Gino Rago, una poesia dal Ciclo di Troia con una nota di lettura di Angela Greco

640px-hektor_arming_staatliche_antikensammlungen_2307

Gino Rago
Le sonagliere dei mirti vanno verso il porto

Ettore senza scudo quasi a cibare i corvi.
Astianatte nella Pietas di braccia senza carne.
Andromaca. Né più moglie né madre.
Ecuba ora perde la parola. Non emette
un’onda la sua voce. Le rimane solo il gesto.
Il linguaggio dei segni volge sulle schiave
e a sé soltanto dice: «Nella terra di quali uomini
sono giunta? Sono selvaggi, senza giustizia,
o nella mente serbano e nei gesti
anche un esile rispetto degli dèi?».

Nell’Isola di Ulisse un poeta scioglie il canto
per la forestiera giunta come schiava:
« Sei bella. Sei bella come una Regina
con quei capelli tutti inghirlandati.
Slegali. Trema tutta la terra
se ti vanno a sfiorare
le caviglie alate…». Un pastore (o un dio
greco) a Ecuba offre una ricotta calda.
Non guerrieri più all’orizzonte ma capre.
Soltanto capre sul prato di smeraldo.
«Ogni campano cerca la sua capra, ogni capra
il suo campano. Duecento strumenti
antichi come il pane. L’Isola è una cassa
di risonanza fra l’altopiano e il mare».
Ecuba fa sue le parole del pastore.
(Rammenta che fu la capra Altea
a dare latte a Zeus ancora in fasce).
Ma un refolo salmastro tormenta la sua chioma.
Muore lo Scamandro fra i due accampamenti.
Si essiccano le fonti. Non è più lieto il timbro
delle due sorgenti sotto Troia.
E’ troppo mesto il cuore in esilio.

Le sonagliere dei mirti vanno verso il porto.
Odisseo tace. Beve a una coppa. Scruta il ventilabro.
I flutti lo richiamano. Lo invitano alla sfida.
Ecuba osserva il suo padrone. Ne avverte i palpiti.
Ne conosce i fremiti. Ne indovina i piani.
Ma Ilio è perduta. La sua città la inonda di ricordi.
E nelle mani stringe le carni sempre vive dei suoi morti.

(inedito)

.

Nota di lettura di Angela Greco.

Siamo nel post-bellico, nel periodo immediatamente successivo ad una guerra (che rappresenta profeticamente pur nel mito, il primo scontro tra Europa e Asia nord-occidentale nello specifico), in quel limbo temporale in cui spesso vengono esemplificativamente designati i protagonisti in vincitori e vinti, ma che di fatto, alla luce delle perdite e dell’effettivo bilancio finale, non ha ancora ben chiaro i ruoli, e che annovera, stando alla maggior logica, Odisseo tra i vincitori ed i troiani tra i vinti.
Gino Rago, in questi suoi versi sul Ciclo di Troia, inverte in ben due punti la logica della stessa poesia, che vorrebbe, a fronte di argomentazioni epiche, il canto celebrativo non già rivolto ad una donna, che non sia la Musa o la dea, s’intenda, destinato fondamentalmente alla figura cardine dell’eroe vittorioso e alle sue gesta, che intonato per la controparte, peri vinti, che non credo si possano definire perdenti, se non dal punto di vista militare strettamente legato all’esito della battaglia. Quindi, siamo già difronte ad una lettura, che non ci condurrà per sentieri pervi, quanto piuttosto su una strada sassosa, che di continuo metterà in dubbio alcune certezze. Prima fra tutte, leggendo questo testo proposto, se Odisseo sia davvero colui che ha fatto schiava la regina Ecuba e chi sia realmente lo schiavo tra i due e di chi.3012717094_85ed27db1a
Ecuba viene dislocata per rafforzare la gloria di Odisseo, per supportare il senso di possesso del vincitore; viene deportata, spostata contro la sua volontà al pari di un oggetto, divenendo di fatto bottino di guerra del re di Itaca, che la conduce su quell’isola, che è “una cassa di risonanza fra l’altopiano e il mare”, ovvero fra la sua terra e questa nuova terra a cui è costretta; Ecuba, in questa condizione particolare, accoglie su di sé il destino delle cose, divenendo ella stessa “oggetto” e divenendo custode della memoria di quegli stessi luoghi, oggetti, azioni, persone, ormai distrutti con Ilio; diventa quasi un diario, una sorta di libro che salva dall’oblio una storia, la sua storia, quella che Odisseo non potrà mai toglierle. E già per questo, per la libertà del pensiero e della volontà di memoria di Ecuba, la regina non sarà mai schiava di nessuno ed Odisseo, di contro, entrerà a far parte degli sconfitti, poiché illuso di aver ridotto in schiavitù la regina soltanto per averla condotta fisicamente con sé. In pratica Rago palesa una condizione mai mutata tra uomini e donne, laddove i primi sono ancora oggi convinti che possedere il corpo-simulacro di una donna ne determini il suo possesso completo, nelle nuove schiavitù a cui assistiamo in questo nostro secolo.
Discorso di spostamento dei ruoli, che nei versi finali del componimento diventano sottili letture psicologiche, analisi profonda delle persone più che dei personaggi, rivelando la dote non comune di un poeta uomo capace di farsi voce di una donna e della condizione della donna, della quale conosce molto bene anche il fare tutto femminile di voler in qualche modo sempre avvicinarsi più alla mente, ai pensieri di un uomo, che alle sue vittorie:

