Amore e Psiche tra classicismo e neoclassicismo – sassi d’arte

amore-e-psichemusei-capitolini-05-665x692

La favola di Amore e Psiche, dal libro “Le Metamorfosi” di Apuleio del II sec. d.C., narra la storia della giovane Psiche, la cui indescrivibile bellezza scatena la terribile gelosia di Venere e l’amore appassionato di Cupido. Scoperta su istigazione delle invidiose sorelle la sua identità prima di potersi ricongiungere al suo divino consorte, Psiche è costretta a effettuare una serie di prove, al termine delle quali otterrà l’immortalità. Come in una sorta di percorso iniziatico, superate le prove richieste dalla dea, Psiche giunge all’Olimpo dove sposerà il suo Amore. I molteplici e affascinanti piani di lettura che la favola di Apuleio offre hanno, nel corso della storia, fornito straordinari spunti di ispirazione dal mondo classico e fino ai secoli successivi, appassionando tutte le arti ad un tema ampiamente riprodotto nel Rinascimento e, soprattutto, nel Neoclassicismo.

Amore e Psiche è un gruppo scultoreo conservato presso i Musei Capitolini di Roma, nella Sala del Gladiatore (fotografie dal sito Italian Ways); estratta dal marmo, la scultura è alta cm 125 e si rifà ad un originale greco del II secolo a.C. Rappresentati avvolti in un serrato abbraccio e nell’atto di baciarsi, le due figure gravano con il peso sulla gamba interna, con l’anca fortemente sbilanciata all’esterno, in un’impostazione che determina una rotazione vistosa del busto così da far “riunire” i due nell’abbraccio stesso e sono raffigurati in totale nudità, ad eccezione di un mantello, che ricopre la parte bassa del corpo di Psiche, ricadendo con un gioco di pieghe tra le gambe.

amore-e-psichemusei-capitolini-02-665x904

Si tratta di un tema che ebbe molta fortuna, anche letteraria, nel mondo romano, ripreso da Apuleio nelle Metamorfosi: raffigurando l’unione tra divini e mortali, fu utilizzato per giustificare unioni tra casati nobili e ceti plebei, ma fu anche usato come simbolo del passaggio dell’anima (Psiche) ad una vita beata, oltre quella terrena. L’opera, copia di un famosissimo originale di età ellenistica, è stata datata alla tarda età adrianea / prima età antonina. Il gruppo scultoreo è stato rinvenuto nel 1749 sul Colle Aventino, presso Santa Balbina, ed è subito entrato nelle collezioni Capitoline. A seguito del Trattato di Tolentino fu ceduto ai Francesi, i quali poi lo restituirono nel 1816. Si dispone di diverse rappresentazioni classiche del soggetto: fra le tante, di poco antecedente al gruppo scultoreo capitolino è la scultura conservata a Berlino in cui Eros ha ali di uccello e Psiche, invece, di farfalla.

Amore e psiche in piedi, marmo, Antonio Canova (1757-1822), Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo2006Canova Antonio (1757-1822)1800-1803Russia - San Pietroburgo, Museo dell'Ermitage

Il fenomeno culturale e artistico che caratterizzò la seconda metà del Settecento e almeno i primi vent’anni del secolo successivo, definito convenzionalmente Neoclassicismo, fece della grande civiltà greca e poi di quella romana un modello di vita vero e proprio, posto al centro della produzione delle arti, della musica, della letteratura e della moda, in forte contrapposizione alla teatralità del Barocco e alla frivolezza del Rococò. La scultura dedicata da Antonio Canova ad Amore e Psiche stanti (terza, quarta e quinta immagine nell’articolo) conservata al museo del Louvre, prende vita in un momento d’oro della produzione dell’artista veneto. Fu proprio in questi anni che vennero fissati i canoni estetici delle (sue) “divinità” ricche di dolcezza e di bellezza sensuale. Pur restando folgorato al suo arrivo a Roma dalla bellezza dei marmi di ispirazione classica, Canova ha da sempre cercato di dare non solo un perfetto saggio tecnico di scultura, ma di ricreare in ogni sua opera anche lo spirito della favola antica, come suggestione ed espressione di sentimenti.amore-psiche-stanti

Realizzato tra il 1788 e il 1793 ed esposta al Museo del Louvre di Parigi, Amore e Psiche stanti è uno dei tre gruppi scultorei che l’artista celebratore del neoclassicismo italiano dedicò alla bella storia latina: delle tre versioni, la prima, cronologicamente parlando, quella che ritrae i due protagonisti semisdraiati in un celeberrimo abbraccio, è la più famosa e acclamata dalla critica; ve ne è poi una seconda versione (1800–1803) conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, in cui i due personaggi sono raffigurati in piedi ed infine, la terza versione realizzata tra il 1796 ed il 1800 che è, appunto Amore e Psiche stanti. (fonti varie, dal web)

a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco

39aee104-8cd8-4282-8573-7153d9a876e2

*

*

∼ buon ascolto ∼

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...