immondi sotto i cespugli)
“Non toccare!” – sussurra la
stessa oscurità: “adesso gli eventi
non illuminano:
ma il sempre-se-stesso, a migliaia,
si forma intorno all’impietrito
fisso centro, balza come un pesce
di onda in onda” –
finché la presenza è questo corpo oscuro
che il pensiero intesse: gli occhi scuri, il cuore
intessuto nel proprio abbraccio
nel grande cerchio del Golfo
ecco, si percepisce
lo sciacquio a riva
dove il pensiero, oscuro nuotatore,
nuota al largo
.
respirando indicibile oscurità
.
da Supersimmetrie
.
.
Koronisia, 1990
.
Lights out, the house
– dark
Down the passage to the room,
and in the encircling unfathomable foreignness
a shimmering vegetation—
trill of crickets from the dark-enshrouded olives
—noiseless spider, mantis, gecko
(vermin slithering through the underbrush)
“Don’t touch!“ – a whisper speaks
that same darkness: “now events
shed no light:
but the ever-itself, in thousands,
shapes around the stone-hard
still core, leaping like fish
from wave to wave— ”
Till presence is this dark body, woven
in thoughts: the eyes dark, the heart
woven in its own embrace
inside the wider encircling Gulf
now audible,
washing ashore
where thought, dark swimmer,
swims out
breathing unutterable darkness
.
Supersymmetries
.
.
§
.
.
Amnesia
.
Ora che sei sorta, luna-cenere,
quasi invisibile nella notte appena fatta,
nel tuo silenzio, simile alla quiete del pensiero,
mi chiedo come questo orlo di luce
esprima l’oscura pienezza: l’oscurità vicina
del tuo sferico splendore.
Tu lassù così veloce
che ti raggiungo in un istante.
Perché la trasparenza più profonda,
senza vetri, di là dalle distanze,
è solo quest’aria sottile
e l’orizzonte di questo mondo, avulso.
Tu parli, antico poeta,
non come voce nella voce,
ma come uno diviso
nel tuo suono indiviso.
Possa io stanotte
dimenticando la distanza
dire l’oscura sfera della tua pienezza
.
da Supersimmetrie, 1995
.
.
Amnesia
.
Now that you’re up, ashlit moon,
invisibly clear in the early night—
in this silence, like the mind’s quiet,
I wonder how your bright crescent
speaks the dark fullness: the darkness coming
of your round brilliance.
Your speed up there so high
I instantly reach you.
For the deepest transparency,
without glass, across distances,
is only thin air
and the horizon of this world, away.
You speak, ancient poet,
not as a voice within a voice,
but as one divided
in your undivided sound.
May I tonight
forgetting the distance
speak the dark round of your fullness
.
Supersymmetries, 1995
.
.

steven-grieco-entro-in-una-perla-copEcco queste tre poesie di Steven Grieco Rathgeb tratte da Entrò in una perla (Mimesis Hebenon, 2016). Protagonista è il Tempo, l’Aion di Scelsi, (la lontananza nostalgica) il Tempo eterno, da cui Cronos, per Aristotele l’«immagine mobile dell’eternità», il tempo ciclico che appare nel presente. Da notare come gli strumenti musicali a percussione di Grieco Rathgeb traccino i movimenti ondulatori del testo, che appare immobile, ma questa immobilità è composta da una miriade di micro movimenti di traslazione, ondulatori, sussultori quasi che l’autore li avesse scritti sotto l’influsso della musica di Giacinto Scelsi. Le poesie sono inquadrate da un’unica inquadratura della macchina da presa che circonda l’oggetto profondo da tutte le posizioni, lentamente, con un movimento ondulatorio, avvolgente, con progressivi scivolamenti microtonali, con i glissandi sospesi:

Steven Grieco Rathgeb pensa la poesia come una «composizione musicale», una «polifonia», un «polittico», un «sistema polifonico» con voci di contralto, di tenore, di basso etc., con «voci» interne ed esterne, dell’io e di altri; pensa alla poesia come rimodulazione di «toni» a secondo della posizione delle «parole» all’interno di un sistema dinamico qual è il verso. Il verso diventa, propriamente, un sistema dinamico di attanti, un «sistema in movimento». Proviamo a immaginare la composizione non come un sistema statico-lineare. Se pensiamo alla cosa chiamata poesia in termini di polifonia entro un sistema spaziale, ed anche di organizzazione formale ma all’interno di un sistema spaziale… ecco che il tempo verrà da sé. Questo pensa Steven Grieco Rathgeb; In fin dei conti, lo spazio e il tempo (lo sappiamo da Einstein) sono correlati. Steven Grieco Rathgeb pensa al poeta come un compositore di musica in uno spazio vuoto, in uno spazio in espansione. Pensa alla parola in termini di «massa sonora», e di inserisce questa «massa» in un circuito orbitale che ruota attorno ad un astro anch’esso in movimento… 

giorgio-lingualgossa-e-steven-grieco-rathgeb
Giorgio Lingualgossa e Steven Grieco-Rathgeb, Roma, dicembre 2016

Insomma, io credo che abbiamo molto da imparare dalla poesia di Steven Grieco Rathgeb, un poeta insolito qui in Italia, che fa una poesia come  una macro metafora che all’interno contiene una miriade di frammenti, di parti del tutto, di micro metafore, di immagini, di luoghi, di personaggi, di citazioni, di ready made dove ciascuno ha il proprio posto. All’interno della poesia i luoghi, i personaggi diventano interscambiabili, tutto è in movimento, in tutte le direzioni. Il poeta pensa ad una poesia come un polittico, una polifonia dove una immagine contiene all’interno tutte le altre immagini, un cosmo intero in traslazione in tutte le direzioni. Un Aleph.

(Giorgio Linguaglossa)

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caro amico ti scrivo....Steven J. Grieco Rathgeb, nato in Svizzera nel 1949, poeta e traduttore. Scrive in inglese e in italiano. In passato ha prodotto vino e olio d’oliva nella campagna toscana, e coltivato piante aromatiche e officinali. Attualmente vive fra Roma e Jaipur (Rajasthan, India). In India pubblica dal 1980 poesie, prose e saggi. È stato uno dei vincitori del 3rd Vladimir Devidé Haiku Competition, Osaka, Japan, 2013. Ha presentato sue traduzioni di Mirza Asadullah Ghalib all’Istituto di Cultura dell’Ambasciata Italiana a New Delhi, in seguito pubblicate. Questo lavoro costituisce il primo tentativo di presentare in Italia la poesia del grande poeta urdu in chiave meno filologica, più accessibile all’amante della cultura e della poesia. Attualmente sta ultimando un decennale progetto di traduzione in lingua inglese e italiana di Heian waka. In termini di estetica e filosofia dell’arte, si riconosce nella corrente di pensiero che fa capo a Mani Kaul (1944-2011), regista della Nouvelle Vague indiana, al quale fu legato anche da una amicizia fraterna durata oltre 30 anni. Dieci sue poesie sono presenti nella Antologia a cura di Giorgio Linguaglossa Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Progetto Cultura, 2016). Nel 2016 ha pubblicato in edizione bilingue ital.-inglese Entrò in una perla (Mimesis Hebenon).
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One thought on “Steven Grieco Rathgeb, tre poesie da Entrò in una perla commentate da Giorgio Linguaglossa

  1. Nel porgere a Steven Grieco-Rathgeb i nostri migliori auguri per questa nuova opera edita in Italia, segnaliamo altri due pregevoli contributi a suo nome presenti in questo blog. Buona lettura!

    https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2015/11/14/steven-grieco-rathgeb-il-buon-augurio-con-una-riflessione-sulla-poesia-i-parte/

    https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2015/11/15/steven-grieco-rathgeb-amnesia-con-una-riflessione-sulla-poesia-la-restaurazione-della-middle-class-ii-parte/

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