“Odisseo tace. Beve a una coppa. Scruta il ventilabro.
I flutti lo richiamano. Lo invitano alla sfida.
Ecuba osserva il suo padrone. Ne avverte i palpiti.
Ne conosce i fremiti. Ne indovina i piani.
Ma Ilio è perduta. La sua città la inonda di ricordi.
E nelle mani stringe le carni sempre vive dei suoi morti.”

Ecuba osserva quello che nella realtà è il suo padrone per motivi tecnici, soltanto per logica militare, e nei versi di Gino Rago sembra tangibile quel suo intercettare i palpiti di Odisseo, re guerriero, che non trova pace nella stanzialità a cui è approdato dopo l’ultima vittoria. “Indovina” è verbo che sottolinea bene l’agire di una donna, ovvero basato maggiormente su entità non concrete, non razionali, quelle che la muliebre Ecuba esterna nel comprende anche colui che l’ha resa schiava, da donna che nulla e nessuno ha cambiato, né cambierà. Due versi Ecuba osserva il suo padrone. Ne avverte i palpiti. \ Ne conosce i fremiti. Ne indovina i piani di sublime conoscenza e celebrazione del femminile in cui il poeta sembra porgere il suo personale tributo a tutto il genere per poi ricollocare immediatamente tutti nel loro preciso ruolo, lettore compreso, riallacciando tempi e modi con il nostro presente dove una città sconfitta rimane una città sconfitta ed i ricordi non cambiano l’accaduto, anche se una regina rimane una regina per sempre. A Gino lascio con stima questi miei tre versi scritti per la sua Ecuba. Da donna a donna.

“Non piegherà nessuno la regina.
Nessuna volontà se non la sua.
Impari il re a starle accanto.” | (AnGre)

.

E’ possibile leggere altre poesie dello stesso Auotore tratte dal Ciclo di Troia, cliccando sul seguente link:  Gino Rago: Noi siamo qui per Ecuba: « metafora delle vittime »

 

*

penna-stilograficaGino Rago nato a Montegiordano (CS) il 2. 2. 1950, residente a Trebisacce (CS) dove, per più di 30 anni è stato docente di Chimica, vive e opera fra la Calabria e Roma, ove si è laureato in Chimica Industriale presso l’Università La Sapienza. Ha pubblicato le raccolte poetiche L’idea pura (1989), Il segno di Ulisse (1996), Fili di ragno (1999), L’arte del commiato (2005). Sue poesie sono presenti nelle Antologie curate da Giorgio Linguaglossa Poeti del Sud (EdiLazio, 2015) e Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Progetto Cultura, Roma, 2016).

.

penna e calamaioAngela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA). Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Edizioni Smasher, 2012; 2017, seconda edizione con prefazione di Flavio Almerighi); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015, prefazione di Rita Pacilio); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico realizzato con Giorgio Chiantini e nota introduttiva di Nunzio Tria); Anamòrfosi (ed.Progetto Cultura, Roma, prefazione di Giorgio Linguaglossa). È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre.

