Riflessi, versi di Angela Greco tratti da Poesie e prose per la Shoah a cura di Flavio Almerighi

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Poesie e prose per la Memoria, a cura di Flavio Almerighi

Traggo spunto da un articolo di Federico Pontiggia apparso sul Fatto Quotidiano del 25 gennaio 2017 “La banalità del selfie: il turismo della Shoah tra sorrisi e sandwich” “Dopo Auschwitz, nessuna poesia, nessuna forma d’arte, nessuna affermazione creatrice è più possibile”. Lo sostenne il filosofo tedesco Theodor W. Adorno, e palesemente si sbagliava: l’arte è ancora possibile, e pure l’arte sulla Shoah. Non c’è però da rallegrarsene, perché le cose stanno peggio di quanto preconizzato da Adorno: il problema non è la “affermazione creatrice”, bensì la ricezione esperienziale; il problema non è l’arte, ma la vita. Oggi è ancora possibile fare Memoria? Il punto è questo: la mediazione artistica ha spazi di manovra che l’esperienza fisica si vede precludere” Insomma la domanda è una sola, e mi sorge spontanea dopo la mia drammatica visita al campo di Dachau dello scorso 16 agosto. Mentre camminavo silenzioso tra tanto dolore, che per altro è ancora ben avviluppato nelle strutture superstiti, costantemente disturbato da schiamazzi di gitanti della domenica, molti italiani, con un nodo nello stomaco che non ho saputo sciogliere nemmeno al Carmelo di Dachau. Ho provato invidia per Gabriella, che fotografava le vestigia del dolore e piangeva in silenzio. Ora mi chiedo, possiamo noi redattori dell’Ombra delle Parole, attraverso la nostra creatività e le nostre risposte personali, rendere più vero, meno formale, più giusto il 27 gennaio 2017?

Come Ebrei sopravvissuti e discendenti di sopravvissuti al genocidio nazista, condanniamo inequivocabilmente il massacro di Palestinesi a Gaza e l’occupazione e la colonizzazione in atto della Palestina storica. Condanniamo inoltre gli Stati Uniti che sostengono Israele finanziandone gli attacchi, e più in generale gli stati occidentali che utilizzano i loro apparati diplomatici per proteggere Israele dalla condanna. Il genocidio inizia con il silenzio del mondo.

Siamo allarmati per l’estrema, razzista disumanizzazione dei Palestinesi nella società israeliana, che ha raggiunto livelli di massima intensità. In Israele, politici e opinionisti del Times of Israel e del Jerusalem Post hanno apertamente incitato al genocidio dei Palestinesi e la destra radicale israeliana sta adottando emblemi neonazisti. Siamo inoltre disgustati e indignati per l’abuso della nostra storia ad opera di Elie Wiesel in pagine che promuovono palesemente delle falsità per giustificare l’ingiustificabile: il gigantesco impegno di Israele per distruggere Gaza e l’uccisione di circa duemila Palestinesi, tra cui centinaia di bambini. Niente può giustificare il bombardamento di rifugi ONU, di case, di ospedali e università. Niente può giustificare privare di elettricità e acqua le persone.

Dobbiamo far sentire forte la nostra voce collettiva e usare quanto è in nostro potere per porre fine a ogni forma di razzismo, compreso l’attuale genocidio del popolo palestinese. Chiediamo la fine immediata dell’assedio e dell’embargo contro Gaza. Chiediamo il boicottaggio totale, economico, culturale ed accademico, di Israele. “Mai più” deve significare “MAI PIU’ PER TUTTI”. (New York Times, 23 agosto, 2014)

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Riflessi
di Angela Greco
.

Sasso intagliato in distorto viso anonimo.
Umanità spettinata nel capannone di servizio.
Offresi allo sguardo accessori sparsi.
Gelo pertinente anche in piena estate.
Il Carmelo è il monte del Purgatorio.
Qui, invece, hanno realizzato l’altra cantica,
lirica della tragedia ad una sola voce.

Ho solo immagini riflesse della Shoah e 40 anni.
Altre generazioni perpetrano la Memoria
e nei giorni freddi prima della merla chiamano.

La beffa è nitida sul cancello dalle sbarre di ferro,
che la ruggine equa e magnanima ha invecchiato
incurante di delirio di potenza, assenze e presenze.
Scattano fotografie i figli del presente. Altri piangono,
i più vicini al reale, nel silenzio che non permette lacrime.

Un popolo è tutti i popoli che hanno vissuto parimenti.
Un secolo non può bastare né ai vinti né a chi verrà.

Proprio oggi, prima di sera, intrattengo un dialogo
a tutto foglio con muti interlocutori.
Polvere sottratta alle polveri si sommano.
Lascio anche il mio sasso sul bordo inclinato.

