Francisco Goya, le due Maja – sassi d’arte

Il sasso nello stagno di AnGre - GOYA-Maja-desnuda

F.Goya, La Maja desnuda (1797-1800)

olio su tela, 97x190cm – Madrid, Museo Nacional del Prado

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Quest’opera e la corrispondente Maja vestida sono tra le più famose (meritatamente sotto il profilo pittorico) dell’arte europea di tutti i tempi.

Non è certo che il committente sia stato il potente ministro Godoy, che forse poté approfittare della sua posizione per richiedere un soggetto tanto inconsueto e “proibito” (nell’inventario dei suoi beni si fa precisa menzione di due tele con una “Venus sobra el lecho, otro una maja vestida”), certo è che il ministro ha acquistato i due dipinti prima del 1803 (anche se esistono dubbi che la vestida sia stata dipinta entro quella data e non poco oltre). Per certo la modella non è Maria Teresa Cayetana de Alba, per quanto donna di temperamento e atteggiamento anticonvenzionale, ma probabilmente un’amica del pittore (l’iconografia della posa come Venere doveva essere così imbarazzante che nel 1945 il duca de Alba “del momento” si sentì spinto a far riesumare i resti della sua antenata per dissipare ogni dubbio). Si deve presumere che la tela con la vestida dovesse servire anche a coprire la desnuda, per potenziare l’effetto di stupore rispetto al valore della bellezza: entrambe montate in una doppia cornice. Qualche anno dopo la Camera Segreta dell’Inquisizione chiamerà il pittore a dare notizia e giustificazione circa le due tele. La desnuda rimarrà celata per molti decenni. Nessuna visione ideale: solo una magnifica realtà fisica, sensuale e sconvolgente, al limite dell’erotismo. L’opera trae ispirazione dalla Venere di Urbino di Tiziano (1538, Firenze, Galleria degli Uffizi) e dalla Venere allo specchio di Velázquez (1650, Londra, National Gallery) ma fissa un nuovo modello e sarà molto apprezzata da significativi artisti dell’Ottocento, in primis Édouard Manet nella sua celebre Olympia, quasi ancora “timida” (1863).

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Il sasso nello stagno di AnGre - GOYA-Maja-vestida

F.Goya, La Maja vestida (1800-1805)

olio su tela, 95x190cm – Madrid, Museo Nacional delPrado

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L’abbigliamento, come il giacchino da torero, la fusciacca in vita e le scarpine di seta con richiami d’oro e dalla punta pronunciata, potrebbero anche rilevare un alto livello sociale per la donna che è in posa. Allora in questo caso si tratterebbe di una sorta di mascherata, di una bizzarria nel voler apparire di condizione plebea, in un atteggiamento spregiudicato e provocante, libero dalle convenzioni formali (si ricordi la moda del majismo così diffusa in Spagna ai tempi di Goya). La composizione ricalca l’immagine della tela di uguale soggetto sia nella diagonale che nella posizione delle braccia, ma notevoli sono le differenze di intonazione e di palette cromatica. Qui è inscenato un momento più serale, con luci e ombre intense, e il corpo è affermato nello splendore della veste bianca che si infossa tra le gambe, colpita in pieno dalla fonte luminosa; la posizione denota maggiore serenità. La desnuda si dichiara sfacciatamente, la vestida trabocca di sensualità a ogni piega dell’abito. La stesura riesce a essere densa e liquida allo stesso tempo. È un vero peccato che non si possiedano i documenti della seduta dell’Inquisizione in occasione della quale l’artista dovette rispondere all’accusa di pittura oscena: sarebbe assai interessante conoscere la risposta di Goya. Le due tele sono esposte al Museo Nacional del Prado dal 1901.

Negli anni trenta il governo spagnolo, con orgoglio, le immortalò in francobolli commemorativi nonché di normale diffusione, che le poste americane respingevano se la busta era affrancata con la desnuda.

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[tratto da Goya, I geni dell’arte – Mondadori Arte]

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