.

 – immagine d’apertura e dettaglio (Ecuba): Ettore giovinetto si arma tra Priamo ed Ecuba, anfora attica a figure rosse di Eutimide, Monaco, Staatliche Antikensammlungen (dal web) –

 

Annunci

10 thoughts on “Gino Rago, una poesia dal Ciclo di Troia con una nota di lettura di Angela Greco

  1. Fa piacere trovare anche su questa pagina la poesia classica/moderna di Gino Rago, nessuna riesumazione da parte sua, come ho già avuto modo di ribadire, ma la precisa osservazione delle radici autentiche della cultura occidentale. E solo stando bene in equilibrio al suolo si può tentare di volare ancora.

  2. Grazie, Flavio, della lettura anche qui, su questi lidi. In effetti questi versi sembrano una cerniera tra ieri ed oggi, perfetta radice da cui deriviamo – Gino non dimentichiamolo è natio di Calabria, terra che ben conosce le vicissitudini dell’eroe omerico – e da cui far germogliare le fronde di un discorso modernissimo, che abbraccia dai rapporti Oriente-Occidente, ad alcune riflessioni anche sulla Donna.
    Contentissima io, di aver iniziato la lettura di questo Ciclo di Troia sul tuo pregevole blog, Flavio.

  3. Non è un caso che le più penetranti letture dei miei versi, letture che – con quella già nota di Giorgio
    Linguaglossa che segue questo mio ciclo fin dagli esordi – si fondano su un metodo ermeneutico di assoluta efficacia interpretativa siano venute da tre donne fortemente impegnate in poesia: Angela Greco, Chiara Catapano e Mariella Colonna.
    Le ringrazio da questo spazio de il sasso nello stagno che esploro per la prima volta. Ma un grazie
    colmo di gratitudine lo rivolgo ad Angela Greco la quale, in questa nota che dedica a “Le sonagliere dei mirti…”, sdipana un vocabolario ricco di parole “giuste” sia nei loro carichi semantici sia nella loro
    portata emotiva. Un vocabolario che consente ad Angela Greco l’adesione totale al mio volere stare da poeta sempre dal lato delle donne umiliate, ma mai sconfitte; ridotte a bottini di guerra o a schiave, ma che mai rinunciano alla loro dignità. Ho adottato Ecuba nel mio metodo mitico come
    baricentro di tale archetipo da cui di noi tutto deriva, come benissimo ha colto anche Flavio Almerighi, fin dal primo contatto con questa mia ricerca, ospitandomi sul suo fine amArgine.
    Non è davvero poco ciò che io ricevo con/da questa pagina de Il Sasso…
    Dire “grazie” ad Angela Greco per la sua interpretazione possente e per l’ospitalità che mi riserva
    nel suo nido di poesia è davvero non bastante…
    Gino Rago

  4. mi ci sono immerso anche io in questi versi ed è stato un volo nel e col tempo. Tema attualissimo che risulta condivisibile e graffiante sia per la capacità veicolante ed emozionale che per le sequenze narrative di significanti e contenuti. Una pagina dotta che va letta e riletta per meglio compenetrare il pensiero e la magnificenza delle parole, che non sono mere esposizioni ma abbeveratoi dove dissetarsi. Lascio qui i miei sinceri complimenti con stima.

      1. da conterraneo non potevo non apprezzare :). Scherzo!
        L’autore merita bel altro che il mio semplice commento. Avevo già letto qualcosa di suo sul blog di Giorgio ma non ho mai commentato perchè non sono molto avvezzo ai commenti critici (nel senso che non ho capacità letterarie tali da potermi permettere esegesi di un certo livello).
        Ti lascio un caro abbraccio

    1. “abbeveratoi ove dissetarsi”… Meglio e più efficacemente non poteva dirsi dei/sui versi de “Le sonagliere dei mirti…”, cogliendone la cifra decisiva, che dovrebb’essere della Poesia; ovvero, la sua
      inclinazione a spegnere la sete del lettore. La “sete”… di conoscenze, di emozioni, di pensieri, di meditazioni…
      Grazie Sarino per il giusto e competente modo d’accostarti ai versi altrui.
      Gino Rago

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...