— immagini: cimitero ebraico di Berlino (in apertura, foto di Dario J. Laganà) e sasso su tomba ebraica —

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LEGGI GLI ALTRI CONTRIBUTI, cliccando sul seguente link: Poesie e prose per la Shoah a cura di Flavio Almerighi (I parte) pubblicati su L’Ombra delle Parole , 26 gennaio 2017

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4 thoughts on “Riflessi, versi di Angela Greco tratti da Poesie e prose per la Shoah a cura di Flavio Almerighi

  1. E’ necessario per me, oggi, porre l’accento sui ringraziamenti, poiché grazie a Flavio per la prima volta mi sono confrontata con questa pagina di Storia, che mai era entrato nei miei versi. Quindi il ringraziamento va a Giorgio, per aver incluso i versi stessi in questa prima parte di riflessioni in prosa e poesia sul Giorno della Memoria.
    Tutto è iniziato da un sasso, fotografato e condiviso sul blog di Almerighi, qualche tempo fa, non più di un mese fa, se ricordo bene. A prima vista fu inquietudine. Immaginai la mano che aveva intagliato e modellato quella pietra ed il dolore che in essa si era impresso. Poi, ieri, tornò l’argomento – il sasso, la Shoah, la poesia, in questo ordine – e per quei misteriosi percorsi della mia mente, che io ho rinunciato a comprendere, vidi la scena di Flavio che visitava il campo di concentramento e, semplicemente, inizia a scrivere.
    Poi, qualche parola con Giorgio sull’iniziativa che Flavio aveva proposto e che subito mi aveva favorevolmente colpita, per la coralità, per l’azione comune e per lo scopo, “non dimenticare”, ed oggi non riesco a tacere l’emozione dell’intera lettura, della pagina odierna de L’Ombra delle Parole, di cui ho scelto di condividerne qui solo una parte, per ovvi motivi di spazio e programmazioni già organizzate in precedenza…

    Grazie anche agli altri Autori, che si possono leggere cliccando sul link azzurro, per il loro contributo, che ha lasciato un segno non indifferente in me. E scusate l’emozione.

  2. Mi permetto di riportare un pezzo della mia storia di italiana, sì, ma soprattutto di meridionale. Forse, tanti di noi ancora non sanno che dalla fine dell’800 accadde qualcosa che i libri di storia ancora si rifiutano di narrare…

    Dal libro “Terroni” di Pino Aprile (Edizioni Piemme, 2010)

    “Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni.
    E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq.
    Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa).
    Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.
    E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile. Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila».
    Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire»…”

    […] Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia.
    Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin.
    Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti.

    (tratto da http://www.altrainformazione.it/wp/2010/06/15/il-genocidio-dei-terroni-il-risorgimento-nascosto/)

  3. Grazie, Flavio, per questo contributo che mi ha commossa.
    Mi permetto di riportare il testo di Juri Camisasca dedicato alla santa cristiana di origine ebraica.

    “E per vivere in solitudine
    nella pace e nel silenzio
    ai confini della realtà,
    mentre ad Auschwitz
    soffiava forte il vento
    e ventilava la pietà,
    hai lasciato le cose del mondo,
    il pensiero profondo
    dai voli insondabili,
    per una luce che sentivi dentro,
    le verità invisibili.

    Dove sarà Edith Stein?
    Dove sarà?

    I mattini di maggio
    riempivano l’aria
    i profumi nei chiostri
    del carmelo di Echt.
    Dentro la clausura
    qualcuno che passava
    selezionava gli angeli.
    E nel tuo desiderio di cielo
    una voce nell’aria si udì:
    gli ebrei non sono uomini.
    E sopra un camion
    o una motocicletta che sia
    ti portarono ad Auschwitz.

    Dove sarà Edith Stein?
    Dove sarà?

    E per vivere in solitudine
    nella pace e nel silenzio
    nel carmelo di Echt.”

    “Una canzone su Edith Stein (Suor Maria Teresa della Croce) , dottore in filosofia e religiosa cattolica di origine ebraica.
    Per sottrarla alle persecuzioni razziali l’ordine carmelitano la trasferì ad Echt, in Olanda, nel 1938. L’invasione tedesca estese anche all’Olanda la legislazione sulla razza e le deportazioni. La popolazione e le autorità religiose non subirono la cosa senza resistere: il 20 luglio 1942 la conferenza dei vescovi olandese fece leggere in tutte le chiese un comunicato nel quale si condannavano le politiche razziste dell’invasore. Una settimana dopo i tedeschi risposero dando un giro di vite alla repressione e cominciando a deportare anche i cosiddetti “discriminati”, come Edith Stein e sua sorella, che vennero internate prima a Westerbork e poi ad Auschwitz, dove Edith fu uccisa il 9 agosto 1942.”

    (dal sito canzoni contro la guerra)

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